I Cani alla Cavea: il passato che continua a parlare al presente – foto e video

I cani hanno riportato all'Auditorium di Roma un immaginario che รจ diventato quasi un piccolo lessico generazionale

i cani @ Auditorium Parco della Musica, Roma – Foto di Carlotta Colaleo

La doppia data romana de I Cani, alla Cavea dellโ€™Auditorium Parco della Musica, รจ stato uno di quegli eventi in cui la nostalgia non ha niente di malinconico, ma diventa piuttosto un modo per riconoscersi. Dopo anni di assenza e il ritorno con “post mortem”, Niccolรฒ Contessa ha riportato a Roma un immaginario che, nel frattempo, รจ diventato quasi un piccolo lessico generazionale: lโ€™ironia di “Wes Anderson”, la disillusione di “Hipsteria”, la dolcezza storta di “Come Vera Nabokov”, fino a “Le coppie” e “Corso Trieste”. Il pubblico ha cantato, certo, ma soprattutto si รจ ritrovato dentro quelle canzoni: nelle loro nevrosi, nei dettagli apparentemente banali, in quel modo unico di raccontare la cittร  e le relazioni senza mai prendersi troppo sul serio.

Forse รจ proprio questa la forza del ritorno de I Cani: scoprire che brani ormai โ€œdatatiโ€ come “Velleitร ”, “Aurora”, “Sparire” o “Lexotan” non sono rimasti fermi al momento in cui li abbiamo conosciuti. Sono cresciuti insieme a noi, anche grazie a evoluzioni sonore pensate per questo nuovo tour, conservando intatta la capacitร  di far sorridere e, subito dopo, lasciare una piccola crepa dentro ognuno. Alla Cavea, tra vecchie e nuove canzoni, quella crepa รจ diventata uno spazio condiviso: niente grandi proclami, con una band che ha lasciato parlare soprattutto la musica.

E non poteva mancare un “grazie Roma” da parte di Contessa, dopo due sere consacrate al pubblico romano. I Cani sembrano cosรฌ essere tornati nel posto che gli appartiene. Non quello della celebrazione nostalgica, perรฒ, ma quello, molto piรน interessante, di una band che continua a raccontare il presente proprio perchรฉ non ha mai smesso di osservarne le piccole, ridicole e malinconiche contraddizioni.

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