
Mentre l’Italia si prepara a tifare per Sal Da Vinci e la sua “Per Sempre Sì”, c’è un segreto dell’Eurovision che il grande pubblico televisivo spesso ignora: il 50% dei giochi è già stato deciso.
Venerdì sera, durante la cosiddetta Jury Show (la prova generale a porte chiuse), le giurie nazionali composte da esperti di musica, produttori e giornalisti di tutti i paesi in gara hanno espresso i loro voti blindati. Voti che peseranno esattamente quanto il televoto di stasera, ma che storicamente rispondono a logiche molto diverse da quelle degli ascolti su Spotify. E quest’anno, a tremare, è proprio l’Italia, stretta nella morsa del cosiddetto “Patto del Nord”.
Cos’è l’asse scandinavo e perché penalizza l’Italia
I bookmaker internazionali continuano a dare per favorita la Finlandia (Linda Lampenius x Pete Parkkonen) seguita a ruota dalla Danimarca (Søren Torpegaard Lund), nonostante Sal Da Vinci stia letteralmente dominando le classifiche di streaming europee con oltre 36 milioni di riproduzioni. Perché questo divario?
La risposta sta nella geopolitica del voto delle giurie del Nord Europa. Esiste un blocco storico e culturale – che comprende nazioni come Svezia, Norvegia, Islanda, Danimarca e Finlandia – che tende a muoversi all’unisono. I giurati di questi paesi condividono lo stesso mercato discografico e, sistematicamente, premiano brani con sonorità electro-rock o pop contemporaneo nordeuropeo, scambiandosi i punteggi più alti (i famosi “12 points”).
Quest’anno il blocco scandinavo ha fatto quadrato attorno al pezzo finlandese “Liekinheitin”. Le giurie tecniche del Nord vedono la melodia classica e l’impostazione vocale teatrale di Sal Da Vinci come un prodotto “troppo locale” o legato alla tradizione italiana, preferendo standardizzarsi su produzioni più internazionali.
Eurovision, la vendetta del televoto: la storia si ripete?
Non sarebbe la prima volta che il voto segreto delle giurie tenta di affossare l’Italia a favore del blocco del Nord. Il precedente storico più clamoroso resta quello del 2015, quando Il Volo stravinse il televoto europeo ma venne penalizzato dalle giurie a favore dello svedese Måns Zelmerlöw, o il secondo posto di Mahmood nel 2019.
Stasera la strategia dell’Italia è solo una: sperare che il televoto dei paesi dell’Est e del bacino mediterraneo sia così imponente da scardinare il “muro” alzato dai giurati scandinavi. Se i 36 milioni di fan su Spotify si trasformeranno in voti reali, nemmeno il Patto del Nord potrà fermare la rimonta di Sal Da Vinci.
