
Il chitarrista e compositore Roberto Fabbri sarà in concerto il 29 settembre nella sala Goffredo Petrassi all’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” di Roma con “Battisti in… classica!”, il suo progetto discografico dedicato a Lucio Battisti, pubblicato e distribuito da Sony Music Italy. Inizio concerto ore 20.00. I biglietti sono disponibili su Ticketone.it.
In apertura del concerto verrà proiettato il videoclip di “Amarsi un po’”, realizzato dalla regista Sara Ceracchi. Ad introdurre i brani ci sarà il giornalista Fabrizio Finamore. Il progetto dedicato a Lucio Battisti nasce dalla realizzazione del libro “Lucio Battisti 14 grandi successi arrangiati per chitarra”, scritto da Fabbri ed edito da Hal Leonard Europe, che raccoglie le trascrizioni per chitarra dei brani più iconici del cantautore.
“Come per quasi tutti i chitarristi della mia generazione, Battisti è entrato nella mia vita attraverso lo strumento – racconta Roberto Fabbri – il primo pezzo che ho suonato da ragazzino è stata La canzone del sole, con quei tre accordi che tutti impariamo all’inizio”.

Da dove nasce il tuo rapporto con la musica di Lucio Battisti e perché hai scelto proprio le sue canzoni per un progetto dedicato alla chitarra classica?
È una musica che fa parte della nostra memoria collettiva. L’idea di dedicargli un intero progetto per chitarra classica mi accompagnava già dai primi anni Duemila, quando pubblicavo le mie prime antologie, ma all’epoca non c’erano le condizioni editoriali per farlo. L’occasione concreta è arrivata quando Hal Leonard Europe ha ottenuto i diritti e mi ha affidato il volume “Lucio Battisti 14 successi trascritti per chitarra classica”, completo di cd con la mia esecuzione integrale. Per me si è avverato un desiderio che avevo da tempo. Ho scelto Battisti anche per una ragione strumentale: lui stesso era chitarrista, la chitarra è al centro del suo sound, e le sue melodie sono così belle e diverse l’una dall’altra da non avere mai bisogno di ripetersi.
Cosa cambia nell’ascolto dei brani di Battisti quando vengono reinterpretati per chitarra classica e archi? Quali aspetti delle sue composizioni emergono maggiormente?
Cambia la prospettiva d’ascolto. Privati della voce, i brani rivelano la loro solidità compositiva: anche senza i testi di Mogol, funzionano perfettamente e acquistano una forza evocativa diversa, più intima. L’incontro tra il timbro avvolgente della chitarra classica e la tavolozza degli archi crea una nuova luce, un impasto sonoro caldo che trasforma la canzone pop in un brano strumentale da concerto. Ciò che emerge con più chiarezza è l’unicità di ogni linea melodica e la raffinatezza armonica che spesso, nella versione originale, passa in secondo piano.
Nel concerto del 29 settembre presenterai per la prima volta anche “29 Settembre”, “La Luce dell’est” e “Acqua azzurra, acqua chiara”: perché hai scelto proprio questi tre brani per arricchire il progetto?
La scelta di 29 Settembre è legata alla data stessa del concerto: era impossibile non suonarlo il 29 settembre, anche perché rappresenta il primo grande successo di Battisti. È un omaggio obbligato. La luce dell’est e Acqua azzurra, acqua chiara, invece, sono due titoli fondamentali che non erano rientrati nella prima selezione per la playlist Sony e che avevo in mente di recuperare alla prima occasione utile. Questo concerto all’Auditorium mi è sembrato il momento giusto per restituire loro il posto che meritano.
Il progetto “Battisti in… Classica!” nasce anche dal libro “Lucio Battisti 14 grandi successi arrangiati per chitarra”. Quanto è stato importante il lavoro di trascrizione per arrivare alla versione discografica e poi a quella live?
È stato il cuore di tutto il progetto. Trascrivere e arrangiare per chitarra sola quei brani ha richiesto quasi un anno di lavoro quotidiano: suonare contemporaneamente melodia, armonia e ritmo sullo stesso strumento è una sfida tecnica notevole. Dal libro è nato il cd, e presentando quel materiale a Sony Music Italy è arrivata l’idea, che si è rivelata vincente, di allargare il suono con gli archi, dando vita alla playlist “I successi di Lucio Battisti in cover per chitarra”. Per il live, poi, è stato essenziale l’apporto di Luca Proietti, che ha scritto le parti orchestrali e dirige l’ensemble. Il suo compito non era semplice: doveva costruire un tessuto d’archi attorno ai miei arrangiamenti già definiti, senza modificarli, mantenendo la chitarra come voce solista e creando un contrappunto che la valorizzasse senza coprirla.
Insegni chitarra classica da oltre vent’anni e nel concerto sarai accompagnato anche da allievi del Conservatorio di Terni: che significato ha per te portare sul palco questa dimensione didattica e condividere con loro un progetto così importante?
Insegnare al Conservatorio Briccialdi di Terni da più di vent’anni è per me un privilegio quotidiano. Trasmettere il mestiere è una responsabilità, ma è anche uno scambio continuo: i ragazzi mi tengono in contatto con il presente, con i loro gusti e le loro curiosità. Portarli con me all’Auditorium Parco della Musica ha un valore profondo: significa offrire loro un’esperienza professionale vera, in un contesto prestigioso, facendo assaporare cosa significherà il palcoscenico dopo gli studi. E c’è anche un altro aspetto: questo progetto vuole avvicinare un pubblico pop alla bellezza del suono classico; quindi, ha una forte vocazione divulgativa che condivido con entusiasmo con i miei allievi.
