I-DAYS 2018: qualche riflessione sul festival del futuro

Noel Gallagher 23 giugno 2018 live @ I-Days Milano

L’edizione 2018 dell’I-Days Festival è andata in scena da giovedì 21 a domenica 24 giugno e ha visto assecondarsi artisti come Pearl Jam, Noel Gallagher, Placebo, Liam Gallagher, The Killers, Queens Of The Stone Age, The Offspring, Richard Ashcroft, Stereophonics e molti altri. Ora a qualche ora dalla fine di uno dei festival più belli in assoluto dell’anno, cosa rimane oggi negli occhi e nelle orecchie del pubblico?

LOCATION

L’area che nel 2015 ha ospitato Expo è situata all’uscita della metro Rho Fiera, location ideale per ospitare una grandissima vastità di pubblico – per i Pearl Jam la stima era intorno ai 65.000 paganti – e crediamo dal prossimo anno si strutturerà meglio l’I-Days e anche il Milano Rocks con la presenza di uno o due palchi mobili in aggiunta a quello dell’Open Air Theatre. Proprio quest’ultima area è stata appositamente creata per ospitare i concerti estivi in un’arena che arriva alla capienza massima di 17.000 persone. Sono ancora presenti molti dei capannoni di Expo, che verranno rimossi nei prossimi mesi fino poi a raggiungere nel 2020 la nuova destinazione a Dubai, negli Emirati Arabi.

ORGANIZZAZIONE

Tutto bene per quanto riguarda l’organizzazione dell’I-Days 2018: file gestibili, enorme quantità di bagni, divisione PIT, prato e VIP che ha fatto rifiatare il pubblico. Consigliamo per le prossime edizioni di dotare di braccialetto tutti coloro che faranno l’abbonamento con biglietto normale (non solo per il pubblico del PIT) per evitare perdita o deterioramento del cartaceo.

TOKEN

Positivo: con i token è possibile acquistare bevande e cibo all’interno dell’Area Experience e con nostra grande sorpresa ci accorgiamo che con solo mezzo token (1,5 euro) è possibile comprare una bottiglietta d’acqua.

Negativo: non è possibile acquistare token singoli ma solamente pacchetti da 5 a 20 token. Nonostante l’acquisto di un pacchetto più costoso di token non sono previsti sconti o token in regalo, né ovviamente sono rimborsabili.

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STAND

Aree food e relax ben sviluppate con assaggi dei partner Lay’s, Haribo, Pepsi e il main sponsor Huawei oltre che la possibilità di effettuare in giro in Jeep. Lo stand a vetro di Virgin Radio accoglieva il pubblico all’ingresso dell’Open Air Theatre insieme con quello di Ticketmaster, rivenditore autorizzato di proprietà di Live Nation. L’aria che si respirava era quella dei grandi festival europei e speriamo in futuro ci si possa arrivare.

FOOD & BEVERAGE

Alcuni si sono lamentati delle lunghe file per il cibo, è vero noi eravamo lì e le file erano lunghissime ma una domanda ve la vogliamo fare: perché invece di aspettare l’orario canonico di cena non vi siete presi un panino prima? Avreste evitato file e vi sareste goduti al meglio il concerto senza alcun problema. Altro discorso per birra, acqua e bibite, gli stand erano sempre vuoti per la velocità di servizio.

PALCHI

Palco grande: Usato solamente per i Pearl Jam e ubicato alla fine del decumano di Expo, è un’area vastissima che non avrebbe avuto problemi a contenere anche 80-90.000 persone. Certo è che se l’unica entrata/uscita è quella Triulza rimane difficile la fuoriuscita/entrata del pubblico…

Open Air Theatre: se venisse trattato come un palco speciale, e quindi rialzato di almeno 1 o 2 metri, sarebbe perfetto. Il teatro risulta in discesa e quindi di non facilissima visione a chi sta in zona mediana (poco dietro il mixer per intenderci). L’acustica è stata discretamente buona ad esclusione di alcuni nomi: durante i Killers e Noel Gallagher si notava sensibilmente l’abbassamento e il rialzo successivo dei volumi.

LINEUP

Nulla da obiettare a una lineup che ha visto assecondarsi sui palchi la storia della musica inglese e americana: Pearl Jam, Liam e Noel Gallagher, Placebo, Stereophonics, The Killers, Queens Of The Stone Age, The Offspring. Purtroppo il problema di un festival di tre o quattro giorni è sempre quello di mantenere attiva la curiosità del pubblico. La giornata di domenica è stata quella più magra (seppur con circa 10.000 persone) a riprova che nel giorno del Signore a Milano ci si riposa a casa o, in estate, si va al lago.

PUBBLICO

Il pubblico italiano è uno dei più caldi del mondo e lo dimostra non solo con gli headliner ma anche con altre band come Placebo, Liam Gallagher oppure il fratello Noel che viene chiamato a “mettere incinta la mamma di un suo fan” così come potete vedere dal cartello che ci ha inviato Samuele, nella foto con i suoi amici. Pubblico caldo ma comunque morigerato, nessun problema né incidente – ovviamente le solite 10/20 persone dal pronto soccorso ci sono sempre. 

I-Days 2018 - Cartellone Noel Gallagher

Nella foto: Samuele Mento, Francesca Saibene, Andrea Battaglia, Tommaso Di Landri, Mario Marletta. Con l’aiuto di: Dan Martin, Nick Jones e John Wilson

Siamo sicuri che già a settembre con il Milano Rocks si avvertiranno dei sensibili miglioramenti  a livello gestionale, il tutto per prepararci all’edizione 2019 di I-Days. E iniziano le prime scommesse sui nomi: Arctic Monkeys? Florence + The Machine? The Smashing Pumpkins? Nine Inch Nails?… Staremo a vedere!

Un pensiero su “I-DAYS 2018: qualche riflessione sul festival del futuro

  1. Non sono affatto d’accordo sul tema organizzazione. L’area Expo è stata strutturata per un evento da decine di migliaia di persone, è vero, ma che arrivano e vanno via in maniera estremamente scaglionata durante la giornata. Un evento come un concerto, invece, soprattutto in uscita evidenzia la totale inadeguatezza della location. A peggiorare la situazione, il tema parcheggi: se per uscire dall’area Expo “è bastata” un’ora (di cui 30′ schiacciati sul decumano per mancanza di altre vie d’uscita), per far defluire dai parcheggi della zona fiera le circa 10.000 auto non sono bastate due ore. Noi ad esempio eravamo nel P2, siamo arrivati all’auto alle 12.30 circa e abbiamo messo le ruote fuori dalle sbarre alle 2.15. Non mi sembra una organizzazione degna di tale nome, soprattutto se confrontata con il Firenze Rocks, dove, a parte non avere speso 15 € di parcheggio, dopo circa 20′ dalla fine del concerto ero comodamente in macchina in direzione Empoli.
    Per quanto riguarda la zona concerto a mio avviso l’acustica non era delle migliori, ma potrebbe essere stato a causa della mia posizione, leggermente laterale.
    Ultima nota sul tema cibo e bevande: se effettivamente il servizio bar è stato molto veloce e privo di coda, per quanto riguarda il cibo non trovo corretto servire piadine e/o hamburger ancora congelati all’interno per velocizzare il servizio. Anche questo segno di poca cura verso il “cliente”.

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