Mario Lavezzi, “E La Vita Bussò”: 50 anni di musica – INTERVISTA

Mario Lavezzi intervista

Mario Lavezzi, uno dei più grandi songwriter e produttori italiani, festeggia i 50 anni di carriera raccontandosi nel nuovo libro “E La Vita Bussò” di Luca Pollini con prefazione di Mogol.
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L’artista milanese (Camaleonti, Flora Fauna Cemento, Il Volo) consegna alla storia la prima canzone da compositore nel 1968: si tratta de “Il Primo Giorno Di Primavera” cantata dai Dik Dik. Dopo aver fatto parte della Numero Uno, etichetta di Battisti e Mogol, dagli anni ’70 in poi si dedica alla carriera di scrittore e produttore per Mannoia, Bertè, Oxa ma anche con Ornella Vanoni (sua è “Bisogna Imparare Ad Amarsi”, Sanremo 2019). Recentemente ha lavorato con Alexia e Deborah Iurato ed è creatore insieme a Franco Mussida e Mogol del Campusband.

Abbiamo intervistato Mario Lavezzi su Campusband, il libro “E La Vita Bussò” e la sua meravigliosa carriera di songwriter e producer.

“E LA VITA BUSSÒ” – MARIO LAVEZZI RACCONTA 50 ANNI DI MUSICA

"E La Vita Bussò"

1) Tutto pronto per la nuova edizione di Campusband, fino al 31 maggio aperte le selezioni: il vincitore assoluto sarà scelto tra i 12 finalisti (4 band, 4 cantautori e 4 interpreti) e riceverà un contratto discografico mentre le due categorie non vincitrici avranno due borse di studio. Come è nata l’idea di Campusband?

L’idea di Campusband nasce dal fatto che il mio primo gruppo “I Trappers” era composto da amici del quartiere di p.zza Napoli a Milano dove vivevo e tutti frequentavamo corsi scolastici. Ma avevamo una grande passione per la musica. Infatti ognuno di noi, quando il gruppo si è sciolto, ha fatto della musica il proprio mestiere.

2) C’è un aneddoto delle tre edizioni precedenti di Campusband che è rimasto nei suoi ricordi e vuole raccontarci? Se pensa a Campusband qual è la canzone (tra vincitori e non) che le è rimasta maggiormente impressa?

Un aneddoto che ricordo maggiormente è la vittoria, nella prima edizione, dei “The Flyers”. Un trio di sedicenni di Siderno che si erano presentati con un brano “Vinceremo insieme” genere ispirato ai “Green Day”.

Si sono presentati anche a San Remo Giovani entrando tra i sessanta che la commissione, capeggiata da Carlo Conti, ha valutato. Dopo la loro esibizione Conti si rivolto a loro lodandoli ma dicendo; “Ragazzi in tre non fate nemmeno la mia età, aspettate un altro paio d’anni, dai!”

Mario Lavezzi intervista

3) “E la vita bussò. Mario Lavezzi racconta cinquant’anni di musica” è il libro di Marco Pollini sui suoi 50 anni di carriera. Parlando degli inizi, nel 1966 entra a far parte dei Camaleonti ma è nel 1969 con “Il Primo Giorno Di Primavera”, brano scritto per i Dik Dik che ‘nasce’ il Mario Lavezzi autore. E da lì il resto è storia, come si suol dire. Ma come nasce una canzone di Mario Lavezzi? Prima il testo o la musica?

Prevalentemente è nata prima la musica e poi in testo. Sia con Mogol che con Oscar Avogadro. Ho scritto anch’io una serie di testi per le mie composizioni, ma ero sempre condizionato dalle collaborazioni fatte soprattutto con Mogol. Ogni volta mi chiedevo “Cosa avrebbe scritto lui?”

Quindi anche per la canzone “Avanti così” che abbiamo dato a Eros Ramazzotti nel suo ultimo album, per il testo mi sono affidato a Mogol.

4) Negli anni ’80 ha prodotto le più importanti artiste femminili del panorama musicale italiano come Loredana Bertè, Fiorella Mannoia, Loretta Goggi e Anna Oxa. Tra le voci femminili nate artisticamente negli ultimi 10 o 20 anni ce n’è qualcuna che l’ha impressionata e vorrebbe produrre?

Ultimamente ho prodotto anche Alexia, ma ce né più di una. Tra loro Elisa, Emma, Levante. Recentemente Emily Litta, cantautrice italiana ma che ha vissuto molti anni in Inghilterra e in Australia, mi ha contattato perché mi occupassi della sua produzione e Sony, Major a cui l’avevo proposta, l’avrebbe fatta entrare a XFactor, ma lei ci ha pensato circa una settimana e poi ha rifiutato.

Conosco molti giovani talenti che preferiscono non partecipare ai Talent che sono ormai – soprattutto a causa delle scarse risorse economiche a disposizione del settore discografico che raramente oggi investe sui giovani – un punto di riferimento per Major e indipendenti.

Mario Lavezzi intervista

5) Parliamo di due brani risalenti uno agli anni ’80 e l’altro ai ’90, scritti da lei ma interpretati da altri: da una parte “Vita” (Dalla – Morandi) e dall’altra “Stella Gemella” (Ramazzotti). Vuole raccontarci brevemente la genesi dei due brani?

“Stella Gemella” è un brano che ho completato. In quanto Eros mi aveva chiesto una canzone ed io per procedere avrei voluto ascoltare qualche canzone che aveva già scelto per avere un’idea della linea che stava dando all’album. Mi invitò quindi nel suo studio. Dopo aver ascoltato un paio di brani, ne sentii uno che non aveva ancora il testo, ma che mi colpì particolarmente, anche se ritenevo che non fosse completo. Gli mancava un bridge che facesse decollare il ritornello. Gli chiesi se fosse stato d’accordo di farmi provare a svilupparla e lui acconsentì. Così nacque “Stella Gemella” che ha fatto parte di un album da sei milioni di copie.

“Vita” invece, originalmente, si chiamava “Angeli Sporchi” e iniziava con “Cara” in quanto era dedicata ad una ragazza con la quale Mogol si era fidanzato. Lucio, che scegliendola mi ha dato un’enorme soddisfazione, ha cambiato “Cara” con “Vita” e il soggetto l’ha girato su di loro. Un colpo di genio, quale lui era!

6) Qual è la sua canzone preferita dell’ultimo Festival di Sanremo? Tornerà sul palco dell’Ariston?

Del Festival della Canzone Italiana (tale si chiama e non Sanremo) ho visto solo la prima serata e quando ho sentito “Rumore” ho subito pensato che avesse tutte le carte in regola per vincere. Un brano con una notevole scrittura musicale, un bel testo ed una interpretazione molto credibile. Quello che ogni canzone dovrebbe avere.

Medesimo pensiero di quando ho sentito “L’essenziale” cantato da Mengoni. Anzi in quel caso mi sono anche detto “quanto mi sarebbe piaciuto scriverla io una canzone come questa”.

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