
“ninnananna” è il nuovo brano di Maria Sara Costanzo, in arte SKEYE. Un racconto di quelle notti in cui il sonno non arriva e ci si ritrova da soli con i propri pensieri. Quella che inizialmente sembra una canzone d’amore si rivela un racconto dell’ansia, della sua presenza ingombrante, di quei momenti in cui diventa impossibile ignorarla e non rimane altra scelta che ascoltare ciò che ha da dire.
“È un groviglio di pensieri che diventa una ninnananna, ma invece di farti addormentare, ti tiene sveglia”, racconta la cantautrice, vincitrice del Premio Lunezia 2025 (sezione “Nuove Proposte”).

“ninnananna” racconta l’ansia e quelle notti in cui i pensieri diventano impossibili da ignorare. Quando hai capito che volevi trasformare questa esperienza in una canzone?
Ci sono state delle notti in cui ero stanca, ma non riuscivo comunque a dormire perché avevo troppi pensieri per la testa. In quel momento ho pensato che quella sensazione potesse diventare una canzone.
Nel brano descrivi l’ansia come una presenza quasi fisica, una persona nella tua stanza. Perché hai scelto di darle un volto e una voce?
Perché volevo parlare con lei, invece di limitarmi a raccontarla. L’ansia a volte sembra quasi una persona che arriva, si mette accanto a te e non se ne va più. Trasformarla in un personaggio mi ha aiutata a rendere più concreto qualcosa che normalmente è difficile da spiegare.
Il titolo “ninnananna” crea un contrasto con il tema della canzone: una ninnananna dovrebbe accompagnare al sonno, mentre qui tiene svegli. Quanto era importante per te giocare proprio su questa contraddizione?
Era fondamentale. Una ninnananna è qualcosa che associ al sonno e alla tranquillità, mentre qui succede l’opposto. Mi piaceva proprio l’idea di prendere una parola così rassicurante e darle un significato completamente diverso.
A un primo ascolto il brano potrebbe sembrare una canzone d’amore, ma il significato è completamente diverso. Volevi volutamente accompagnare l’ascoltatore verso questa scoperta?
Sì, era voluto. Mi piaceva che all’inizio si potesse pensare a una persona, magari a una storia d’amore, e che poi si capisse che sto parlando dell’ansia. Non volevo spiegare tutto subito, ma lasciare che il significato arrivasse ascoltando il brano.
“ninnananna” nasce da un momento molto personale. Quanto è difficile trasformare emozioni così intime in qualcosa da condividere con il pubblico?
Un po’ lo è, perché quando scrivo parto da cose che conosco e che ho vissuto davvero. Però una volta che una canzone esce non la sento più soltanto mia. Mi piace pensare che qualcuno possa ascoltarla e ritrovarci qualcosa di proprio.
Il brano è prodotto da Marco Zangirolami, con cui avevi già lavorato per “Polaroid” e “Non ci credo +”. Come si è evoluto il vostro modo di lavorare insieme durante questi tre brani?
Ormai Marco conosce il mio modo di scrivere e riesce sempre a capire al volo cosa ho in testa. Io porto l’idea del brano e lui mi aiuta a trasformarla nella produzione, lasciandomi anche la libertà di provare cose diverse.
