EMINEM: la recensione di “Music To Be Murdered By” (2020)

The Imitation Game

Ci siamo presi un attimo per l’undicesimo lascito del biondo di Detroit. E salvo la prima impressione (un Eminem che conosciamo alla nausea, tra ordinaria provocazione e perfezionismo stilistico), “Music To Be Murdered By” è qualcosa in più di un semplice album commerciale. Non è privo di difetti, ma mostra forti segnali di adattamento musicale, con scelte moderne e un songwriting più scaltro. Parliamoci chiaro però: Eminem è a un passo dal dissiparsi in un esaurimento creativo. Ma gli spunti che mostra sono ancora lucidi ed intriganti, così com’era 17 anni fa quando non si presentò agli Oscar per ritirare la statuetta.

Ed è ciò che indubbiamente farà la cifra dei dischi recenti, destinati a invecchiare meglio di quanto il “mingherlino tenebroso” vorrebbe farci credere… portandoci all’esaurimento nervoso con quest’estenuante ripetizione dell’uguale.

IL DISCO

Eminem copertina "Music To Be Murdered By"

Due anni son passati ormai dal discusso ma trionfale “Kamikaze”, e il rapper 47enne ne piazza un altro a sorpresa ai primi di gennaio. Avesse aspettato fino ad oggi, ne avrebbe avuti di argomenti da snocciolare con le rime. Ma tant’è.

La dichiarazione d’intenti è nelle prime righe dell’intro: “È buffo! Per quanto vi odi, ho bisogno di voi. Questa è musica per cui essere uccisi”. Eminem vuol fare a pezzi tutto e tutti, incastrato in una relazione con una musica che non ama più. Ha vinto qualsiasi cosa, ora forse sarebbe più divertente disfarsi dei trofei e spaccarli in testa ai detrattori. Come quelli di “Revival” ad esempio, magari i critici di Rolling Stone per dirne uno.
Quindi, ispirandosi ironicamente al maestro del thriller Alfred Hitchcock, crea un disco splatter dalla cui musica vuol subito prendere le distanze.

Titolo e copertina fanno riferimento all’omonima collaborazione del 1958 col compositore Jeff Alexander, in cui il regista di Psyco compariva in brevi intermezzi recitati. In quello di Shady invece, gli interventi sono ampi e la velocità supersonica, ma concentrata più sulla forma che sul contenuto.

Alfred Hitchcock "Music To Be Murdered By"

Esempio: non mancano le polemiche ad “Unaccommodating”, dove l’MC cita con violenta ironia (tipo l’effetto sonoro delle esplosioni) il tragico attentato di Manchester del 2017, quando morirono 22 persone al concerto di Ariana Grande. Eppure sappiamo che lo stesso Marshall raccolse 2 milioni di dollari su Twitter per le famiglie vittime della disgrazia.

Altro caso di tatto da macellaio è “Darkness”, guidato da una ripresa di “Sound of Silence”. Mathers fa satira sull’uso indiscriminato di armi da fuoco in America, riferendosi alla strage dell’Harvest Festival di Las Vegas (58 morti). Anche qui, con l’eleganza di un triceratopo, paragona i preparativi di uno stragista a quelli del concertista che sta per darsi in pasto al pubblico. Si snoda attraverso trent’anni di tragedie nazionali, e lo fa senza intuizioni o riflessioni da offrire. Eppure il brano termina con un appello diretto a votare con la propria testa, contro Trump e contro la sua politica militaristica.

Insomma, questo è il gioco imitativo di Em: assumere la parte del cattivo di turno, che la gente possa facilmente identificare. Anche se di fatto cattivo non è. Del resto è sempre stato più facile dare la colpa a Marilyn Manson per i fatti di Columbine, che alla cultura della paura del continente americano.

In un’intervista del 2018 a Basement Café, il gladiatore Ensi disse di Mothers: “È fighissimo, è untouchable, è uno di quelli che han cambiato il gioco… ma deve dimostrare sempre di essere COSÌ capace, che m’ha rotto le scatole!”. E questo è un parere che in moltissimi condividono: l’esercizio di stile alla lunga stucca, specie se dai l’idea di non aver più molto da dare.

Ma dietro all’irritante pierrot del rapping funambolico, c’è un uomo incastrato nel corpo del biondo ossigenato, di cui l’audience non vuole che si liberi. E quindi lui decide di farlo comunque, auto-parodiandosi fino alla morte: prima tocca le vette più alte, poi ritratta con un becero “sfondone”. Il contenuto in parte c’è, ma lui non ha voglia di mostrarlo.

Eminem è l'artista che ha venduto più album nel 2018

Eminem in quest’impresa monolitica di 20 tracce si accavalla su riferimenti cinematografici da Le Iene ad 8 Mile, rimescola campionamenti old school (“You Gon’ Learn”), cambia flow 131 volte ritirando fuori l’alter ego Slim Shady a una velocità ridicola per un essere umano… e l’istante dopo dimostra di non aver nulla da dire sulla vita nel 2020. Divenendo meno tollerabile tanto più insiste nel farlo. È un artista che si auto-immola, padre di una musica per cui essere uccisi.
In altre parole, si lascia divorare dai fan.

Tutto questo potrebbe suonare come la strenua difesa di un vecchio rapper che invece di capitolare, procrastina all’infinito concentrandosi su fatti di cronaca, recensioni negative, e penosi dissing triti e ritriti.

Ma il gioco delle parti era già stato annunciato nelle premesse di un disco più furbo di quel che sembra. Com’è che il Rapgod ancora muove le masse? Com’è che in migliaia han raccolto la sfida di “Godzilla”, e il video ha già collezionato 30 milioni di views in 3 giorni? Quale diamante grezzo dello star system senza ispirazione vanterebbe lo stile chillout di “Those Kinda Nights”, l’alternative hip hop e contemporary R&B di “Into Deep”, l’elettro-raggae di “Yah Yah” (che avremmo giurato essere registrato con Samuel dei Subsonica), il breakbeat di “Never Love Again”, o l’europop di “Farewell” (a braccetto con “All That She Wants” degli Ace of Base)?

Ci sono stati pochi rapper in grado di piegare le metriche alla loro volontà, e quando si tratta di arieggiare i suoi rancori, Marshall è ancora così letalmente geniale da sembrare un sicario. Ma è la sua creatività a differenziarlo dalla massa, e sarà così anche quando deciderà definitivamente di farsi fuori da solo.

Se avete capito il suo gioco, farete meno fatica a comprendere quest’album, certo tutt’altro che perfetto. Altrimenti, vi sembrerà quasi che l’unica differenza fra l’Eminem di 27 anni e quello di 47 sia la profondità della sua amarezza, unita alla consapevolezza del suo rango di veterano.

Ma questo Slim Shady già lo sapeva. Proprio perché anche sforzandosi, non può fare a meno di essere un genio.

VOTO: 7,5

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