Scarda: “Io negli anni ’80? Come Battiato e Dalla” – INTERVISTA

Domenico Scardamaglio in arte Scarda è uno dei migliori cantautori in circolazione. Molti di voi lo conoscono per “Smetto Quando Voglio”, canzone dell’omonimo film – candidata anche ai David di Donatello – ma molti altri invece lo hanno conosciuto grazie al nuovo album “Tormentone” in cui narra delicatamente i tormenti e le varie sfaccettature dell’amore.

Abbiamo intervistato Scarda sui progetti passati, sul tour e sulle aspettative per il futuro.

– Nel 2014 esce “I Piedi Sul Cruscotto”, uno dei migliori album d’esordio degli ultimi anni e il brano “Smetto Quando Voglio” è candidato al David di Donatello come Miglior Canzone Originale. Passano quattro anni e arriva “Tormentone” e da cantautore voce e chitarra diventi leader di una band per il tour. Come è cambiata la vita di Scarda tra il 2014 e il 2018?
Raccontaci brevemente il tormento e la pressione della scrittura di un secondo disco che, come cantava Caparezza, è “sempre il più difficile nella carriera di un artista”.

Innanzitutto è cambiata la musica intorno, il 2014 è stato l’anno a partire dal quale tutto ciò che chiamavamo indie si è diretto in massa verso il pop e i sintetizzatori e anche io ho sentito un po’ questa esigenza in verità. Il modo di scrivere si è un po’ evoluto ma rimanendo stilisticamente quello, insomma, cercavo di fare poesia e ci provo ancora. È cambiata poi l’etichetta, prima stavo in mano a persone che oggettivamente lavoravano male e il passaggio si è sentito parecchio, nonostante Bianca Dischi (mia etichetta attuale) esista da un anno.

– Da ottobre 2018 è partito il “Tormentone Tour”, hai suonato praticamente in tutta Italia ma c’è un evento, una città o un festival che manca nella lista e in cui vorresti assolutamente suonare? Perché?

Si, dunque, sicuramente quest’estate ci sono dei Festival che avrei voluto fare, che purtroppo non farò, ma che prima o poi, immagino, si  faranno. Quest’inverno mi è dispiaciuto non essere passato da Perugia, da Avellino e dal Veneto. In realtà anche da Sicilia e Puglia, ma quest’estate ho qualche data in queste due regioni.

– Negli ultimi anni la musica italiana ha riscoperto gli anni ’80, c’è un vero e proprio revival testuale e melodico, basti pensare alle citazioni di Dalla presenti in molte canzoni (dai Thegiornalisti ai Pinguini Tattici Nucleari). Alla luce di tutto questo, se Scarda fosse stato un cantautore negli anni ’80, quale sarebbe stato il suo “Tormentone”?

Tra le uscite discografiche degli ’80 italiani quale secondo te è il disco che si avvicina meglio all’essenza di Scarda? “Bollicine” di Vasco, “Creuza De Ma” di De André, “La Voce Del Padrone” di Battiato per citarne alcuni…

Se fossi stato un cantautore negli anni 80 sicuramente mi sarei unito, stilisticamente, al filone Battiato, ma anche Dalla, sicuramente avrei parlato di argomenti simili a quelli di Dalla ma con le musiche simili a quelle di Battiato, il tutto attraversato da una venatura pop, tipo Umberto Tozzi . Sicuramente l’album anni 80 che si avvicina di più alla mia essenza (o così mi piace pensare) è “Dalla” di Lucio Dalla, uscito proprio nel 1980.

LEGGI LA RECENSIONE DI “TORMENTONE”

Cover copertina album "Tormentone" Scarda

A mio avviso “Nero A Metà” di Pino Daniele può essere sicuramente avvicinabile alla tua essenza perchè si discosta dal classico cantautore e presenta quella voglia di osare e sperimentare che avverto in “Tormentone” e nell’ultimo singolo “Tropea”. Ma anche “na Giornata Uggiosa” di Battisti: in tutto il disco Lucio parla di donne, storie e pene d’amore, punti essenziali della tua scrittura (“Giulia”, “Gina”…).
Cosa ne pensi? Ti senti vicino alle sonorità di questi due artisti?

Dunque, riguardo a Pino Daniele, i dischi a cui mi sento più legato  artisticamente sono “Non calpestare i fiori nel deserto” e “Dimmi cosa  succede sulla terra”. “Nero a metà”, sinceramente, lo dovrei riascoltare per sapere se sono d’accordo con te. Su “Una giornata uggiosa” sono d’accordo con te invece, ma probabilmente io ho osato di meno. Comunque, se posso farla io un’ipotesi sulle mie influenze, io sono uno che nella composizione testuale è stato molto influenzato da De André: il voler fare poesia, il voler chiudere tutte le rime. A livello melodico da Battisti, nel senso che comunque vi è un approccio pop a tutti questi testi che vogliono mantenersi profondi, e quindi ritornelli che si aprono ecc. Battiato invece mi ha influenzato nel senso che, come lui, vorrei tenermi aperto a tutto, se voglio parlare di morte con un “arpeggiator” sotto, lo faccio. E in “Sorriso” l’ho fatto.

– Chiudiamo con Sanremo. Hai mai pensato di partecipare al Festival della Canzone Italiana?
Non solo come cantante ma anche in qualità di autore magari per le Nuove Proposte. Molti dimenticano che Sanremo è anche una vetrina in cui far cantare a qualcun altro un proprio testo (come è stato per Fabio Ilacqua, autore di “Occidentali’s Karma” ma anche di artisti come Berté, Celentano e Mengoni). Ti ci vedresti nella veste di autore?

Il Festival lo vorrei fare anche come partecipante, ma più che altro perché so che mia madre, la mia famiglia in generale, sarebbe contenta di vedermi in televisione. Per il resto, ho appena nominato la parola che da la giusta dimensione a Sanremo: “Televisione”. Oggi conta molto poco, per i più grandi anagraficamente è ancora il posto in cui si misura la fama, ma la realtà non è esattamente così. Sanremo non cambia il numero di paganti al concerto (appunto, perché le famigliuole non vanno ai concerti) quindi diventa solo un posto in cui fare sta cosa goliardica di andare in TV. Bello. Ma la partita si gioca su Internet. Come autore parteciperei a Sanremo, si, assolutamente, soprattutto se l’artista per cui scrivo mi stimola.

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