
La settantesima edizione dellโEurovision Song Contest si รจ chiusa alla Wiener Stadthalle di Vienna con un verdetto storico: la Bulgaria ha vinto per la prima volta nella sua storia grazie a Dara e alla sua travolgente Bangaranga. Ma al di lร del valore musicale del brano, il trionfo di Sofia assume un significato profondamente politico per il futuro della kermesse.
Per molti osservatori e fan, la Bulgaria ha letteralmente “salvato” l’Eurovision, scongiurando una vittoria di Israele che avrebbe potuto segnare la fine definitiva del concorso cosรฌ come lo conosciamo, dopo un’edizione segnata da boicottaggi senza precedenti e tensioni insostenibili.
I numeri: giuria e televoto uniti per sbarrare la strada a Tel Aviv?
Le classifiche ufficiali mostrano un quadro netto. La Bulgaria ha stravinto mettendo d’accordo tutti, conquistando 516 punti totali:
- Voto delle Giurie: 204 punti (1ยฐ posto)
- Televoto del pubblico: 312 punti (1ยฐ posto)
Israele, rappresentato da Noam Bettan con il brano Michelle, si รจ dovuto accontentare del secondo posto con 343 punti totali, distribuiti in modo molto meno omogeneo: 123 punti dalle giurie nazionali e 220 punti dal televoto. Un dettaglio non da poco mostra quanto il pubblico europeo fosse polarizzato: persino la Romania (terza classificata) ha superato Israele nelle preferenze popolari puri, racimolando ben 232 punti al televoto.
Quando durante la serata i punti hanno iniziato a far sobbalzare Israele nelle posizioni di vertice, la Wiener Stadthalle รจ letteralmente tremata. “La serata รจ segnata dalle contestazioni al momento del voto: quando Israele balza in testa, lโarena protesta”, come riportato da alcune testate online.
Eurovision 2026 sull’orlo del baratro: il grande boicottaggio
L’EBU (Unione Europea di Radiodiffusione) รจ arrivata a questa finale logorata da mesi di aspre polemiche. Cinque nazioni chiave โ Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda โ avevano formalmente chiesto lโesclusione di Israele a causa del conflitto a Gaza. Davanti al rifiuto dell’EBU, la frattura รจ diventata insanabile: intere delegazioni si sono ritirate e la Slovenia ha attuato una mossa clamorosa, oscurando la trasmissione dello show per mandare in onda la controprogrammazione โGlasovi Palestineโ (Voci dalla Palestina) con documentari e reportage.
Persino il tradizionale Eurovision Pre-Party Tour europeo era stato cancellato a inizio maggio a causa delle continue defezioni degli artisti. Una vittoria israeliana a Vienna avrebbe significato, con ogni probabilitร , il boicottaggio di massa e definitivo dell’edizione 2027 da parte di mezza Europa.
I commenti delle testate e il clima nellโarena
Mentre la TV ufficiale ha fatto largo uso di filtri audio per ripulire la diretta, i video emersi sui social e i resoconti dei giornalisti presenti a Vienna hanno dipinto uno scenario di forte ostilitร . Durante le esibizioni di Noam Bettan si sono levati cori asfissianti che urlavano “Stop the genocide”, e lo stesso cantante israeliano ha ammesso alla tv Kan 11 che i fischi ricevuti durante le prove generali del sabato erano “i piรน forti che avessi mai sentito in vita mia”.
I commenti della stampa internazionale ed europea riflettono il clima di sollievo post-voto. La stampa specializzata (Eurofestival News e blog europei) hanno sottolineato come il voto congiunto di giurie e pubblico sulla Bulgaria abbia “disinnescato una bomba a orologeria”. Una vittoria di Israele, unita all’impossibilitร logistica e politica di ospitare l’evento a Tel Aviv nel 2027, avrebbe gettato l’EBU nel caos piรน totale.
I media britannici e francesi invece evidenziano come il “pop-folklore” e l’energia puramente festosa di Bangaranga siano serviti da perfetto antidoto e scudo protettivo per ripulire l’immagine del concorso. “Il pubblico ha scelto la musica e la sopravvivenza del format,” si legge in alcune analisi indipendenti sui social.
Con 516 punti, la Bulgaria non ha solo conquistato il microfono di cristallo ma ha congelato lo spettro di una crisi istituzionale permanente per l’Eurovision, che ora puรฒ guardare a Sofia 2027 come l’anno della ricostruzione e, si spera, del ritorno alla musica.
