
Torna per la sua ventesima edizione Barezzi Festival, dal 10 al 13 dicembre a Parma e dintorni. Peter Hook and The Light e Arab Strap nelle loro uniche date italiane, John Grant, Sébastien Tellier, Sleaford Mods, Gaia Banfi, Lamante e Davide Ambrogio.
Inoltre ci sarà l’evento in omaggio a Glen Handard “Beyond all return – A Tribute to Glen Hansard”, sono i protagonisti e le protagoniste di quattro giorni di concerti che confermano la capacità della rassegna di guardare al meglio del panorama musicale internazionale e italiano. Biglietti disponibili su Posto Riservato.
Barezzi Way, Lab e Snug
Ideato e diretto da Giovanni Sparano, organizzato e prodotto dall’Associazione culturale Luce in coproduzione con la Fondazione Teatro Regio di Parma, Barezzi Festival mantiene le sue radici nella musica e nella città di Parma, ma distende i suoi rami in un percorso artistico ampio, raggiungendo diversi luoghi, forme e visioni.
Lo fa ad esempio con Barezzi Way, le speciali anteprime organizzate dal festival che quest’anno hanno ospitato lo straordinario concerto sold out degli Einstürzende Neubauten il 12 settembre a Reggio Emilia e che per la prima volta arrivano a Londra l’1 novembre alla Earth Hall per il live di una band iconica, gli Almamegretta, che festeggia il trentennale di un disco unico nel panorama italiano: Indubb. Il gruppo napoletano torna dove tutto è iniziato per aggiungere un nuovo capitolo a un percorso che ha sempre privilegiato la contaminazione all’appartenenza fine a se stessa. Proprio nella capitale inglese infatti è nata l’idea di parlare una nuova lingua, mescolando la tradizione musicale napoletana e le suggestioni caraibiche: il ritmo in levare del reggae, le atmosfere jungle e drum’n’bass. Pubblicato nel 1996 come raccolta di brani già editi ma rielaborati e remixati per l’occasione dal gruppo insieme ad alcuni ospiti d’eccezione, tra cui Adrian Sherwood e Bill Laswell, in Indubb le radici non segnano un confine: si ibridano per generare nuove possibilità.
Torna anche poi il format Barezzi Lab dedicato ai talenti emergenti e da quest’anno in collaborazione con il Festival Verdi di Parma: un contest in cui giovani artisti partecipano portando un inedito e la loro personale rivisitazione di un pezzo di Verdi. Il vincitore delle selezioni finali, che si svolgono il 20 ottobre al Teatro Regio di Parma (sul palco Giorgio Nieloud, Marea, Talea e Vittoria Sciacca) e il 3 dicembre al Teatro dei Filodrammatici di Milano (live Carla Fucci, Klezma, Lumen e Margherita Zerbini), e a seguire della finalissima il 10 dicembre al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto, ha la possibilità di esibirsi il giorno inaugurale del festival.
Proseguono anche le pause di ozio e gusto di Barezzi Snug, percorso musicale ed enogastronomico alla scoperta dei sapori di Parma nelle osterie del centro storico; e le esplorazioni letterarie di Fuori rotta a cura della libreria Diari di bordo, che animano il Caffé del Prato le mattinate del festival con incontri con Graziano Graziani e Giuseppina Borghese che, a partire dall’esempio di Antonio Barezzi e del suo fondamentale sostegno a un giovane Verdi all’inizio della carriera, indagano nel ruolo dei mecenati nell’arte. Torna infine la terza edizione di Quadreria, rassegna di mostre al Caffè del Prato della Casa della Musica in cui una serie di artisti, tra cui Alessandro Baronciani, Isabella Bersellini e Manuele Altieri, traslano la propria idea di musica in arte figurativa, muovendosi tra illustrazione, pittura, e disegno.
Il programma di Barezzi Festival 2026
L’avventura musicale di Barezzi Festival comincia giovedì 10 dicembre come da tradizione a Busseto, patria di Giuseppe Verdi a cui è dedicato il teatro in cui si inaugura la ventesima edizione. Dopo la finale di Barezzi Lab in mattinata, il vincitore sale sul palco per aprire la serata, che vede come grande protagonista internazionale John Grant. L’eclettico e tormentato cantautore di Denver dal timbro vocale inconfondibile, un impasto baritonale profondo e caldo, è uno dei rari autori capaci di unire con efficacia ironia e intimismo, inquietudine e disincanto. Un concerto intenso, in equilibrio tra songwriting folk ed elettronica, in cui l’ex frontman degli Czar attraversa la sua discografia solista, dall’acclamato esordio Queen of Denmark, uscito nel 2010 per l’iconica etichetta Bella Union, fino al sesto e ultimo lavoro, The Art of The Lie.
Venerdì 11 dicembre si torna a casa, a Parma, per un appuntamento speciale e commovente. Alle 18 infatti il palco del Teatro Regio ospita “Beyond all return – A Tribute to Glen Hansard”, una serata che vuole omaggiare lo straordinario cantautore irlandese, prematuramente scomparso quest’anno, e che avrebbe dovuto essere tra gli ospiti di questa edizione. Un omaggio all’Artista e all’Uomo che ha incarnato un vero e proprio modo di vivere la musica. Una produzione originale in cui canzoni, immagini, poesia, testimonianze, atmosfera si fondono in un abbraccio di vera riconoscenza nei confronti di un grande musicista e della terra che lo ha generato. Ad anticiparlo, alle 15, la proiezione gratuita (con ingresso prioritario ai possessori di biglietto per lo spettacolo successivo) nella sala concerti della Casa della Musica di Once, il film che lo vede co-protagonista oltre che autore delle musiche e di Falling Slowly, brano vincitore del Premio Oscar come Migliore Canzone Originale.
A seguire, alle 21.30, il live degli Sleaford Mods con il loro ultimo album “The Demise of Planet X”. Una visione dell’Apocalisse unica che, evitando i classici cliché della fine del mondo, immagina invece (senza troppa fatica) che a distruggerci sarà un lento e costante declino: una nebbia fatta di disfacimento e monotonia ripetitiva, di apatia sociale, entropia culturale e corruzione egoistica. Il disco è uno dei lavori più completi ed espressivi del duo britannico, il cui stile idiosincratico e irresistibile, fatto di elettronica minimale e massima lucidità, è diventato un manifesto creativo per un’intera generazione di artisti.
La giornata si chiude a The Hub con il concerto del polistrumentista calabrese Davide Ambrogio, che presenta il suo secondo album, “Mater Nullius”, tradotto dal latino “Madre di nessuno”. Un’opera che esplora la disconnessione dell’uomo contemporaneo dalla natura e il bisogno di una rinascita umana e spirituale. Attraverso una narrazione che fonde musica e ricerca, i 14 brani – scritti quasi tutti in dialetto – raccontano una storia di trasformazione interiore, simboleggiata da un dialogo tra la razionalità dell’uomo moderno e il suo lato inconscio, primitivo, archetipico e selvaggio.
Sabato 12 dicembre il Teatro Regio apre le porte alle 18 per il concerto di una figura chiave della french touch e uno degli artisti francesi più significativi dell’ultimo decennio, Sébastien Tellier. Talentuoso polistrumentista, Tellier ha esplorato nei suoi album diversi generi musicali, dal pop al folk fino alla musica elettronica: il suo ultimo e settimo disco, “Kiss The Beast”, uscito a gennaio 2026, è un lavoro massimalista, al tempo stesso eclettico e coerente, che ripercorre l’intero spettro sonoro attraversato durante la sua carriera proiettandolo verso territori nuovi e inattesi.
Chiusura con Peter Hook e Arab Strap
Alle 21.30 sul palco arriva l’unica data italiana di Peter Hook and the Light, il progetto in cui il celebre bassista e cantante inglese, membro fondatore dei Joy Division – gruppo di culto che ha ridefinito il post-punk anche grazie al suo sound inquietante e profondo del suo basso – e successivamente dei New Order, ripercorre dal vivo album dopo album l’intero catalogo delle due band. Il live a Barezzi è dedicato ai venticinque anni di “Get Ready”, settimo album dei New Order. Per prepararsi al meglio al concerto, alle 15 nella Sala concerti della Casa della Musica Marco Pipitone e Luca Frazzi conducono l’incontro gratuito “Shadowplay”: un pomeriggio dentro il mondo dei Joy Division.
Chiude la serata a The Hub Lamante, che con il suo secondo album “Non dico addio” si conferma una delle nuove voci e penne più preziose. Un disco profondo e viscerale, in cui la cantautrice rinuncia a ogni sovrastruttura per lasciare emergere una scrittura libera, istintiva e profondamente autobiografica. Un lavoro che non cerca di spiegare il dolore, ma di attraversarlo, trasformandolo in suono, immagine e presenza.
Domenica 13 dicembre il festival si chiude con un doppio appuntamento: si comincia alle 17 al Teatro Magnani di Fidenza con l’unica data italiana degli Arab Strap, tra le realtà più singolari emerse dalla scena indipendente scozzese degli anni ’90, che nel tempo hanno costruito un’identità inconfondibile fondendo lo-fi, post-rock ed elettronica minimale con testi profondamente personali, intrisi di romanticismo disilluso, ironia e oscurità. Il duo porta a Barezzi “Half-Told Tales”, il nuovo disco uscito a trent’anni esatti dalla pubblicazione del loro primo singolo: un amalgama potente e coerente di post rock, elettronica e spoken word, di chitarre fragorose e aperture melodiche.
Alle 21, invece, a Borgo Santa Brigida a Parma spazio a una delle voci e dei progetti più interessanti in circolazione: Gaia Banfi. Cantautrice, produttrice e polistrumentista, con il suo ultimo acclamato album “La Maccaia” ha dato forma a un linguaggio profondamente personale nel quale convivono canzone d’autore, pop e sperimentazioni in campo elettronico. Il suo lavoro sta ottenendo ottimi riscontri anche all’estero, come dimostrano i tanti concerti in tutta Europa e l’esibizione per l’iconica radio americana KEXP.
