Sanremo 2019: il racconto della quarta serata, i duetti

Loredana Berté e Irene Grandi nella serata dei duetti a Sanremo 2019

Dopo le prime tre serate non troppo brillanti arriva la serata più attesa, quella dei duetti. Ad aprire la serata è Claudio Baglioni con la sua “Acqua Dalla Luna” – soldi dalla SIAE come se piovesse – e poi viene presentata la Giuria d’Onore (o d’orrore dovrei dire) composta da Mauro Pagani, Ferzan Ozpetek, Claudia Pandolfi, Elena Sofia Ricci, Beppe Severgnini, Serena Dandini e Joe Bastianich. Trovate voi gli intrusi.

SANREMO 2019: RACCONTO PRIMA SERATA

Inizia ufficialmente la gara dei duetti con Shade e Federica Carta che ospitano l’idolo di tutti i teenager di una volta, Cristina D’Avena, il risultato è sicuramente molto d’effetto. Motta è ancora alla ricerca dell’Italia anche se stavolta con Nada trova il premio come miglior duetto – fischiato da tutto l’Ariston. Brava Caterina Caselli.
Noemi accompagna Irama per un cappuccino e poi Giovanni Caccamo canta con Patty Pravo e Briga nella loro “Un Po’ Come La Vita”.

SANREMO 2019: RACCONTO SECONDA SERATA

Pelato power Enrico Ruggeri con i Negrita, diretti dalla tromba di Roy Paci, poi gli acclamatissimi (!!!) Il Volo con il bravissimo Alessandro Quarta al violino. Tocca dire che questa nuova versione di “Musica Che Resta” è nettamente migliore dell’originale. Stendiamo un tappeto sopra Tony Hadley che accompagna Arisa e ricorda nelle sue parti cantate in italiano un Mal di primo pelo, molto divertente (e senza dubbio coatta) la versione di “Soldi” di Mahmood con Gué Lady Oscar Pequeno. “Rose Viola” soul per Ghemon aiutato da Diodato – già la coppia si esibì a Sanremo 2018 – e i Calibro 35 e poi l’interessante versione di “Aspetto Che Torni” di Francesco Renga con Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel al balletto e Bungaro seconda voce.

SANREMO 2019: RACCONTO TERZA SERATA

C’è tempo – ahimè – per i due ospiti: Ligabue, che presenta il suo nuovo singolo “Luci D’America”, e poi tra siparietti con chitarre giganti e vestiti da Queen/Freddie Mercury suona “Urlando Contro Il Cielo”. Caro Liga non sai quanto vorrei urlare io contro il cielo… Poi arriva Baglioni per il duetto di “Dio È Morto” di Guccini e un po’ si rifiata. Poi a sorpresa arriva Anastasio, neo vincitore di X Factor, per rappare sopra il testo di Michele Serra interpretato da Claudio Bisio.

Poi arriva l’incubo di tutti quelli che ascoltano buona musica: Ultimo con Fabrizio Moro, uno con la faccia incazzata e la voce pulita, l’altro incazzato e basta. “I Tuoi Particolari” è in assoluto la canzone che potrebbe vincere questa edizione, non per meriti particolari anzi per assoluti demeriti. Nek si è fatto trovare pronto con Neri Marcorè e dopo la parentesi da Stadio San Paolo di Rocco Hunt con i Boomdabash è l’ora di Brunori Sas che regala quattro minuti lieti insieme agli Zen Circus – Appino sembra Carmen Consoli. Dopo l’onnipresente Beppe Fiorello insieme a Paola Turci arriva il sogno erotico maschile di questo Sanremo, Anna Tatangelo e Syria.

La Liguria si fa forte nella voce di Jack Savoretti che impreziosisce la piatta “Solo Una Canzone” degli Ex-Otago mentre Paolo Jannacci si sente fuori posto al pianoforte di accompagnamento a Enrico Nigiotti e la sua “Nonno Hollywood”. Loredana Berté arriva scortata da Irene Grandi che lascia il camion in doppia fila di fronte all’Ariston per cantare senza voce “Cosa Ti Aspetti Da Me” – sarebbe molto divertente se vincesse il Premio Mia Martini. Manuel Agnelli sirenico su “Argento Vivo” di Daniele Silvestri mentre un sudatissimo Sergio Sylvestre duetta con Einar (c’è anche Biondo) in “Parole Nuove”. La Democrazia Cristiana sale al potere per cantare “Abbi Cura Di Me” (Simone Cristicchi con Ermal Meta) e poi i Sottotono risbucano a Sanremo dopo molti anni per accompagnare Livio Cori e Nino D’Angelo. Tormento è il cosplay di Johnny Depp in “Cry Baby” vero?

A chiudere l’esibizione assolutamente sopra le righe e per questo chiaramente la migliore, di Achille Lauro insieme a Morgan – che incredibilmente sembra un misto tra la Berté degli anni ’80 e Willie Wonka. “Rolls Royce” sarà pure un campionamento di “1979” o “Easy Easy” però ci ricorda il Vasco che salì all’Ariston nell’83. E da allora la sua storia la conosciamo bene.

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