Dall’hip hop americano ai capi di Stato: “Monster Cries Solo In The Heaven” è il primo album di Malakay

Malakay pubblica
Malakay – Foto di Riccardo Cagnotto

Anticipato dai singoli “Millennium ghetto”“Monster cries solo in the heaven” e “Higher love”, Il rapper e producer Malakay pubblica il suo album d’esordio: “Monsters cries solo in the heaven” è un viaggio interiore nel segno della rinascita composto da 8 tracce che suonano come singoli episodi di una serie tv, con il voice over a fare da narratore esterno al racconto e un’estetica cinematografica unica.

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Concepito durante il primo lockdown, il disco è il manifesto di un artista che non ha paura a svelare le proprie debolezze e fallimenti, facendoci atterrare nell’universo dell’hip hop americano: da Kanye West e Timbaland fino a J. Cole, Baby Keem, WondaGurl e 070 Shake.

“Monster cries solo in the heaven” si apre con i synth e i cori di “2thedarknback” che suonano il ritorno alla vita dopo la tempesta, mentre le influenze ambient accompagnano le ansie e la nostalgia di “Millennium ghetto” e le sonorità lo-fi ci guidano nella title track; ancora, gli echi delle produzioni che riportano alla mente WondaGurl e 070 Shake sono presenti in “Fragile” mentre “Peaceful Presidential”, unico brano strumentale del disco, riportano alle orecchie Mike Dean e Timbaland.

“Coma” racconta l’immobilità di una relazione con la voce distorta di Kanye West e “Higher Love” guarda alle produzioni di J. Cole e Baby Keem fino alla chiusura con la filastrocca trap cantata con Bluem; il disco si chiude con “Grazie”, la storia di un uomo e del suo amore non corrisposto.

La nota distintiva dei brani di Malakay sono gli speech dei capi di stato: da Kennedy nel 1962 all’insediamento di Obama alla Casa Bianca, dal terrore del Millennium Bug di Bill Clinton passando per Nixon, Boris Johnson e Trump. Otto canzoni che toccano una pluralità di linguaggi e rimandano all’estetica dei primi anni 2000.

Malakay - Foto di Riccardo Cagnotto
Malakay – Foto di Riccardo Cagnotto

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