Scarda: “Evoluzione Coerente Col Passato: ‘Bomboniere’ Una Dimensione A Sé”

A tre anni dal secondo “Tormentone” e a sette dal disco d’esordio “I Piedi Sul Cruscotto”, Domenico Scardamaglio in arte Scarda torna con “Bomboniere”, un disco <<gentile, che non dà pugni sul muro ma accarezza, esprime affetto, comprensione, rassegnazione educata, senza reazioni scomposte>>.

“Bomboniere” è un raccoglitore di scatole di bon bon in cui Scarda racconta 10 storie da un punto di vista sempre unico, ognuna è un sentito omaggio a qualcuno o qualcosa, un ringraziamento all’amore, alle storie, un pensiero gentile e prezioso portato in dono. Un’opera che parla d’amore ma in una maniera diversa, come ne potrebbero parlare gli scritti di Salinas e Prevert in cui il sentimento è poeticizzato: la visione degli occhi è sostituita dalla visione della mente.

Ecco l’intervista a Scarda!

Dopo un secondo disco tormentato nella sua gestazione, “Tormentone”, come giudichi questo tuo nuovo lavoro?
Un’evoluzione sotto molti punti di vista, un’evoluzione che però rimane coerente con il passato. Anche qui, come sempre, cerco di fare poesia, cerco di cogliere il dettaglio che fa scattare l’immagine in mente, quella riconoscibile, che abbiamo già vissuto, ma ho cercato una tecnica lirica diversa, sono quasi sparite le rime baciate, il sound, pur non scadendo nel commerciale è sicuramente più pop, credo ci sia anche una maggiore qualità del prodotto, i budget stavolta erano diversi, ci siamo potuti permettere un prodotto superiore.

La bomboniera è un oggetto augurale contenente confetti per un’occasione speciale, da battesimi, cresime e matrimoni fino a compleanni e lauree. Le tue “Bomboniere” sono un omaggio a qualcuno o qualcosa. Quanto il periodo che stiamo vivendo ha influito sulle atmosfere musicali e sui testi?
Credo non abbia influito affatto, oppure si, nel senso che in periodo di pandemia ho scritto tre delle canzoni contenute nell’album, quindi sarebbe stato un album diverso senza pandemia, sicuramente meno bello. A parte queste tre canzoni le altre erano già state concepite prima, sicuramente grazie al Covid abbiamo avuto più tempo per riflettere sul come “confezionarle” queste bomboniere, ma a parte ciò non ci sono state influenze di sorta, è stato un periodo che non vedo l’ora finisca del tutto e ho pensato questo da quando è iniziato, solo questo, non ho alcuna voglia di raccontarlo come periodo, né ho mai voluto che influisse sui testi, sulle atmosfere e sulla musica, gli auguri e gli omaggi di queste canzoni non c’entrano nulla con il virus.

Al centro di “Bomboniere” c’è l’amore. La scrittura dei brani – che definirei “episodi”, quasi come quelli di una serie tv – mi ricorda molto quella di Battisti che poneva al centro di molte sue canzoni la donna come personaggio principale a cui si rivolge l’autore. Cosa ne pensi? Ti senti qui vicino all’universo di Battisti?
Mi sono sempre sentito vicino a Battisti, non perché mi sento bravo quanto lui ma perché come lui e Mogol ho in testa un concetto di poesia che è popolare, il testo profondo lo si può cantare tutti insieme a un concerto, non deve per forza essere per pochi, all’interno di una poesia può entrare un ritornello che spacca tutto, bisogna solo trovare la formula musicale giusta. L’amore è un tema trattato da tutti, anche io lo tratto e ne rivendico il diritto al pari di tutti, ma visto che si è parlato di “donna” devo dire che probabilmente è proprio questo l’altro argomento di questo album. In “Asciutto” e “È stato lui” credo sia abbastanza trattato.

“Aquilone” parla, in generale, dello stare insieme. Rivedo un’atmosfera bucolica soprattutto nella frase “se io morissi ti amerei ancora” che mi riporta alla mente un po’ Dante con la sua Beatrice. Cosa ne pensi?
L’annullamento della propria persona in favore di “lei”, un po’ come Dante e in generale il Dolce stil novo è una cosa che sicuramente appartiene a quest’album, soprattutto a tre canzoni: “Risacca”, “Da solo”, “Aquilone”. Immagino che la domanda parli più dell’esperienza ultra terrena dell’amare oltre la morte, da un’altra dimensione, io non so se è una cosa possibile, chi lo scopre purtroppo non può raccontarcelo ma è un pensiero che mi piace fare, è una cosa che sicuramente ho pensato “se mi dovesse succedere qualcosa sappi che io cercherei di guardarti, amarti, se possibile proteggerti anche da morto”.

“Da Solo” si ispira a “Il Modo Tuo Di Amare” di Pedro Salinas e in poche parole è una contemplazione della donna amata. Come hai (ri)scoperto l’autore spagnolo? E perché hai deciso di ispirarti proprio a Salinas?
Allora, Salinas l’ho riscoperto perché mi prestarono la sua raccolta “La voce a te dovuta” qualche anno fa. Che ho letto molto, mi sono segnato tutti i passaggi che mi colpivano di più. Però ho scelto quella poesia in particolare perché è molto rappresentativa di Salinas, in più ho interpretato come segno del destino l’aver trovato un foglietto di carta in un improbabile baretto, un giorno, mentre bevevo un caffè con il mio bassista, Francesco De Palma. Erano vari foglietti di carta ognuno recante una poesia, il primo foglietto che mi è capitato davanti però era “Il modo tuo d’amare” di Salinas.

A mio avviso c’è una trilogia in questo disco che ha preso forma inconsciamente: “Da Solo”, “Aquilone” e “È Stato Lui”. Sottomissione, ragione, tradimento. Sei d’accordo? Queste tre canzoni sono legate tra loro da una storia particolare? C’è un intreccio?
Se è successo è successo inconsciamente come dici tu, all’interno di un medesimo album, anche se non è un concept, è molto frequente trovare cose che si ricollegano tra loro, forse un piccolo collegamento c’è e forse si tratta di una persona. Ma per questioni di privacy non andrò oltre nel rivelare questi dettagli.

“Bagaglio A Mano” sembra quasi un naturale proseguimento di “Sorriso”. E c’è sempre un’automobile di mezzo. Le auto ritornano spesso nei tuoi brani e nei video, come mai?
Innanzitutto sei un grande ad aver notato questa cosa, è vero, le macchine ricorrono spesso, in verità mi viene naturale mettercele perché stare in macchina per me è un po’ come quella storia del dormire, passiamo un terzo della nostra vita così. Ovviamente la percentuale di vita passata guidando è molto minore ma se ci penso, nelle mie relazioni, ho passato un sacco di tempo in macchina per andare al mare, per andare a fare un giro fuori porta, per andare a cena fuori, per andare in vacanza, per andare e basta, senza una meta. Quando ero appena maggiorenne ci passavo anche un sacco di tempo fermo dentro a parlare, di notte, la macchina è uno dei luoghi in cui hanno luogo le storie d’amore se uno ci pensa è così.

Nel 2020 le donne vittime di omicidio volontario sono state 112, un assoluto record negativo per l’Italia. E purtroppo i numeri delle violenze domestiche continuano a salire. Visto che in “Asciutto” immagini cosa significhi essere donna, ti sei posto il problema dei femminicidi? Pensi possa aiutare anche in Italia il “Signal For Help”, lanciato nell’aprile 2020 dalla Canadian Women’s Foundation, per segnalare abusi e violenze?
Qua purtroppo la risposta è lunga, hai toccato un tema su cui, in questo ultimo periodo, per via di alcune mie dinamiche private mi sono ritrovato spesso a riflettere. Sto avendo modo di comprendere le origini di questo fenomeno: la violenza maschile sulle donne. Non si tratta di strani afflussi di sangue al cervello, non sono raptus non è la gelosia ma un qualcosa che risiede nella nostra quotidianità e cultura e che ci fa sentire autorizzati a commettere alcuni gesti. Esiste un lavoro svolto da attiviste, attivisti, centri antiviolenza, tanto prezioso quanto troppo poco riconosciuto. Si dà visibilità ad azioni comunicativamente impattanti piuttosto che a lavori socialmente importanti. Come il segnale “Signal For Help”. Lungi da me dare un giudizio definitivo, non sono un esperto in materia, ma ciò mi sembra è che è stato preso un segnale che ha avuto origine e significato in un contesto socio-culturale diverso ed è stato esportato qui senza una struttura e conoscenza dietro.

Secondo me le donne che iniziano un percorso di uscita dalla violenza arrivano alla consapevolezza di aver bisogno di aiuto in un modo molto più complesso. Siamo così sicuri che una donna scenderebbe per strada a chiedere aiuto? E se sì, a chi? E anche se fosse, la persona che intercetta il segnale sa cosa è necessario fare in quella situazione? Immagino di no. Nella nostra realtà italiana, con tutte le difficoltà che porta con sé, ci sono realtà che lavorano per questo, per dare spazio e tempo alle donne vittime di violenza di fare un percorso di uscita. Credo sia molto più costruttivo dare visibilità e fondi affinché queste realtà possano essere sempre più presenti in tutti i territori per fare sapere alle donne a chi rivolgersi con la tranquillità, per quanto possibile, di sapere che possono avere fiducia della persona a cui si stanno rivolgendo per l’inizio di un percorso che non è così facile come la semplicità del “Signal For Help” vuol fare credere. Credo che ci vorrà del tempo prima di vedere quel numero scendere significativamente. Credo che sarà un percorso complesso. Ma ho molta fiducia nel cambiamento che stiamo vivendo.

In un’intervista del 2019 su “Tormentone” mi avevi detto che se fossi stato un cantautore negli anni ’80 ti saresti unito stilisticamente al filone di Dalla e Battiato. Con “Bomboniere” invece dove ti collochi? Io la reputo un’opera che può rimanere attuale anche tra molti molti anni.
Io oggi non posso collegarmi a nessuna corrente perché quello che faccio io non è Brunori e non è Gazzelle, è Scarda, è una dimensione a sé, credo che questo mi dia qualche difficoltà a trovare alcuni spazi, ma mi dà la soddisfazione di arrivare a un pubblico che mi somiglia nelle emozioni.

Ultima domanda. Un disco e un libro che hai scoperto o riscoperto negli ultimi due anni e che senti di consigliare al pubblico?
Sergio Endrigo – “La Periferia”
Gabriel Garcia Marquez – “Cent’anni di Solitudine”

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