Colombre: “Ho Cercato La Bellezza e La Fragilità E Ne Sono Rimasto Stupito”

Colombre - Foto di Gloria Mancini
Colombre – Foto di Gloria Mancini

Giovanni Imparato è tornato sui palchi di tutta Italia con il suo progetto Colombre in cui presenterà i brani dell’ultimo disco “Corallo” (Bomba Dischi, 2021), fortunato seguito dell’esordio “Pulviscolo” del 2017. Con un set elettrico e vibrante, il cantautore marchigiano sarà stasera, sabato 31 luglio, dal vivo al Teatro India di Roma per Spring Attitude presenta Genera: sul palco prima di lui Mòn e Rareș – qui l’intervista.

Prendendo il nome dal mostro marino del racconto di Buzzati, il cantautore ha collezionato una candidatura alla Targa Tenco come Miglior Opera Prima per “Pulviscolo” seguito da un tour di oltre 90 concerti tra il 2017 e il 2018. Co-produce e arrangia “Deluderti” di Maria Antonietta e nel 2019 è il chitarrista di Calcutta nel fortunato tour di “Evergreen”. Il nuovo lavoro “Corallo” entra nelle classifiche più importanti dei migliori dischi dell’anno, confermandosi uno degli artisti più autorevoli della nuova scena musicale italiana.

Ecco l’intervista a Colombre!

Ciao Giovanni! Da “Pulviscolo” a “Corallo” sono passati quattro anni. Cosa c’è stato in mezzo?
Ci sono state due fasi direi. Una con e per gli altri e una per me stesso. La prima, 2018-19, è stata un ottovolante molto intenso perché ho co-prodotto- e arrangiato, con lei, “Deluderti” di Maria Antonietta e ho suonato per un anno la chitarra nel tour di Calcutta. Due esperienze bellissime e anche faticose. Ho imparato molto. La seconda fase, invece, all’estremo dell’altra, per rispettare la voglia di prendermi il tempo necessario per scrivere al meglio un disco.
Infine l’ultimo anno per la storia che ormai conosciamo bene purtroppo…


Dall’Aria all’Acqua. Sei stato ispirato in qualche modo dagli elementi per i titoli dei tuoi primi due dischi? Ma lì in mezzo, sulla Terra, ci sei tu. Quanto c’è in te di ogni elemento?
Con “Pulviscolo” mi piaceva quest’immagine delle cose che sono davanti a te ma non le vedi subito perché non sono così nitide. Le vedi solo in alcune prospettive. In “Corallo” invece è come se fossi andato a cercarle nelle profondità per esserne stupito dalla loro bellezza e fragilità. Entrambe fanno parte del mondo dei rapporti e delle relazioni tra le persone che è la cosa che più mi interessa parlare in una canzone. C’è dentro tutto il Giovanni possibile, altrimenti blufferei per primo con me stesso e non mi interessa farlo.

Colombre – Foto di Gloria Mancini

Nel racconto di Dino Buzzati, il Colombre rappresenta la paura, quella del futuro, e solo chi riesce ad affrontare le proprie paure riesce a superarle. Da quali paure stai fuggendo? E a quali invece stai andando incontro?
Si fugge continuamente da qualcosa o qualcuno, e contemporaneamente si va incontro a qualcuno o qualcosa altrimenti saremmo mezzi morti no? Per me il Colombre è un monito per scegliere sempre e comunque la cosa da fare, o che ti senti di fare, senza rimandarla.

Molti artisti della scena indipendente italiana devono tanto a Franco Battiato per testi e coraggio di osare nella musica. Quanto è stato importante il Maestro nella tua produzione artistica?
Penso che Battiato sia importante per tutte le persone che amano la musica, non solo per i musicisti. Ha lasciato sottopelle qualcosa in tutti. Attitudine, intelligenza, ricerca e quella grandissima dote di rendere popolari prospettive e mondi lontanissimi. Il coraggio di osare, nel suo senso più profondo, non ne vedo molto in giro sinceramente. Personalmente quando lo ascolto mi accende, mi rivitalizza e a volte mi deprime perché mi fa capire quanto io sia una minuscola della Storia. È uno stimolo perpetuo.

Sabato 31 luglio tornerai a Roma. Cosa vuol dire tornare in quella che un po’ è casa tua?
Lo è stata per un paio di anni sì. È sempre speciale suonarci. Credo che verrà fuori una bellissima serata.

Sul palco prima di te ci saranno i Mòn e Rareş. Conosci i due artisti?
I Mòn no, ma ne ho sentito parlare bene, Rareş sì lo conosco abbiamo suonato altre volte insieme e mi piace la sua ricerca musicale e la sua originalità.

Tornare sui palchi in un momento così difficile è una prova di coraggio ma anche un regalo che ogni artista fa al suo pubblico. Cosa ne pensi?
Un concerto per me è uno scambio fondamentale tra chi suona e chi ascolta, è qualcosa che si fa solo insieme. Sicuramente in questo momento molto particolare, date anche le modalità, penso sia qualcosa di indimenticabile per tutti e fondamentale per la sussistenza del circuito musicale in Italia. Chi organizza, chi viene e chi suona sono una specie di “eroi” che supportano questa causa vitale per l’animo umano.

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