Lost Kids: “Ogni Anno È Il 1980: In ‘Syntetico’ Sempre Coerenti Con i Fatti”

Flavio “Morow” Strabbioli (pianista, autore, produttore e cantante) e Gabriele “Atoker” Breccia (dj, produttore e cantante) sono i Lost Kids, duo romano che ha da poco pubblicato il nuovo EP “Syntetico”, interamente autoprodotto.

Anticipato dai singoli “Cicatrici” e “Benzodiazepine”, il nuovo EP è un concentrato di vita, di gusti, di pensieri che hanno segnato tutti durante il 2020, di libertà, voglia di riscatto e di solitudine, un angolo di Roma in cui sedersi e lasciarsi guidare dalla vaporwave ma anche dall’indie, toccando l’hip hop e la musica urban. Esprime cioè emozioni <<artificiali, complesse, influenzate in ogni modo dalle circostanze, insicure ma non per questo false>>.

Ecco l’intervista ai Lost Kids sul nuovo EP “Syntetico”, Roma e tour!

Ciao ragazzi! Come mai vi sentite dei “Lost Kids”? E cosa vi ha portato a prendere questo nome artistico?
Abbiamo scelto il nome Lost Kids basandoci sull’abuso che si faceva della parola kids nei programmi per bambini, Nickelodeon, Cartoon Network, nei giochi e più in generale nella cultura di massa nei primi anni 2000. Il termine “Lost” fa riferimento un po’ alla nostra tendenza si perderci sempre per strada, in ogni cosa che facciamo.

Perché avete scelto proprio “Cicatrici” e “Benzodiazepine” come primi estratti dall’EP “Syntetico”? Rappresentano la prima un ricordo di un dolore e la seconda la sua soluzione immediata, sono legate tra loro da una storia?
Sembra brutto ma… perché erano le più pop, le altre vanno sicuramente ascoltate più volte e posso terrorizzare un ascoltare che si approccia a noi per la prima volta.

Sinceramente l’EP mi ha stupito moltissimo a livello di produzione. “Foto Mosse” e “Playmobile” sono curate nei minimi dettagli e mi ricordano alcune atmosfere di Chemical Brothers, Aphex Twin ma anche di Harry Styles. Visto che è autoprodotto, a chi vi siete ispirati per il sound di questi due brani?
Il sound di “Playmobil” è intriso di vibes anni ’80 , come ci piace dire, “ogni anno è il 1980” e quest’anno dobbiamo ringraziare sicuramente The Weeknd per le drums, e Dua Lipa per l’outro e i vocal spezzettati. “Foto Mosse” è tutto farina del nostro sacco, abbiamo comprato un sintetizzatore e ce lo abbiamo compresso dentro, fra sonorità alla Billie Eilish e un tocco di Hyperpop.

Roma ha avuto un particolare influsso sulla stesura dei testi di “Syntetico”?
Roma è dove sono ambientate le nostre canzoni, ma non facciamo mai riferimenti espliciti alla città, non ne mancheranno in futuro ma per ora abbiamo messo il focus sulle nostre vite e il nostro sound.

<<Syntetico è uno specchio delle emozioni che l’EP esprime: artificiali, complesse, influenzate in ogni modo dalle circostanze, insicure ma non per questo false…>>. Alla luce di questa vostra affermazione, quanto sono autobiografici i testi di “Syntetico”? E quante emozioni sentite di poter esprimere con una sola canzone?
I testi di “Syntetico” sono totalmente autobiografici, alle volte romanzati ma mai per esagerare, sempre coerenti con la nostra percezione dei fatti, che però può essere esagerata. In parole povere, se ho ingigantito qualche episodio in una canzone, è come l’ho gonfiato ai miei amici quando gliel’ho raccontato la prima volta.

Progetti per l’estate? Tour? Vacanze?
Molti live per Roma, uno a Napoli ed altre partecipazioni di cui però ancora non possiamo parlare. Vacanze non pervenute, come dice la proprietaria dell’osteria dove andiamo spesso a pranzo, “invecchio solo quando mi riposo”.

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