Pearl Jam a Roma, un sogno lungo 22 anni – REPORT CONCERTO 26/06/2018

L’ultima volta era il 12 novembre 1996 al PalaEur per il No Code Tour. Ora Eddie Vedder, Stone Gossard, Mike McCready, Matt Cameron e Jeff Ament sono finalmente ritornati a Roma dopo ben 22 anni. L’assenza è di quelle da record, così come la durata del nuovo concerto romano dei Pearl Jam: 3 ore e 10. Centonovanta minuti in cui la band di Seattle è tornata indietro nel tempo per recuperare tutti quegli anni lontani dalla Capitale.

E allora si spengono le luci allo Stadio Olimpico di Roma per lasciare spazio ai sei musicisti statunitensi che dopo l’I-Days a Milano e la data allo Stadio Euganeo di Padova concludono il loro mini tour italiano nella città eterna. La solita “Release” ad aprire il set che somiglia più ad una preghiera che i fan urlano a gran voce alle orecchie di Eddie che li guarda con le braccia aperte per cercare di stringerli tutti uno per uno. A farla da padrone nella prima parte della scaletta sono i brani tratti dall’album “Yield” del 1998, i Pearl Jam vogliono riprendere il discorso da dove lo avevano lasciato: allora un tuffo indietro nel tempo di vent’anni con le amate “Do The Evolution”, “Given To Fly” e “Wishlist” prima, e “Pilate” (scritta da Jeff Ament) e “MFC” poi. Assenti completamente dalla scaletta le canzoni dei successivi “Binaural” (1998) e “Riot Act” (2002).

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Parl Jam locandina concerto Roma 26 giugno 2018 ad opera di Emek
Parl Jam locandina concerto Roma 26 giugno 2018 ad opera di Emek

La paura che Eddie Vedder fosse senza voce era tanta: dopo le due ore di show milanese in cui ha rielaborato la scaletta appositamente per far riposare, per quanto possibile, la voce (“You Are”, “I Got Id”, “Footsteps”) e le due ore e mezza di Padova, il rischio era di trovare un frontman fomentato sì, ma senza alcuna voce. La realtà dei fatti è invece ben diversa. Mr. Vedder vestito della sua solita camicia a maniche corte a quadrettoni con maglietta d’ordinanza, ha ripreso completamente la sua voce per far rivivere al pubblico romano la magia che gli ha negato per quasi un quarto di secolo.
Non mancano alcune canzoni dagli ultimi anni come “Sleeping By Myself” e “Lightning Bolt” (dal disco del 2013 “Lightning Bolt”) e poi “Just Breathe” e “Unthought Known” da “Backspacer” del 2009. Dall’omonimo del 2006 invece presente solamente l’intermezzo “Wasted Reprise”.

“We love Matt Cameron, yes we do” è il coro dedicato al batterista ex Soundgarden che Eddie fa partire dopo l’esecuzione dell’attesissima “Even Flow” che circa un’ora dopo ci delizia in duo con Mike McCready nel cantare e suonare “Black Diamond”, cover dei Kiss del 1974. Spazio anche alla dedica alla prima donna laureata 340 anni fa, tale Elena Lucrezia Cornaro, con “Again Today”, canzone del 2003 della cantautrice folk-rock statunitense Brandi Carlile. La prima parte del concerto si chiude quasi a sorpresa con “Porch” eseguita, al contrario di Milano, in versione veloce come da disco.

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È tempo del bis, del primo bis, dopo due ore piene di show. Eddie si siede sulla sedia e con il suo amato ukulele presenta “Sleeping By Myself” seguita da “Just Breathe”. Dopo qualche breve parola – “Mentre suonavo questa canzone l’anno scorso a Firenze, è caduta una stella cadente” – con stupore del pubblico parte “Imagine” di John Lennon dedicata ai migranti mentre sullo schermo impera l’hashtag #apriteiporti. Ancora stupore in scaletta con “State Of Love And Trust”, dalla colonna sonora del film Singles del 1992, “Jeremy” – assente dai concerti di Milano e Padova – e poi “Betterman” a chiudere.

Pearl Jam Roma 26 giugno 2018

Pearl Jam Roma 26 giugno 2018

Due minuti e la band di Seattle torna di nuovo sul palco di un Olimpico gremito ed eccitato. Dopo esser stati in giro per Roma e aver visto i cartelloni del concerto di Roger Waters il 14 luglio al Circo Massimo, Eddie Vedder dedica “Comfortably Numb” proprio all’ex Pink Floyd. Speriamo che nel prossimo futuro saranno proprio i cinque di Seattle a salire sul prestigioso palco del Circo Massimo. Un ultimo sguardo al passato con la tripletta “Black”, Rearviewmirror” e “Alive” in cui Eddie cammina sul palco, saluta il pubblico, lo abbraccia virtualmente e lo ringrazia perché dopo così tanti anni è ancora lì per loro. A chiudere una perfetta serata è una preghiera rock, “Rockin’ In The Free World”, un monito di uguaglianza, fede e amore in cui la band arriva fino alla soglia di tre ore e dieci minuti di set.

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Eddie Vedder si è dimostrato il professionista che è: dopo l’esecuzione di Milano in cui ha saputo dosare la voce e la scaletta, e dopo le prove generali a Padova, ha dato il suo meglio a Roma, in una serata magica a livello climatico e, dobbiamo dirlo, perfetta anche a livello gestionale – e questo è già una gran notizia. Matt Cameron, Stone Gossard e Jeff Ament lavorano sodo nemmeno fossero membri della E-Street Band mentre Mike McCready si dimostra il David Gilmour della compagnia. Eddie Vedder, capitano della nave Pearl Jam, tiene tutto il tempo il timone e guida i suoi compagni alla conquista di Roma che si tinge con i colori della bandiera della pace – “Fuck Trump, Love Life”.

SCALETTA, VIDEO E FOTO DEI PEARL JAM A ROMA

Pearl Jam scaletta 26 giugno 2018 @ Roma - Foto di Virgin Radio Italy

Pearl Jam scaletta 26 giugno 2018 @ Roma – Foto di Virgin Radio Italy

4 pensieri su “Pearl Jam a Roma, un sogno lungo 22 anni – REPORT CONCERTO 26/06/2018

    • Abbiamo modificato, grazie della segnalazione! Ci eravamo persi negli occhi di Eddie 😉

  1. Concerto strepitoso,strepitosi i PJ!Eddie è riuscito ad emozionarmi ad ogni sua nota,in formissima,lui e tutta la band ci hanno trascinato in un sogno lungo 3 ore sotto il cielo di Roma. Bell’articolo complimenti,le foto di Henry sono sempre favolose

  2. La cosa incredibile è stata che è caduta un’altra stella cadente, anche a Roma, all’olimpico, dopo imagine! Ben visibile dalla tribuna d’onore

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