
Il pino domestico, simbolo del paesaggio romano, minacciato da cocciniglie e funghi. Le scogliere della Baia della Somme che arretrano a ogni tempesta. Le meduse che proliferano nei mari greci, le onde invisibili che nutrono la vita sottomarina dell’Adriatico, le foreste alluvionali della Moravia, le microalghe che custodiscono la memoria del Delta dell’Ebro. Sono alcune delle storie che otto team internazionali di artisti, insieme a scienziati e comunità locali, hanno trasformato in opere d’arte digitale nell’ambito di Co-Vision– Mapping the Natural Heritage, il progetto di cooperazione europea co-finanziato dall’Unione Europea con il programma Europa Creativa e guidato da Videocittà, il Festival della Visione e della Cultura Digitale ideato da Francesco Rutelli.
Come sono nate le opere
Tutto è partito dai Local Debates: tra il 2024 e il 2025, in otto territori europei, cittadini, scienziati, esperti locali e artisti si sono incontrati per mappare il patrimonio naturale dei luoghi e le minacce che lo riguardano. Incontri, visite sul campo e laboratori, condotti con il metodo partecipativo messo a punto da Mapa das Ideias (Portogallo), da cui sono nate idee, storie e dati che gli artisti hanno trasformato in opere, seguendo le Green Guidelines per una produzione sostenibile definite dall’università finlandese Xamk. Le prime versioni delle opere sono state presentate nel 2025 nei festival dei partner; nel 2026 le versioni definitive sono tornate negli stessi festival e sono ora protagoniste di una fase di touring, ancora in corso, in cui le opere viaggiano da un Paese all’altro della rete.
«Con CO-VISION artisti, scienziati e comunità innovative di 11 Paesi hanno guardato insieme la natura che cambia e l’hanno trasformata in esperienza creativa ed artistica. L’Archivio digitale è il nostro segno concreto per chi verrà dopo di noi: una memoria viva di ciò che oggi rischiamo di perdere, e un invito a prendercene cura.» Dichiara Francesco Rutelli, Presidente di Videocittà.
Le opere
Roma – Videocittà, capofila del progetto, ha scelto il Pinus pinea, il pino domestico, icona del paesaggio mediterraneo e testimone silenzioso della storia di Roma, oggi minacciato da cocciniglie, funghi e insetti. Pinus Pinea – AV Talk, a cura di Anna Lea Antolini, nasce dal lavoro di Simone Arcagni (Università IULM di Milano), della visual artist Lorenza Liguori, del sound designer Vincenzo Pizzi e della danzatrice e pedagoga Delfina Stella, in dialogo con la Tenuta Presidenziale di Castelporziano: un’installazione audio e video con testo letterario che invita il pubblico ad ascoltare il mondo dal punto di vista dell’albero.
Atene – L’Athens Digital Arts Festival ha puntato lo sguardo sulla proliferazione delle meduse, segnale degli squilibri dei mari. In Medusa Valley l’artista digitale Yiannis Kranidiotis ha trasformato bottiglie di plastica riciclata, fibre ottiche e LED in grandi meduse luminose che reagiscono alla presenza dei visitatori. Ogni elemento è stato costruito in laboratori aperti al pubblico: chi ha partecipato è diventato parte dell’opera.
Delta dell’Ebro – Il festival Eufònic (Catalogna) ha raccolto in una delle zone umide più importanti d’Europa le prospettive – a volte in sintonia, a volte in contrasto – di scienziati, agricoltori, pescatori, turisti e operatori culturali. Da qui Lauren Moffatt, Shoeg (Carlos Martorell) e Jaume Vidal hanno creato Mapping the Invisible, un’installazione in realtà aumentata che rende visibili le diatomee, microalghe i cui gusci di silice custodiscono da millenni la memoria del delta: organismi giganti sospesi nello spazio, da esplorare con tablet e suono spaziale.
Namur – Il festival KIKK ha raccontato la biodiversità attraverso il tempo profondo, partendo dai fiumi Sambre e Mosa e da Strudiella devonica, uno dei più antichi fossili di insetto conosciuti. Fossilized Futures di Marco Barotti e Robertina Šebjanič, realizzata con il Chœur de Chambre de Namur, è un’opera digitale immersiva in cui sculture cinetiche, registrazioni sul campo, voci del coro e contenuti generati con l’intelligenza artificiale accompagnano il pubblico dalla preistoria al salmone atlantico della Mosa, fino ai futuri possibili dei fiumi.
Isola di Hvar – LAB852 è partita dalla ricerca dell’oceanografa Zrinka Ljubešić e del suo team (Facoltà di Scienze dell’Università di Zagabria) sulle Island-Trapped Waves, onde “intrappolate” attorno all’isola di Lastovo che portano in superficie i nutrienti dalle profondità e sostengono la biodiversità marina, un fenomeno che il riscaldamento del mare può alterare. Alla Jelsa Art Biennial la mostra Making the Invisible Visible ne ha tratto quattro opere: Island Pulse di Ivan Marušić Klif e Francisca Rocha Gonçalves, performance audiovisiva costruita sui dati delle onde; It Sings to the Sound of Engines di Francisca Rocha Gonçalves, sull’inquinamento acustico sottomarino; Concrete Lover di Marieke Leene, sulla cementificazione delle coste; Fenua: The Last Fragment, sull’innalzamento dei mari.
Baia della Somme – I Rencontres Audiovisuelles, organizzatori del pionieristico Video Mapping Festival, hanno lavorato sull’erosione delle scogliere della costa piccarda. In Echoes of Change la visual artist Anna Bacheva, il fotografo Carl Cordonnier e la sound designer Géraldine Kwik hanno trasformato le testimonianze degli abitanti in proiezioni sul lungomare di Mers-les-Bains; in Noctilucyl Ludovic Burczykowski ed Erick Bejarano hanno immaginato, sulla torre dell’acqua di Le Crotoy, nuovi scenari ecologici attraverso organismi bioluminescenti.
Moravia meridionale – Il festival Signal ha esplorato la cosiddetta “Amazzonia morava”, le foreste alluvionali alla confluenza dei fiumi Morava e Dyje, rifugio di molte specie a rischio. Un team di artisti cechi, slovacchi e ucraini – Marie Tučková, David Přílučík, Katarina Gryvul – ha creato Confluence (Soutok): video, suono e una monumentale struttura in legno seguono le uova di pesce trasportate dalla corrente, mentre la forza dell’acqua che erode le sponde racconta le sfide reali di chi gestisce quest’area protetta.
Transilvania – La Fondazione Transilvania Trust ha raccolto storie e leggende degli anziani di Bonțida sul fiume Someș e sulle sue specie protette. Insieme al biologo Zoltan D. Szabo, gli artisti Diana Drăgan-Chirilă, Daria Langa e Csongor G. Szigeti hanno creato Roots and Routes, una mostra immersiva al Castello Bánffy articolata in tre ambienti – la Strada, la Foresta, il Fiume – che ripercorrono le trasformazioni del paesaggio e del legame tra la comunità e la natura.
Cosa resta di Co-Vision
Il cuore dell’eredità di CO-VISION è l’Archivio digitale europeo (https://covision-digital-archive.framer.website/), sviluppato con l’università norvegese NTNU: una finestra aperta sui paesaggi e sulle specie dell’Europa di oggi, accessibile a cittadini, scuole, studiosi e istituzioni, e pensata soprattutto per le generazioni future. Accanto all’archivio, il Blueprint dell’Istituto Europeo di Design raccoglie il metodo sperimentato – ricerca, Local Debates, dialogo con scienziati e comunità, creazione artistica – perché altre organizzazioni culturali possano replicarlo nei propri territori.
