Canova: concerto Atlantico, Roma – 19 gennaio 2018

Mancava poco al sold out davvero poco. I Canova, nella loro prima seria discesa romana in un club, guardano in faccia uno per uno i loro fan e insieme a Mox e Galeffi regalano un venerdì sera dalle sfumature british e dal cuore grande.

Il pubblico variegato del club romano in zona Eur non aspetta altro che i Canova, anche se applaude di cuore Mox (Marco Santoro dei Jonny Blitz) al suo esordio solista e già canta a voce piena i brani di Scudetto di Galeffi – ovviamente scommettiamo già da ora su una sua prossima data all’Atlantico. Poi i Canova, il quartetto milanese sale sul palco puntuale alle 22.00 accompagnati da “una canzone dei Doors”.

Uno dietro l’altro i brani di Avete Ragione Tutti prendono una propria forma per vestire al meglio i panni delle grandi occasioni, i Canova hanno fatto un po’ di palestra musicale e si sente. L’apertura con Vita Sociale è un abbraccio collettivo nonostante il sound non proprio impeccabile che l’Atlantico ha in serbo ad ogni concerto per il suo pubblico. Ma the show must go on.

Alcune sorprese musicali si avvicendano durante lo show dei quattro meneghini, in primis due cover di grande stile: Mio Fratello è Figlio Unico, dell’amatissimo Rino Gaetano, e Chissà Se Stai Dormendo di Jovanotti. Quest’ultima calza a pennello sulla voce di Matteo Mobrici e sul sound dei Canova, è pop, è musica.
Tra un inedito e una cover, i Canova chiamano sul palco uno dei fenomeni dell’indie italiano accolto con un boato nemmeno una popstar: Gazzelle. Con Flavio Pardini i milanesi suonano Quella Te e NMRPM (Non Mi Ricordi Più il Mare) da Superbattito, primo disco del cantautore romano che presenterà in una doppia data a marzo proprio all’Atlantico.

Manco a farlo apposta su Santamaria si leva nell’aria un odore di erba non di certo inatteso.

Abbiamo visto una band che regge il palco con assoluta naturalezza e voglia di suonare, coccolata da un pubblico femminile che li ha riempiti di reggiseni e ha cantato ogni singola parola di ogni singola canzone. Speriamo non si debba attendere troppo per sentire il secondo album che, come dice Caparezza, è sempre il più difficile nella carriera di un’artista.

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