
Un paradosso tutto italiano si sta consumando tra i server di Stoccolma e le ricevute dei bookmaker di mezza Europa. Se aprite Spotify e fate due calcoli rapidi, la situazione è schiacciante: Sal Da Vinci e la sua “Per Sempre Sì” stanno dominando le classifiche d’ascolto europee della settimana con oltre 36 milioni di stream.
I numeri non mentono, il pubblico lo ascolta, lo riproduce in loop, lo spinge. Eppure, se andate a spulciare le quote delle agenzie di scommesse internazionali alla vigilia della finalissima di Vienna, per trovare l’Italia bisogna scendere fino al quarto posto, con una quota fissa a 12.00.
Davanti a noi c’è la Finlandia con il violino di Linda Lampenius e il rock di Pete Parkkonen (Liekinheitin), blindatissima sotto quota 2.50. Ma allora la domanda sorge spontanea: l’Eurovision è davvero “truccato” per non far vincere l’Italia? O c’è qualcosa nel meccanismo di voto che ci sfugge?
L’algoritmo contro la geopolitica delle quote
Il successo di Sal Da Vinci è un dato reale, figlio di un posizionamento organico pazzesco dopo il trionfo a Sanremo e di una forte fanbase che spinge dalle piattaforme digitali. Ma l’Eurovision Song Contest non è la “Global Top 50” di Spotify. I bookmaker non guardano solo gli stream, calcolano il rischio geopolitico e la struttura del voto del festival.
Le quote vedono l’Italia penalizzata principalmente per tre fattori. Il voto dell’Eurovision è diviso a metà (50% televoto, 50% giurie tecniche). Storicamente, i giurati dell’Est e del Nord Europa tendono a premiare sonorità più contemporanee o sperimentali, come l’electro-rock finlandese, penalizzando la melodia classica italiana. I bookmaker sanno che Sal Da Vinci farà sfracelli al televoto, ma temono il “muro” delle giurie.
La Finlandia quest’anno ha il pacchetto perfetto per l’Eurovision ed è storicamente supportata dal blocco nordico (Danimarca, Norvegia, Islanda), che si scambia punti preziosi. L’Italia, pur facendo parte dei Big Five, viaggia spesso come un’isola solitaria nei voti di vicinato.
Con la Grecia di Akylas che viaggia altissima nei pronostici (quota 7.50), il bacino di voti storicamente vicino alle sonorità melodiche del Sud Europa rischia di spaccarsi in due, lasciando via libera alla cavalcata finlandese.
Il precedente che ci fa sperare in Sal Da Vinci
Parlare di “complotto” è probabilmente eccessivo, ma di disallineamento culturale assolutamente sì. Non sarebbe la prima volta che il verdetto dei bookmaker viene ribaltato dal calore del pubblico nelle due ore di diretta televisiva. Il carisma live di Sal Da Vinci ha una componente teatrale che le piattaforme di streaming non possono restituire appieno e che sul palco della Wiener Stadthalle potrebbe fare la differenza.
Se l’Italia riuscirà a fare breccia nel muro dei giurati, i 36 milioni di stream di Spotify potrebbero trasformarsi in un’ondata di televoti impossibili da arginare anche per gli algoritmi delle scommesse. I bookmaker ci snobbano? Meglio così. La storia dell’Eurovision insegna che non c’è niente di più bello che vincere partendo da outsider.
