Thegiornalisti, è arrivata davvero la fine dell’estate

Lo scioglimento dei Thegiornalisti

I Thegiornalisti hanno concluso la loro carriera artistica dopo 10 anni e 5 album in studio.

La band, formatasi nel 2009, inizia la carriera discografica nel 2011 con uno dei brani più rappresentativi dell’attuale musica indipendente italiana, “Io Non Esisto”, poesia in musica sulla fine di un amore tormentato.

Ok forse Tommaso Paradiso, paroliere della band romana, era e sempre sarà una copia dei vari Dalla, Vasco e Venditti, questo è vero. Però molti (fondamentalmente tutti) nella storia della musica hanno copiato e riadattato alcuni brani storici per i loro usi, basti pensare a “Bitter Sweet Symphony” dei Verve che usa gli archi di “The Last Time” dei Rolling Stones oppure, per rimanere in terra italica, a “Un Giorno Migliore” dei Lunapop che non è altro che una scopiazzatura – ben riuscita, per carità – di “Better Day” degli Ocean Colour Scene. Se non sapete chi siano andate a sentire il brano o chiudete l’articolo ora.

Chiaramente le note sono sette ed è inevitabile inciampare – intenzionalmente o no – su una semplice “assonanza” ma questo non mi interessa. A me interessa solo la musica, quella che arriva al cuore e alla testa delle persone e i Thegiornalisti ci sono riusciti anche per gran merito dei testi di Tommaso Paradiso. I primi due album, “Vol. 1” e “Vecchio”, rispettivamente del 2011 e 2012, portano al loro interno il cuore adolescenziale delle cantine romane, delle prove nei garage, dei locali sotto terra (vi ricordate il Traffic di Via Vacuna?) tra indie-rock, garage e tradizione cantautorale italiana, tra Strokes, Beatles ed Equipe 84.

Un cambio epocale – quasi come il cambio climatico che oramai ci fa soffrire di caldo persino a dicembre – avviene nel 2014 con quel piccolo gioiello che è “Fuoricampo”. Fuori da ogni schema di logica italiana fino ad allora ascoltata, un disco osato e riuscito che appoggia la scala sul grande tetto della Musica con la emme maiuscola. Fosse uscito ora e in mano a una major sarebbe diventato probabilmente il disco più venduto – o ascoltato in streaming ormai – da una band italiana superando il milione e mezzo di “Squérez” dei Lunapop.

Thegiornalisti – 10 canzoni che (sicuramente) non conoscete

Tommaso Paradiso diventa così il pupillo di Rockit grazie a quella hit che è “Promiscuità” – a proposito di copie, conoscete “Real Hero” dei Collage? – con un testo semplice il cui protagonista è il sesso (la canzone parla di un’orgia). “Niente legami ma solo affetto, questione di letto, questione di sigarette fino alle sette”. Il fumo, l’alba, un bicchiere di vino, tutti compagni di un’anima che cerca il suo posto nel mondo.

Lei. La protagonista dei racconti di “Fuoricampo” è Lei. Un racconto di coppia/non coppia in 10 atti, rincorse brevi, stagioni che passano in fretta, voglia di smetterla e di socializzare. Il tour porta la band ovunque, dalla Collinetta del Mi Ami (una delle band più attese dell’edizione 2015) fino al Primo Maggio nel 2016, preludio a quello che è stato poi “Completamente Sold Out”.

“Il potere del trio coincide col mio”. La frase di “Streghe” – dai lo abbiamo visto tutti il telefilm! – è una delle migliori descrizioni per i Thegiornalisti che, come i Muse e i Green Day, trovano la loro vera forza nel trio.

Però non starò a parlare ancora della discografia dei tre ragazzi romani, il resto lo conoscete tutti, da “Completamente” e “Riccione” a “Maradona Y Pelè”, passando per “New York” e “Felicità Puttana”. Vi parlerò invece di come questi benedetti anni ’80 sono tornati nella musica italiana grazie a (o a causa) loro.

Dal 1977 al 1988 Antonello Venditti ha dato alla luce alcuni dei suoi più celebri inni come “Ricordati Di Me”, “Sotto Il Segno Dei Pesci” e “Piero e Cinzia”. Lucio Dalla, nello stesso decennio, ha portato pezzi come “La Sera Dei Miracoli”, “Come è Profondo Il Mare” e “Disperato Erotico Stomp”. Vasco invece “Siamo Solo Noi”, “Albachiara”, “Anima Fragile”. In assoluto questi tre autori – tra tutti quelli italiani del passato – sono state le fonti pimarie di ispirazione per i Thegiornalisti (con qualche punta di Baglioni qua e la).

Riportare in auge un genere, nello specifico quello cantautorale con venature pop come fu negli anni ’80, era davvero impossibile ma se la richiesta era questa – ed è stata pienamente soddisfatta – voleva dire solamente che il momento era quello giusto.

I Thegiornalisti di Tommaso Paradiso sono tornati con il nuovo e quinto album "Love" contenente i singoli "Questa Nostra Stupida Canzone D'Amore", "Felicità Puttana" e "New York"

Ma andiamo per gradi. I Thegiornalisti ascendono nelle grandi città tra il 2014 e il 2015 – nel tour di “Fuoricampo” per l’appunto – presi sotto l’egida ala di Foolica e poi passati all’etichetta indipendente Carosello (Skunk Anansie, Ghemon, Coez, Diodato, Emis Killa). Ed è lì che c’è il salto verso quel synth-pop che acchiappa anche le orecchie meno esperte, un tuffo verso temi musicali più pop e meno rock. Il pubblico fondamentalmente vuole sentire musica semplice, per sognare e rilassarsi, è sempre stato così.

Però è grazie a Roma che la band e tutto ciò che ci gira intorno, pubblico, musicisti, scena, diventa un nome altisonante della musica contemporanea italiana. A fine 2014 chiude il Circolo degli Artisti, giusto qualche settimana dopo il loro concerto sold out e tutti i musicisti romani iniziano via via a distribuirsi in vari locali, da Le Mura al Monk, dal Cantine fino all’Ex Dogana.

Presi da questa distribuzione sul territorio romano anche i piccoli musicisti diventano “capi del mondo” e iniziano a proliferare i vari Calcutta, Franco126, Carl Brave e le serate open mic a Roma non si contano più sulle dita nemmeno di due mani. Tutti i musicisti lasciati a piedi dal Circolo e da band passate iniziano ad accodarsi con i sopracitati mentre i Thegiornalisti continuano per la loro strada.

L’ambiente fa di te ciò che sei. E via tra le braccia di Carosello con più synth e versi nostalgici e meno chitarre distorte. Il cambio di passo però è ancora poco fulgido e si viene a concretizzare con l’ultimo “Love”, sapientemente (o scioccamente) creato dalle mani di Matteo Cantaluppi che amplifica e rende quasi una macchietta quel sound finto anni ’80 che Paradiso ricercava ovunque ad ogni costo.

Ex-Otago, Bugo, Canova, Dimartino, sono solo alcuni dei nomi prodotti da Cantaluppi, facilmente riconoscibili per la vicinanza sonora tra loro, contraddistinti (tutti) da una sorta di “miticità sonora”, marchio di fabbrica del producer di Milano. Bello, ma forse un po’ troppo.

Le collaborazioni con Fabri Fibra (“Pamplona”) e Luca Carboni (Tommaso scrive “Luca Lo Stesso”) li porta ad esibirsi per la prima volta nei palazzetti di Roma e Milano e arrivano così i primi sold out. Poi, il 21 giugno arriva “Riccione” e cambia le regole. La canzone piace ma divide, come ogni hit. È il prodotto giusto per far fare quel salto in alto ai Thegiornalisti. I vecchi fan pian piano se ne vanno e arriva la massa, e inizia il percorso che li porta ad essere una sorta di “Maroon 5 italiani”.

Il vero calcio in culo lo danno i noti volti italiani che sono fan e amici di Tommaso e della band, tra cui Alessandro Borghi, protagonista del video di “Questa Nostra Stupida Canzone D’Amore”, in cui la band avvisa il pubblico che ci sa ancora fare con le canzoni d’autore. Poi con “Felicità Puttana” arriva la hit estiva, il proseguio di “Riccione” messa in cassaforte poi dall’ultima “Maradona Y Pelè”.

I Thegiornalisti hanno veramente rappresentato una ventata d’aria fresca nella musica italiana.
Perché? Andiamo per gradi.

  1. La figura di Tommaso Paradiso come frontman, un po’ consumata, alcolizzata e sopra le righe, tra Vasco e Dalla, riesce alla grande, era probabilmente dai tempi dei Lunapop (20 anni!) e dei Negramaro che non si notava una figura così di spicco nel music biz.
  2. La band ha azzeccato – per merito loro e di tutto ciò che gli girava intorno – tempistiche, hit e canzoni d’autore.
  3. Erano stati previsti obiettivi e sono stati raggiunti – forse un po’ troppo in fretta – da etichetta e agenzia concerti – ultimo l’evento al Circo Massimo.
  4. Il volto di Tommaso Paradiso e il nome dei Thegiornalisti erano ovunque in tv e in radio, da Tiki Taka a Quelli Che Il Calcio fino a Radio Deejay.
  5. In un periodo di labirintite generale contraddistinta da generi morti (rock) e alcuni nuovi (trap), il pop d’autore dei Thegiornalisti si è fatto spazio e ha ricavato la propria nicchia – che poi mica tanto nicchia era – tra il pubblico italiano.
  6. I Thegiornalisti hanno dato coraggio a molte band e artisti che fino ad allora agivano nell’ombra.
10 canzoni essenziali dei Thegiornalisti rimaste fuori dalla scaletta del Circo Massimo

Proprio quest’ultimo punto è stata l’importanza dei Thegiornalisti nella loro città, Roma. Musicisti, amici, giornalisti, organizzatori di eventi e promoter si sono rimboccati le maniche e hanno preso esempio dalla “band indie che finalmente ce l’aveva fatta”.
Un amore sbocciato sui social e per causa dei social, finito.

Stavolta la felicità è stata davvero puttana ma che botta ci ha dato?!

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