Beppe Grillo a Pulp Podcast: “Vannacci? Il suo futuro sono le domande stupide” – video

Beppe Grillo rompe il silenzio ed è il protagonista del primo episodio della nuova stagione di Pulp Podcast, condotto da Fedez e Mr Marra

Dalle accuse di paralisi all’attuale Movimento 5 Stelle alla rottura definitiva con Marco Travaglio, fino alla difesa del figlio Ciro e all’affondo su Roberto Vannacci. Dopo anni di riserbo, Beppe Grillo rompe il silenzio ed è il protagonista del primo episodio della nuova stagione di Pulp Podcast, condotto da Fedez e Mr Marra, disponibile dalle ore 13:00 del 21 settembre. Un’intervista fiume che spazia dalla cronaca giudiziaria alla politica, fino allo stato dell’informazione in Italia. Il confronto si apre sul piano personale, con un passaggio accorato rivolto ai sostenitori e in particolare al figlio Ciro: “L’ho visto da bambino diciannovenne a maturare così con questa spada di Damocle che ha sulla testa. Si è laureato…studia per diventare avvocato penalista e giurare al mondo la sua innocenza”.

I temi politici irrompono rapidamente nel dialogo. Sollecitato sull’evoluzione delle tecnologie e della società, Grillo analizza l’impatto dell’intelligenza artificiale per poi smontare l’attuale dibattito politico e i suoi interpreti, a partire dal generale Roberto Vannacci: “Il futuro di Vannacci sono le domande stupide…Vannacci è come una decalcomania più la inumidisci più si appiccica”, tracciando il quadro di un impoverimento culturale generalizzato.

Dai teatri alla democrazia

Ripercorrendo la propria traiettoria artistica dai palcoscenici teatrali fino alla genesi della democrazia dal basso, Grillo risponde a Fedez che gli chiede quando abbia percepito per la prima volta la spinta popolare che diede vita al Movimento, facendo chiarezza sul senso profondo dello storico manifesto “uno vale uno”: “non significa che siamo tutti uguali ma che venga data a tutti la stessa possibilità di partenza”.

È sull’amarezza per l’estromissione dal progetto politico a cui ha dedicato gran parte della vita che l’intervista raggiunge il picco di durezza. Pur dichiarando di non nutrire rimpianti per essersi allontanato (o essere stato allontanato) parla di uno spirito diverso, cambierebbe anche il nome del movimento così da poter dare maggior “valore al reverendo Jones (n.d.r Giuseppe Conte)”. Dovrebbe avere la sua faccia con il suo stemma” l’ex garante liquida senza appello l’attuale corso dell’M5S: “Ad oggi ci sono queste persone che si agitano dentro un movimento che di progressista c’è solo la paralisi della mente, cioè non hanno un’idea”. E chiosa sulla forza della comunicazione diretta: “Se hai un’ idea e sei convinto e la riesci a comunicare, con la televisione con le immagini, è difficile mentire”.

Il sistema dei media

Ampio spazio viene dedicato anche al sistema dei media e all’evoluzione de Il Fatto Quotidiano, nato come voce indipendente e progressivamente sovrapposto alle vicende del Movimento 5 Stelle. Pur riconoscendo la crescita della testata tra teatro, TV, carta e digitale, e ammettendo di aver smesso di leggerla, Grillo definisce senza filtri il suo attuale rapporto con il direttore Marco Travaglio:
“Non lo sento e non ho nessun tipo di rapporto perché lui va per la sua strada e non abbiamo più niente da dividere quando una persona ha una un’idea della realtà che deve combaciare con la propria opinione…io trovo che sia ancora un ottimo giornalista. No, non ho critiche personali da fare è che il giornalismo è una professione in via di estinzione”.

Nel corso della puntata, Grillo torna anche sul suo modo personale di raccontare temi complessi attraverso aneddoti e paradossi, come nel racconto dell’incontro con il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz: “Stiglitz come l’ho conosciuto? Il premio Nobel per l’economia, me lo portano a pranzo gli racconto una storia sugli economisti e gli dico c’è un’economista che incontra Dio: ‘economista dice, sei Dio? E Dio dice, sì, sono Dio. Senti, ma è vero che un secondo dei tuoi sono mille anni per noi? Sì, è vero. Ed è vero che un centesimo dei tuoi sono mille miliardi per noi? Sì, è vero. Mi puoi prestare 10 dollari? E Dio dice, sì, se mi aspetti un attimo li vado a prendere. E Stiglitz ha fatto hahaha quindi è diventato un mio quasi minimo”.
Tra gli altri aneddoti e passaggi ironici della conversazione, anche una riflessione sulla religione e sul rapporto tra felicità e possesso: “La religione, guardate come entra adesso nell’economia, nella finanza, la religione. Questo carattere forte della religione è dovuto al fatto che a Gerusalemme non hanno mai fatto un manicomio. La religione è proprio il morbo di Alzheimer della filosofia. Avevo fatto anche ‘altrove, una specie di religione, ma neanche buddista. Guardarsi dentro, essere felice nel non avere. È bellissimo non avere un cane peloso quando piove. Non essere Briatore. E io mi alzo già contento.”

A chiusura di puntata, i conduttori rilanciano il valore dell’energia comunicativa di Grillo al di là delle posizioni ideologiche, rinnovandogli un invito aperto: “È sempre un piacere sentirti e mi dispiace, mi piange un po’ il cuore quando mi dici “Eh, io adesso sto a casa, sto così, non ci riprovo né magari a parlare, ad esprimerti né a fare show perché per me è un qualcosa di prezioso, indipendentemente dalle idee, cioè un’energia che in pochi hanno ancora oggi… se mai vorrai a Pulp uno spazio qui o sulla nostra pagina Instagram per dire quello che vuoi al netto se noi condividiamo o meno le tue opinioni, uno spazio lo avrai sempre.”

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