WEEZER: la recensione di “The Black Album” (2019)

NOME

Weezer

GENERE

Rock

ESORDIO

Weezer (1994)

ULTIMO ALBUM

Weezer (2019)

COPERTINA

copertina "The Black Album" Weezer

ELENCO CANZONI

Can’t knock the hustle
Zombie bastards
High as a Kite
Living in L.A.
Piece of cake
I’m just being honest
Too many thoughts in my head
The prince who wanted everything
Byzantine
California snow

VIDEO/SINGOLI DALL’ALBUM

PUNTO DI VISTA

Negli ultimi anni Rivers Cuomo è una fucina di idee e si conferma ancora una volta uno degli autori più prolifici degli anni ’00 insieme a Ryan Adams. A due anni da “Pacific Daydream” del 2017, i Weezer pubblicano un nuovo lavoro, il tredicesimo della loro discografica: “The Black Album”. Si direbbe proprio che ci hanno preso gusto con i colori, tutto è iniziato 25 anni fa con il primo album omonimo – conosciuto come “The Blue Album” – e poi dopo il capolavoro “Pinkerton” (1996) e una pausa di qualche anno, arriva un altro omonimo lavoro conosciuto col nome di “The Green Album” (2001). Poi nel 2008 l’album rosso, nel 2016 tocca al bianco e infine ora al nero.

Ok, fatta questa premessa possiamo parlare del Black Album.
Ci troviamo di fronte a un disco dalla fortissima identità “Weezer”. Cosa vuol dire? Vuol dire che ormai il sound dei Weezer non è più solamente garage oppure pop-punk ma bensì un mix di generi dal pop al funky passando per l’alternative rock arrivando all’indie californiano e proprio questa miscela compone le 10 tracce contenute nel Black Album.

I Weezer sono tornati con il nuovo e tredicesimo album "The Black Album"

Dall’apripista “Cant Knock The Hustle”, canzone dai ritmi messicani con un basso (im)portante, si passa all’hawaian sound di “Zombie Bastards” fino al più anthem-ico “High As A Kite”. Primi tre brani, primi tre prodotti diversi della discografia di Cuomo e compagni: si uniscono rock, world music, indie-pop e orchestral-pop. Andiamo avanti.
“Living In L.A.” – ricorda l’atmosfera di “Trainwrecks” del Red Album – tocca le atmosfere da disco ’70 mentre “Piece Of Cake” e “I’m Just Being Honest” sono le american ballad made in L.A., pane più che quotidiano per una band dalla forte tinta a stelle e strisce: nella prima a guidare la baracca è il piano e la voce acuta di Mr. Cuomo mentre per quanto riguarda la seconda, a guidare è la chitarra dreamy di Brian Bell.

“Too Many Thoughts In My Head” avvicina i Weezer a band anni ’60 come Monkees e Turtles e così la successiva “The Prince Who Wanted Everything” – sì, riprende il titolo di un episodio della serie animata “Adventure Time” – una delicata rock ballad sul salvataggio del mondo da parte di un principe e i suoi riff funk. Rimaniamo nelle atmosfere sixties con “Byzantine”, un brano quasi da accompagnamento al primo ballo di un matrimonio californiano, guidato ancora una volta con delicatezza dalla voce acuta di Rivers e dai cori di Bell e Shriner.
La chiusura è affidata a “California Snow” – che continua il giro losangelino di “L.A. Girlz” e “California Kids” del White Album – una ninna nanna che affonda le radici dei quattro musicisti fino sul fondale dell’Oceano Pacifico.

I Weezer festeggiano quest’anno i 25 anni dal loro disco d’esordio e sono al massimo della forma, coscienti di essere una delle band più produttive del quadro musicale mondiale.

VOTO: 7

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