Cremonini ha provato a uccidere il suo peggior nemico ma non c’è riuscito

Tra Freud, Malika Ayane, Salmo e Fabri Fibra, con "Amateur" Cesare Cremonini prova a liberarsi del personaggio che si è costruito

Può Cesare Cremonini tornare un dilettante proprio nel momento in cui pubblica uno dei dischi più ambiziosi della sua carriera? La risposta è semplice, folle e paradossale. “Amateur”, uscito il 23 ottobre, è un album che sembra costruito intorno a una contraddizione: Cesare vuole liberarsi delle aspettative del pubblico, delle convenzioni del pop italiano e persino di una certa idea di sé, continuando però a essere, inevitabilmente, Cremonini.

Il titolo è già una dichiarazione d’intenti. Amateur non significa soltanto principiante: significa qualcuno che fa qualcosa per amore, per passione, senza che il risultato debba necessariamente rispondere a un’esigenza commerciale. È il tentativo di recuperare una dimensione originaria della musica, quella in cui il desiderio di suonare viene prima della necessità di dimostrare qualcosa. Un’ambizione quasi romantica, soprattutto per un artista che da quando era il frontman dei Lunapop vive dentro una macchina musicale e industriale molto più grande di lui. E non a caso il disco è arrivato in cima alle classifiche esattamente 27 anni dopo il primo posto di “Squerez”.

“Amateur” però è anche il disco di un uomo che sembra aver bisogno di fare i conti con il proprio ego. E per farlo ha chiamato in causa addirittura Sigmund Freud.

Trovare Sigmund Freud per ritrovare se stessi

La figura più curiosa dell’universo di “Amateur” è SIG, il personaggio dal teschio dorato che accompagna Cremonini nel progetto e che compare anche nella dimensione live. Il nome è un’abbreviazione di Sigmund, come Sigmund Freud, citato nella title track. Non è un semplice musicista ospite, ma una figura simbolica attraverso cui il cantautore mette in scena il proprio rapporto con l’ego, l’ambizione e il successo.

La scelta di Freud non sembra casuale. Nella title track, “Amateur”, il riferimento allo psicoanalista entra in un racconto surreale e sentimentale, popolato di personaggi e immagini che sembrano provenire da un sogno. C’è qualcuno che ha perso qualcosa, che attraversa una crisi e cerca una via d’uscita. Freud diventa una presenza a cui rivolgersi, quasi una mano tesa quando tutto sembra essersi disgregato.

La cosa interessante è che SIG rappresenta proprio quella parte di Cremonini dalla quale Cremonini vorrebbe liberarsi: l’ego, il desiderio di affermazione, l’ambizione che accompagna chi decide di diventare un artista. Il teschio dorato è insieme un simbolo di morte e un oggetto prezioso, una rappresentazione del successo che contiene già il suo lato più inquietante.

E per liberarsi del proprio ego, Cremonini deve prima dargli un volto, renderlo un personaggio, portarlo sul palco. Non può semplicemente cancellarlo. Deve imparare a guardarlo. Forse è questo il senso più interessante del disco: non tanto diventare qualcun altro, ma riuscire a convivere con la persona che si è diventati senza esserne più completamente dominati.

Cesare Cremonini e SIG – Foto di Pepsy Romanoff

Malika Ayane, sedici anni dopo

In “Amateur” c’è anche un ritorno che ha qualcosa di cinematografico: quello di Malika Ayane. I due erano stati insieme sentimentalmente tra il 2009 e il 2011, condividendo anche due esperienze musicali: “Hello!”, pubblicata nella raccolta “1999-2010 The Greatest Hits” di Cremonini, e “Believe in Love”, contenuta nell’album “Grovigli” di Malika. Sedici anni dopo tornano a cantare insieme in “Cose molto piccole”, una delle collaborazioni del nuovo album.

Non c’è bisogno di trasformare questa reunion in un’operazione nostalgica o di cercare a tutti i costi una seconda puntata sentimentale. Anche perché, come ha raccontato lo stesso Cremonini, il loro dialogo e la loro amicizia non si sono mai interrotti. “Sapevamo benissimo che avremmo cantato ancora insieme nella vita”, ha spiegato. Il loro incontro avviene così dentro un disco che si interroga continuamente sul tempo, sulle identità che cambiano e sulle cose che rimangono.

Malika porta una voce diversa, una sensibilità che alleggerisce il mondo sonoro di Cremonini senza renderlo più accomodante. È un ritorno alla collaborazione, non necessariamente al passato. E in un album che sembra voler recuperare pezzi di una vita precedente, anche questa scelta assume un significato particolare.

Cremonini non sembra interessato a ricostruire ciò che è stato. Piuttosto, prova a capire cosa può ancora funzionare di quel passato nel presente.

Salmo, Fabri Fibra e il bisogno di farsi salvare dal rap

Una delle decisioni più interessanti di “Amateur” è la presenza del rap. Ma il dialogo di Cremonini con questo mondo non nasce oggi: un primo incontro significativo con Fabri Fibra era già arrivato con “Contrabbando”, di Tropico. Ora il rapporto si rinnova con “Paparazzi”, mentre Salmo entra nella title track. Due artisti che arrivano da un linguaggio apparentemente lontano dal cantautorato pop di Cremonini, ma che condividono con lui una certa attenzione per il personaggio pubblico, la provocazione e il rapporto complicato tra identità privata e immagine.

Non sono semplici featuring messi lì per aggiornare il suono del disco. Sembrano piuttosto due tentativi di rompere una forma, di introdurre un elemento estraneo in un mondo che Cremonini conosce benissimo e dal quale sente il bisogno di allontanarsi.

Così il rap può diventare una specie di ancora di salvezza. Non perché sia automaticamente più libero o autentico del pop, ma perché permette a Cremonini di confrontarsi con un’attitudine diversa, meno legata alla necessità di mantenere una certa eleganza formale. Salmo e Fibra portano con sé un linguaggio che non ha paura di essere scomodo, diretto, persino brutale.

Il disco mancato con Lucio Corsi

C’è poi il retroscena raccontato da Cremonini a Radio Capital il 28 ottobre. “Amateur” avrebbe potuto essere un disco completamente diverso, un progetto condiviso con Lucio Corsi: cinque canzoni a testa, un immaginario glam rock comune e un tour nei club, lontano dagli stadi e dalle grandi produzioni. Corsi, però, era già impegnato con il proprio album e propose di rimandare. Cremonini decise allora di proseguire da solo.

È un episodio che racconta qualcosa del temperamento dell’artista. Il progetto non si concretizza e lui, invece di aspettare, accelera. Quasi una reazione istintiva, una necessità di non lasciar raffreddare un’intuizione. Viene da chiedersi se “Amateur” non sia anche il risultato di questa urgenza: un disco nato dalla voglia di fare qualcosa prima ancora di sapere esattamente dove lo avrebbe portato.

Il progetto con Corsi non è necessariamente una porta chiusa. Anzi, sarebbe interessante che quell’idea tornasse a vivere in futuro, magari proprio nella dimensione dei club immaginata inizialmente. Ma intanto Cremonini ha trasformato un mancato incontro in una scelta individuale. E forse è proprio questo il punto: “Amateur” non sembra il lavoro di un artista che ha pianificato una svolta con calma. Sembra quello di qualcuno che aveva bisogno di cambiare strada subito.

“Paparazzi”: Cremonini contro il proprio pubblico?

La scelta di “Paparazzi” come primo singolo è particolarmente significativa. Non soltanto per il suono, più ruvido e nervoso rispetto a quello a cui Cremonini ci ha abituati, ma soprattutto per il testo, che contiene una delle provocazioni più interessanti dell’album.

“Tu credi ai paparazzi, a me non parli più», canta, prima di aggiungere: «Hanno ragione su di me e su di te”. È una frase che merita di essere ascoltata due volte. A prima vista sembra un attacco al gossip, alla macchina della fotografia rubata, alla curiosità morbosa che trasforma la vita privata degli artisti in uno spettacolo permanente. Ma il bersaglio è molto più ampio.

Cremonini non se la prende soltanto con chi fotografa o pubblica. Se la prende con chi guarda, con chi preferisce credere alla versione costruita dai media anziché confrontarsi con la persona reale. E soprattutto con il rapporto ambiguo che lega il pubblico alla celebrità: vogliamo conoscere gli artisti, ma spesso vogliamo soltanto consumarne l’immagine.

Il verso “hanno ragione su di me” è particolarmente interessante perché contiene anche una forma di ammissione. Cremonini non si presenta come una vittima innocente di un sistema esterno. Sa di averne fatto parte, di averne beneficiato, di aver contribuito a costruire un personaggio pubblico. La sua critica è rivolta anche a se stesso.

E qui arriva il paradosso: per presentare un album che vuole liberarsi della maschera della popstar, Cremonini sceglie proprio una canzone che parla della sua immagine pubblica. Non è una contraddizione da poco. “Paparazzi” è un singolo che cerca l’attenzione parlando del prezzo dell’attenzione. E forse non potrebbe esserci un modo più cremoniniano per cominciare questo nuovo capitolo. Perché la provocazione, in fondo, è sempre stata una delle forme più efficaci per attirare lo sguardo.

Sanremo e il lusso di tornare esordienti

C’è un’altra domanda che “Amateur” inevitabilmente solleva: fino a che punto Cremonini può davvero tornare esordiente? La parola ritorna nel racconto del disco e nella sua volontà di liberarsi dalle aspettative accumulate in quasi trent’anni di carriera. Ma essere esordienti non significa soltanto cambiare sonorità o tornare a suonare nei club, significa anche accettare di non avere più le garanzie del proprio nome, di non poter contare sulla fedeltà di un pubblico che ti segue da sempre.

Viene quasi da immaginare Cremonini a Sanremo, non come superospite o artista consacrato, ma come un concorrente qualsiasi, costretto a presentare una canzone nuova davanti a un pubblico che potrebbe anche non capirla. Sarebbe un esperimento interessante, forse persino più coerente con lo spirito dichiarato del disco di molte delle sue ambizioni rock.

Non è una previsione sulla sua partecipazione al Festival, né risulta una candidatura confermata. È piuttosto una provocazione: quanto è disposto a rischiare davvero un artista che ha già conquistato una posizione così solida? Perché il problema dell’esordiente è che non ha niente da perdere. Cremonini, invece, ha un’intera carriera alle spalle. E il lusso di poterla mettere in discussione è anche il risultato di quella carriera.

Dagli stadi ai palasport: il declassamento come forma di libertà

C’è un altro elemento che racconta bene la contraddizione di “Amateur”: il tour. Dopo aver attraversato l’Italia con i grandi eventi all’aperto, dal Circo Massimo di Roma all’Ippodromo di Milano e all’Autodromo di Imola, Cremonini sceglie di tornare nei palasport. Una sorta di downgrade volontario, almeno sulla carta: meno dimensione monumentale, meno gigantismo, più vicinanza al pubblico e alla musica suonata.

Ma soprattutto una formula che assomiglia a una residency: invece di attraversare decine di città, Cremonini concentra gli appuntamenti in pochi grandi poli, replicando più volte negli stessi spazi. Sette concerti a Bologna, tre a Torino e cinque a Milano, oltre alla data zero di Ancona. E Roma? C’è spazio nel 2027.

Non è necessariamente un passo indietro, ma un cambio di scala che sembra coerente con l’immaginario di “Amateur”: meno lustrini, più rock’n’roll, meno celebrazione della popstar e più centralità della band. Anche se, a guardare il calendario, il pubblico non sembra affatto intenzionato a ridimensionare Cremonini:

  • 24 novembre – Ancona, Palaprometeo (DATA ZERO – SOLD OUT)
  • 27 novembre – Bologna, Unipol Arena (SOLD OUT)
  • 28 novembre – Bologna, Unipol Arena (SOLD OUT)
  • 30 novembre – Bologna, Unipol Arena (SOLD OUT)
  • 2 dicembre – Bologna, Unipol Arena
  • 4 dicembre – Bologna, Unipol Arena (SOLD OUT)
  • 5 dicembre – Bologna, Unipol Arena
  • 6 dicembre – Bologna, Unipol Arena
  • 9 dicembre – Torino, Inalpi Arena
  • 10 dicembre – Torino, Inalpi Arena
  • 12 dicembre – Torino, Inalpi Arena
  • 15 dicembre – Milano, Unipol Forum
  • 16 dicembre – Milano, Unipol Forum
  • 18 dicembre – Milano, Unipol Forum (SOLD OUT)
  • 19 dicembre – Milano, Unipol Forum (SOLD OUT)
  • 21 dicembre – Milano, Unipol Forum

Il fallimento che debutta al numero uno

Resta infine la questione più importante: “Amateur” è davvero un fallimento? Cremonini ha raccontato il disco come un tentativo di sottrarsi alle logiche dell’industria, agli algoritmi e alla necessità di ripetere formule che funzionano. Ha parlato di libertà, di ritorno al rock and roll, di un bisogno quasi fisico di fare musica senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. A Radio Capital ha descritto il progetto come una reazione alle tendenze del pop contemporaneo, arrivando a dire di essersi stancato di fare cose che non sentiva più sue.

È una posizione che ricorda, almeno nelle intenzioni, quella di altri artisti che a un certo punto hanno sentito il bisogno di uscire dai confini del proprio progetto principale. Penso a Brandon Flowers e ai suoi lavori solisti, un modo per allontanarsi dall’immaginario dei Killers e recuperare una dimensione più personale, anche a costo di non incontrare le aspettative del pubblico. Ma c’è una differenza sostanziale: “Amateur” non è un disco che il mercato ha respinto. Al contrario, ha debuttato direttamente al primo posto della classifica FIMI, sia nella graduatoria generale sia in quelle dei formati fisici.

E allora dov’è il fallimento? Forse il problema è che Cremonini utilizza questa parola in un’accezione diversa da quella commerciale. Il fallimento che cerca non è quello di un disco che non vende, ma quello di un artista che accetta di perdere il controllo della propria immagine, di non sapere esattamente dove sta andando, di non avere necessariamente una risposta per tutto.

La fuga di Cesare

Rimane però una domanda meno romantica, e forse più interessante: “Amateur” è arrivato al numero uno perché il pubblico ha davvero voglia di seguire Cremonini in questa deviazione, oppure perché Cremonini è ormai un marchio talmente riconoscibile da poter vendere anche la propria fuga dal mercato? Non è una distinzione da poco. Perché se un artista può dichiarare guerra alle convenzioni del pop e conquistare comunque la vetta delle classifiche, forse il sistema è molto più elastico di quanto immaginiamo. Oppure è semplicemente molto bravo ad assorbire anche chi prova a contestarlo.

Cremonini ha attraversato il successo dei Lunapop, la reinvenzione cantautorale, gli stadi, le grandi produzioni e una lunga stagione di riconoscimento popolare. Non può davvero tornare al punto di partenza. Può soltanto provare a guardare il proprio percorso da un’altra prospettiva. E forse “Amateur” è proprio questo: non il fallimento di una popstar, ma il tentativo di capire se, una volta diventati popstar, si possa ancora fare musica come se non lo si fosse mai diventati.

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