I-DAYS 2018: il racconto del giorno 2 con Pearl Jam e Stereophonics

pearl jam i-days 2018 22 giugno concerto milano

Eddie Vedder, Pearl Jam – Foto di I-Days

Dopo il tripudio di pubblico sul palco “piccolo” dei primo giorno e le palettes dorate dei Killers, finalmente fanno il loro ritorno in Italia i Pearl Jam per la prima di tre date nel nostro paese – poi si saranno a Padova e Roma. Eddie Vedder, dopo la mancanza di voce che ha portato all’annullamento della seconda data a Londra, non vuole deludere il pubblico italiano che lo aspetta con amore. A quattro anni dall’ultimo concerto meneghino alla Scala del calcio, San Siro, i Pearl Jam fanno ritorno con tanta, tanta voglia di non deludere quel pubblico che fin dal 1992 ha saputo donare tanto.

La seconda giornata di I-Days si sviluppa completamente sul secondo palco, montato apposta per l’evento in questione, alla fine dell’area che ha ospitato i padiglioni di Expo 2015: un vero e proprio palco da festival è pronto a far godere oltre 65.000 persone. Dopo la sorpresa della presenza dei token, che ha creato non pochi disagi nel pubblico, nella giornata di venerdì 22 giugno è tutto più gestibile, nonostante la mole di persone sia decisamente maggiore tutto scorre. Omar Pedrini apre il secondo I-Day e Catfish and the Bottlemen scaldano il clima oggi più ventilato e clemente con i paganti.

Gli Sterephonics, una delle band più umili e sottovalutate di questo pianeta, hanno aperto innumerevoli band in Italia – basti ricordare i Killers e i Suede rispettivamente nel 2013 e nel 2016 entrambi al Rock In Roma – e non si sono certo tirati indietro dallo scaldare il pubblico di Eddie Vedder e compagni. Dodici brani per una scaletta che in sessanta minuti racconta i vent’anni della band gallese capitanata da Kelly Jones. Assente dalle canzoni “Have A Nice Day” – famosa in Italia perché colonna sonora di diversi spot negli anni – per lasciare spazio a brani più rock e meno inflazionati come “Mr and Mrs Smith”, “A Thousand Trees” e “Just Looking”, visto anche l’ultimo concerto di qualche mese fa proprio a Milano.

SCALETTA, FOTO E VIDEO STEREOPHONICS

 

Alle 21.15 salgono sul palco i Pearl Jam, l’attesa e la curiosità è tanta visto il comunicato di qualche giorno fa che dichiarava la mancanza di voce di Eddie Vedder – che li ha portati ad annullare la seconda data londinese. Dopo qualche parola in italiano, in cui si scusa e invita il pubblico ad aiutarlo a cantare – “Stasera cantate con me, stasera fate parte della band” – Eddie Vedder inizia ad intonare “Release”, brano di chiusura del primo album “Ten”, datato 1991. Il frontman di Seattle canta come può, cerca di salvare un tour italiano che in molti altri casi sarebbe stato annullato. Ma c’è troppo dietro: cuore, voglia di suonare e soldi. Sì perché anche quelli fanno parte del gioco, nel caso fosse stato annullato il tour italiano ci sarebbe stato non solo da rimborsare oltre 150mila persone ma poi il malcontento popolare avrebbe fatto eco per chissà quanto tempo. Salvatori della patria e della musica, i Pearl Jam si immolano e aprono il loro cuore al pubblico milanese – “18 anni fa abbiamo suonato al FilaForum…un giorno che non dimenticherò…ho conosciuto mia moglie!” – con la comparsata di Jill McCormick che indossa una giacca in risposta alle dichiarazioni sui migranti di Melania Trump (la foto è in basso).

 

Bottiglia di spumante e brindisi col pubblico locale per Eddie e Jill per celebrare l’anniversario della coppia.
E la scaletta?

I Pearl Jam si adoperano, come dicevamo, per salvare uno show che stava per essere cancellato, e allora tornano in scaletta brani rari come “Immortality”, “You Are”, “I Got Id” per rilassare le corde vocali di Eddie e stupire il pubblico lasciando in gran parte la scena alla band. Mr. Vedder salta e scrocia le gambe come Pete Townsend nei tempi d’oro, l’agilità non gli manca di certo ed è stato impossibile lasciare fuori dalla scaletta le canzoni che hanno fatto la storia del grunge come “Alive”, “Porch” e “Do The Evolution”. La chicca è rappresentata da “Mankind” – brano contenuto in “No Code” del 1996 – cantata da Stone Gossard, pietra (in tutti i sensi) miliare di una scena che non esiste più.
Due cover in scaletta, “Eruption” dei Va Halen e l’irriducibile “Rockin’ In The Free World” dell’amico Neil Young – citiamo anche il coro di “Another Brick In The Wall” lasciato al pubblico sulle note finali di “Daughter”.

Il finale, affidato alla stupenda “Yellow Ledbetter” è un monito: ci sono band che annullano i concerti all’ultimo, ci sono band che salgono sul palco e fanno fare il karaoke al pubblico e poi ci sono i Pearl Jam.

SCALETTA, FOTO E VIDEO PEARL JAM

LEGGI IL RACCONTO DEL DAY 3 CON NOEL GALLAGHER E PLACEBO

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.