I camaleontici Papa Roach riportano la vecchia scuola a Milano

Papa Roach - Foto di Gianluca Ricotta
Papa Roach – Foto di Gianluca Ricotta

Quando il rap incontra il metal, non esiste limite all’esplosività. E quando il talento diventa esplosivo, un solo genere può rappresentarlo al meglio: il crossover.

20 febbraio 2020, Alcatraz di Milano – i Papa Roach, band storica di Vacaville (California) in attività dal ‘93, tornano a Milano dopo 3 anni di latitanza, e lo fanno insieme ai losangelini Hollywood Undead. Ad accoglierli, una folla adorante che aspettava con ansia la nuova tappa del gruppo californiano capitanato da Jacoby Shaddix.

Cosa c’è di meglio di unire la potenza dell’alternative con la travolgenza del rapcore? Per un appassionato del genere, proprio nulla!

Ecco quindi che ad aprire le danze alle 19:30 sulla tabella oraria sono gli Hollywood Undead, piena espressione di quanto può essere divertente il rapcore dal vivo (specie se contaminato da un pop-punk accattivante). Sono elettrici, sono rozzi e sono amatissimi dal giovane pubblico. Con sonorità che sembrano viaggiare fra Eminem, Linkin Park e Sum 41, i membri si scambiano e si confondono tra microfono, basso e chitarra. La maggior parte delle loro hit sono tratte dal loro ultimo genito, “New Empire, Vol 1”. Prima del saluto finale, il quintetto ringrazia i suoi headliner facendo esplodere l’Alcatraz in un boato di consensi.

I Papa Roach annunciano il nuovo album per il 18 gennaio e pubblicano il video di "Not The Only One"

Passata la canonica mezz’ora per l’allestimento del palco, lo stage di via Valtellina si infiamma con un urlo proveniente dagli albori degli anni 2000. I 4 di Vacaville rimettono in scena “Infest”, loro maggior successo ad oggi, col brano “Dead Cell”. Al suo interno si trovano alcuni tra i più grandi cavalli di battaglia della band, come le immortali “Last Resort” e “Between Angels And Insects”, seguite da “Broken Home” e “Blood Brothers”, tutte presenti in scaletta. L’immagine dello scarafaggio rivoltato che da sempre simboleggia la band, del resto, è un rimando all’album che nel nuovo millennio gli fece ottenere il triplice disco di platino.

Dopodiché il live è praticamente dominato dalla loro undicesima fatica, “Who Do You Trust?”, e qualche estratto da “Getting Away With Murder” (quarto album in studio). Ma cosa rende ancora grande una band che deve il suo successo a più di vent’anni fa? Man mano che lo show prende vita, la risposta è chiara: il loro essere autenticamente riconoscibili, malgrado e insieme con l’evoluzione dei tempi. I Papa Roach danno da sempre spazio all’inventiva senza mai snaturarsi, sono camaleontici eppure possiedono uno spirito da vecchia scuola. E sono magnetici come poche altre forze nel panorama musicale. Per questo brani come “Renegade Music”, con quei passaggi tanto alla Rage Against The Machine quanto alla Bring Me The Horizon, sono da considerarsi alla stregua di singoli come “Scars” o l’eponima “Getting Away With Murder”. C’è una linea di continuità che lega il passato col presente, e che vede la sua massima realizzazione in “The Ending”, che oltre a fare la sua fortuna con l’elettronica, veicola lo splendido messaggio di speranza sul traguardo degli 8 anni di sobrietà dell’ormai quarantatreenne Jacoby Shaddix.

I Papa Roach sono tornati con due nuove canzone "Who Do you trust" e "Renegade Music"

E con una reprise che vede fra le sue punte di diamante un omaggio al compianto Keith Flint dei Prodigy nella sua potentissima “Firestarter”, possiamo tranquillamente affermare che i Papa Roach sono nati per la grandezza. E che a dispetto delle mode e delle hitlist da botteghino, il rock non solo non è morto, ma è più vivo che mai.

SCALETTA

Dead Cell
I Suffer Well
Blood Brothers
Help
Between Angels and Insects
Renegade Music
Broken Home
Elevate
Feel Like Home
The Ending
Scars
Drum Solo
Getting Away With Murder
Firestarter
… To Be Loved
Who Do You Trust?
Last Resort
Born For Greatness

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