MAVI PHOENIX: la recensione di “Young Prophet II” (2018)

NOME

Mavi Phoenix

GENERE

Rap/Hip hop

ESORDIO

My Fault EP (2014)

ULTIMO ALBUM

Young Prophet II (2018)

COPERTINA

Cover copertina album "Young Prophet II" Mavi Phoenix

ELENCO CANZONI

Yellow
Bite
Trends
Ibiza
Prime
7Eleven

VIDEO/SINGOLI DALL’ALBUM

 

PUNTO DI VISTA

Il pop austriaco ha un nuovo volto (anche perché forse non ne ha mai avuto uno in cui identificarsi), quello della ventitreenne Mavi Phoenix: giovane, sfacciata ed ipnotica.

Il nuovo EP, uscito il 5 ottobre worldwide è il seguito del fortunato “Young Prophet” (2017, contenente il singolo “Aventura”, colonna sonora della campagna Desigual) prodotto per LTT Records, l’etichetta creata dalla stessa Mavi. Precoce per una ragazza ancora non avviata, non c’è che dire.

L’ARTISTA

La sua pasta musicale e creativa viene alimentata fin da bambina, quando era già certa che sarebbe diventata una star del panorama musicale. Fra lezioni di chitarra e influenze pop anni ’80 da Madonna a David Bowie cresce in un clima stimolante e nel corso del tempo trova il suo tratto distintivo nell’urban rapArriva a toccare il grande pubblico con estrema velocità: dopo essersi esibita nei più importanti festival d’Europa (The Great Escape Festival di Brighton, Primavera Sound di Barcellona, Nos Primavera di Porto, Kosmonaut e Melt in Germania, LesInrocks Pool Party in Francia, e così via), Mavi si lancia in un tour europeo che a ottobre ha toccato anche l’Italia, sabato 6 ottobre allo Spring Attitude.

Il suo primo EP “Young Prophet” la marchia come uno degli astri nascenti della scena urban pop del nuovo millennio, con un’attitudine R&B e hip hop che affonda anche nell’orientalismo. La sua estetica è ciò che la definisce di più: più dei testi, più del messaggio. Mavi fa convivere nello stesso vaso anime così eterogenee che a guardar bene altro non sono che declinazioni di ciò che adesso va per la maggiore: uso spropositato dell’autotune, connotati musicali dai tratti andini e polinesiani, adozioni di sample esterofili, poliglottismo, cura dell’immagine alla “sexy pop” mutuata dalla moda (Desigual potrà confermare).

mavi-phoenix-ep-young-prophet-II-video-prime-foto

L’ALBUM

Ad aprire le danze di questo extended playing è “Yellow”, singolo designato per promuovere la piccola raccolta di tracce: il ritmo deciso e il passo nutrito, ammansito da una voce sdoppiata di in tratti bambineschi chiarisce l’intento di dar spazio su tutti al contemporary R&B.

Passando verso una nuova sfaccettatura ecco l’irrequieta “Bite”, un’azzannata dance, electro che mescola velocemente ritmi e toni tribali ed echi alla Timbaland. “Trends” è un chiaro rimando al pop degli anni ’90 – ’00, un po’ Cher un po’ Kelis. “Ibiza” è il secondo singolo in carica e palesa decisamente le influenze moombahton ed elettroniche, oltre che le istanze più notturne e lunari del disco. A rappresentare la base funk e black soul con dell’hip hop tutto “Missy Elliotish” subentra “Prime”, un brano old school ma imponente. La chiosa arriva con l’autoreferenziale “7eleven”, ancora di impianto hip hop ma decisamente più smooth e ariosa.

IL PARERE

Sarebbe bello poter tessere le lodi di una nuova popstar simbolo dell’Europa contemporanea, onirica e multietnica dove si intersecano differenti culture: Mavi Phoenix difatti è austriaca ma di origini siriane, fa musica pop ma con influenze world, raggae fusion e contemporary R&B. Persino con piccoli accessi di infantilismo esuberante alla Spice Girls che non stona nel puerile, anzi funge da companatico nostalgico e da propellente.
Il sound internazionale è principalmente frutto della produzione, a volte raggiunge picchi anche di notevole qualità (soprattutto quando si rifà al sound retrò degli anni ’80 e del 2000). Il problema è che con artisti e gruppi che vanno dai Major Lazer a Gwen Stefany, dai Rudimental a a M.I.A. e tutti quelli che nel tempo hanno preso spunto da Missy Elliott e Pharrell Williams per ricavare la loro personale tintura, Mavi Phoenix non aggiunge nulla di nuovo al panorama contaminante dell’elettropop.

mavi-phoenix-spring-attitude-festival-foto

È intrigante e non mancherà di soddisfare gli appetiti della dancefloor, ha discrete carte per poter emergere da un’infinità di popstar wannabe. Ma incide la consistenza dei trick vocali e dei detune, che finiscono per oscurarne un po’ il talento canoro. Incide quella torsione viscerale e testicolare che ormai ci porta a credere che il pop si sia ancorato a un sincretismo che non trova più una sua vera identità in nulla. Salvo nell’attingere a piene mani da altri generi e fare di tutto un po’ ma quel po’ che ormai è quasi tutto niente.

La forza e la convinzione del progetto di Mavi Phoenix emergono da canzoni che spaziano in un ventaglio di influenze poliedriche eppure già sentite, magistralmente prodotte eppure a volte didatticamente scontate. E noi non possiamo che fare il miglior augurio a questa nuova entusiasta faccia già vista: che nell’arco della sua esperienza trovi il modo di innovare, senza più rinnovare.

VOTO: 6,5

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.