La Personificazione dell’Amore: le 10 “Bomboniere” di Scarda

La bomboniera è un oggetto augurale, il più semplice e il più diffuso in territorio italico perché contenente confetti, specialità dolciaria nota già in epoca romana, simbolo di fortuna e prosperità. In uso per occasioni religiose (matrimonio, battesimo, comunione) ma anche pagane (laurea, compleanno), il confetto è una delle rappresentazioni più semplici dell’affetto condiviso, è un ricordo, un abbraccio zuccheroso.

“Bomboniere” è un raccoglitore di scatole di bon bon in cui Scarda celebra 10 piccole ricorrenze. Dieci storie raccontate da un punto di vista sempre unico, ognuna è un sentito omaggio a qualcuno o qualcosa, un ringraziamento all’amore, alle storie, un pensiero gentile e prezioso portato in dono. Un’opera che parla d’amore ma in una maniera diversa, come ne potrebbero parlare gli scritti di Salinas e Prevert in cui il sentimento è poeticizzato: la visione degli occhi è sostituita dalla visione della mente.

“Niente” è una naturale prosecuzione di “Mai” e crea un ponte sonoro con il “Tormentone” del 2018, così la nuova opera del cantautore calabrese riesce a dosare a dovere le sonorità indie-pop con la semplicità dei cantautori come Rino Gaetano e Lucio Battisti ma, vedendo ai giorni nostri, anche di Colapesce, Ermal Meta e Motta. “Bomboniere” è la personificazione dell’amore, una prosopopea con le sue mille sfaccettature: dagli amori malandati e dai pensieri negativi nasce il buono e ogni canzone è un capitolo di un libro – o meglio, un confetto in una bomboniera – che vive e respira ossigeno in una dimensione personale.

La mancanza di contatto in “Niente” porta direttamente l’ascoltatore in presenza di una “Risacca”, il moto di ritorno di un’onda che urta contro un ostacolo e viene respinta, un moto che in questo caso è l’amore, dapprima ci fa stare molto bene e poi, inevitabilmente, ci fa soffrire. Il cinismo e la disillusione arriva nel terzo contenitore di bon bon, “Tutti I Giorni” parla di sofferenze, un grido di dolore che squarcia il vuoto mentre <<dormivi e ti stavo guardando>>. Scarda poi si chiede <<perché scriviamo alle persone quando le sogniamo?>> in “Lasciarti Perdere”, una domanda apparentemente senza risposta a cui prova a dare una sua interpretazione insieme a Cimini, unico ospite del disco. “Da Solo” poi si ispira a “Il Modo Tuo D’Amare” del poeta spagnolo Pedro Salinas, una contemplazione della donna amata, il ricevere – a tratti passivamente – l’amore della donna in modo da non scoprire mai <<quella solitudine d’amarti solo io>>.

L’intimità sentimentale fa capolino in “Aquilone” in una atmosfera bucolica (“Se io morissi ti amerei ancora”) – che riporta alla mente un po’ Dante con la sua Beatrice – una questione da affrontare quotidianamente tra cose belle e cose brutte, nel continuo ondeggiar della vita. Continua la narrazione in prima persona femminile, in “È Stato Lui” una ragazza flirta con il ragazzo di un’amica, l’amica lo viene a sapere e si crea una situazione di grande freddezza; un ritmo movimentato per narrare una tipica situazione con cui chiunque di noi ha avuto a che fare. “Bagaglio A Mano” sembra il naturale seguito di “Sorriso” in cui tieni nel cuore la storia passata, finita male o tragicamente; ma prima c’è il cercarsi e il volersi, la fase prima dell’amore in cui si respira la magia e senti le farfalle nello stomaco (“Ti Ricorderai”). “Bomboniere” si chiude con “Asciutto” in cui Scarda immagina cosa voglia dire essere donna, tra lacrime e difficoltà, <<piangi di notte e poi sorridi di giorno>>.

L’opera terza di Scarda esprime pensieri struggenti e violenti ma in realtà <<è un disco gentile, che non dà pugni sul muro ma accarezza, esprime affetto, comprensione, rassegnazione educata, senza reazioni scomposte>>. Un disco di favole e come da tradizione racconta, insegna e raccomanda. Raccomanda di non perdere mai di vista l’amore.

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