SCARDA: la recensione di “Tormentone” (2018)

NOME

Scarda

GENERE

Pop/Cantautoriale

ESORDIO

I Piedi Sul Cruscotto (2014)

ULTIMO ALBUM

Tormentone (2018)

COPERTINA

Cover copertina album "Tormentone" Scarda

ELENCO CANZONI

Bianca
Palazzina gialla
Giulia
Mai
Sorriso
Non relazione
Ventanni
Tramonto

VIDEO/SINGOLI DALL’ALBUM

 

PUNTO DI VISTA

Dopo aver collezionato una candidatura alla Targa Tenco come Migliore Opera Prima per “I Piedi Sul Cruscotto” e una al David di Donatello per la colonna sonora del film di Sidney Sibilia “Smetto Quando Voglio”, Scarda torna con “Tormentone”, secondo disco uscito a quattro anni dall’esordio.

Un disco dal titolo apparentemente beneaugurante – afferma lo stesso musicista – che indica molto semplicemente il grande tormento che è stato sia in fase di scrittura sia in fase di gestazione. Volevo un disco che conservasse la vena cantautorale ma che allo stesso tempo fosse “pop”. Non volevo rincorrere per forza le mode del momento ma semplicemente alcune mie esigenze interiori. I temi affrontati sono essenzialmente due: lo “stare insieme” e il “non stare più insieme”, e da qui si intuisce che siamo nella macro-categoria più banale del mondo: l’amore. Nessuno si vergogna a parlarne ancora e nemmeno io. E’ un album che vuole fare immedesimare la gente nelle parole, far provare emozioni forti se possibile, che vuole fare poesia senza essere pesante. E’ un disco che vuole fare male insomma, “tormentare”. Io consiglio di dargli una possibilità…perché “stare male”, a volte, è ciò di cui abbiamo bisogno”.

Il cantautore parla così del suo ‘tormento’ nella creazione del disco – nel senso proprio letterale, un’afflizione spirituale, intensa e provocata da un sentimento che rode con insistenza animo e mente – ma che ci auguriamo tutti diventi anche un vero e proprio ‘tormentone’, che rimanga cioè nella mente e nel cuore di chi lo ascolta. Stare male e stare bene diventano due facce della stessa medaglia che Scarda indossa con onore sul petto.

Scarda è tornato con "Tormentone" il secondo album, leggi la recensione di End of a Century

“I ricordi sono coltelli, quelli che fanno più male sono i più belli” – il disco si apre con “Bianca”, traccia in cui il tempo e la distanza eliminano l’assuefazione creata tra una persona e l’altra in una coppia, i ricordi vivono nella memoria e nel vento e lì rimarranno per sempre. L’assunto ‘Ciò che non uccide, fortifica’ guida l’apripista di questo “Tormentone”. Il viaggio nei ricordi e nella malinconia prende allora il via: una donna persa, un’occasione persa, l’amore che vive nei ricordi e negli occhi di lui che continuamente, tra le domeniche e gli aperitivi, continua a passare davanti alla sua “Palazzina Gialla” e ogni volta il cuore gli arriva in gola.

Il tormento dell’artista si concentra poi su un’altra donna, “Giulia” – un’altra dopo “Gina” del precedente album – che racconta i suoi segreti di un’estate, passata ad alimentare i rimorsi per aver tradito il ragazzo che ora riesce a malapena a guardare in faccia. Una favola moderna raccontata con estrema delicatezza. Poi la tacita accettazione di una disparità di sentimenti in un rapporto, “Dico che mollo ma non mollo mai” (“Mai”) è la volontà di lasciar scivolare via un rapporto che si trascina ormai nel tempo fino a restare incatenato nel centro di un vortice, un turbinio di emozioni positive e negative.

Un “Sorriso”, un ricordo di una ragazza in tre minuti, l’ultimo ‘ti amo’ mentre schiaccia il pedale e vibra il telefono sul cruscotto e in un attimo nulla più. Solo un sogno? “La vita e la morte sono due facce della stessa sorte”, bianco e nero, bene e male. Il fiume dei ricordi e dell’amore continua a fluire con “Non Relazione” in cui amare e poi lasciarsi rappresenta il naturale ordine delle cose. Una relazione finita, lui che prepara gli scatoloni e lentamente si allontana nel silenzio di una casa di periferia. Il ticchettio di un orologio scandisce gli ultimi attimi in casa e poi solo il movimento di un braccio che porta una birra alla bocca (“Sarò la birra nel bicchiere, leggera ma di compagnia come ogni nostra fantasia”) in cui si specchiano gli occhi di lei che non vuole uscire dalla mente.

"Tormentone" è il nuovo album di Nico Scardamaglio in arte Scarda

Il synth arriva molesto tra i dolori di una giovane studentessa di provincia di “Ventanni” che vive tra pressioni familiari e il continuo non piacersi: Scarda consiglia di non pensare al futuro ma lentamente costruire il presente. Il Sole poi va a coricarsi e lentamente scende il “Tramonto”, il tramonto di una ennesima, l’ultima, storia d’amore. Lui che corre da lei solo per vederla (“Sarà solo un frangente, non tornerà più niente delle frasi sui fogli, delle onde sugli scogli”). Tutto finisce con le luci dell’alba e con un’ultima richiesta, un eco rimasto nel vento: “Ti prego abbracciami”.

“Tormentone” è un romanzo d’amore e non amore. Otto storie si intrecciano per cercare un comun denominatore tra i patemi relazionali e i sorrisi nostalgici. Scarda presenta uno dopo l’altro i suoi ‘Otto Personaggi In Cerca D’Autore’ – così come Luigi Pirandello fece con la sua opera teatrale del 1921 – e accompagna l’ascoltatore in un percorso di redenzione sentimentale.

VOTO: 8

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