Safe Heart ODV, Zanobini: «Accanto a chi ha bisogno di sanità gratuita»

Dalle missioni umanitarie in Burkina Faso e Niger alla formazione del personale locale: Marco Zanobini racconta l’impegno di Safe Heart ODV

La salute come diritto, anche nei Paesi più fragili. È questo il principio che guida l’attività di Safe Heart ODV, associazione impegnata nella diagnosi e nella cura delle patologie cardiovascolari a favore delle popolazioni colpite da guerra e povertà. Un impegno che si traduce in missioni umanitarie, attività chirurgica e formazione del personale sanitario locale, con particolare attenzione ai giovani pazienti affetti da patologie delle valvole cardiache.

Per raccontare questo lavoro e sostenere le prossime missioni, martedì 8 settembre Safe Heart ODV organizza a Milano, al Museo Bagatti Valsecchi (via Gesù 5), dalle 19 alle 22, un Aperitivo solidale accompagnato dalla visita guidata alla casa museo (link alla prenotazione). Una serata che unisce solidarietà, cultura e testimonianza, attraverso la scoperta della dimora nata alla fine dell’Ottocento per volontà dei fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, che trasformarono la casa di famiglia raccogliendo opere e oggetti del Quattro e Cinquecento per ricreare un’abitazione ispirata al Rinascimento lombardo.

Il ricavato dell’Aperitivo solidale sosterrà i progetti di Safe Heart ODV e sarà destinato alle missioni umanitarie no-profit, in particolare alla cura di giovani pazienti con patologie delle valvole cardiache e alla formazione del personale locale. Nel corso della serata saranno inoltre raccontate la missione esplorativa in Niger e le missioni umanitarie realizzate tra ottobre 2025 e maggio 2026 in Burkina Faso, oltre ai nuovi progetti dell’associazione.

A raccontare il senso di questo impegno è Marco Zanobini, cardiochirurgo e socio di Safe Heart ODV. Specializzato nel trattamento riparativo delle malattie valvolari, considerato uno dei maggiori interpreti e conoscenti della patologia mitralica. Si è laureato a Pisa, specializzato all’Università di Milano, dove ha anche ottenuto il PhD, ed ha sviluppato la sua esperienza professionale soprattutto in Francia (CHU Toulouse) ed in Belgio (OLV Aalst). Da sempre attento ai bisogni clinici ed alle necessità di chi, per diverse ragioni, non può permettersi un accesso diretto alle Cure Sanitarie.

Safe Heart ODV nasce dal principio che la salute sia un diritto fondamentale e non elitario. Come si traduce concretamente questo valore nelle vostre missioni umanitarie e nel lavoro quotidiano dell’associazione?
Nei paesi occidentali, o in più in generale nei paesi più “ricchi”, si dà per scontata la disponibilità di ospedali, medici e personale infermieristico cui poter affidare la nostra salute e la nostra vita. In generale alla prima urgenza per noi è sufficiente comporre un numero di telefono per vedere correre un’ambulanza in nostro soccorso. Nel mondo “povero” non è certo così: manca tutto questo e di fronte ad ogni imprevisto la salute e la vita corrono un grave pericolo; soprattutto se nel paese povero si appartiene alla fascia più povera l’accesso alle cure è davvero impossibile. Questa consapevolezza, ed il contatto diretto con questo scenario non possono lasciare indifferenti chi ha il piacere di stare e servire gli altri: ed è questo lo spirito che ci porta ad essere accanto a chi ha bisogno di sanità gratuita.

Negli ultimi anni avete realizzato importanti missioni in Burkina Faso e avviato una missione esplorativa in Niger. Quali sono state le principali sfide affrontate e quali risultati vi hanno dato maggiore soddisfazione?
Le sfide affrontate sono infinite, soprattutto quando si apre la collaborazione con un nuovo Paese: dapprima è necessario partire per gli incontri istituzionali e politici; poi la ricerca di un ospedale idoneo, la verifica di tutte le caratteristiche di compatibilità per un’attività chirurgica così complessa, la verifica del materiale, la necessità di capire cosa manca e cosa dobbiamo portare; infine l’inizio dell’attività clinica. Tutto questo è sempre una nuova sfida, e quando finalmente i primi interventi partono, quando si assiste ad una collaborazione vera, armonica, sincera e disinteressata tra equipe che vivono a decine di migliaia di chilometri, quando si leggono nei volti dei giovani pazienti e dei familiari gratitudine e riconoscenza non si può non essere felici!

La cardiochirurgia richiede competenze altamente specialistiche e una grande organizzazione. Come si prepara una missione umanitaria e quali sono le figure professionali coinvolte?
Come dicevo in precedenza appena le verifiche di fattibilità tecnica ed istituzionale sono effettuate ed il risultato è positivo, si passa all’organizzazione pratica; ci siamo divisi i compiti per cui c’è chi si occupa dell’ordine dei materiali, chi della selezione dei pazienti da operare, chi della richiesta di Visa, prenotazione di voli ed alberghi, chi della raccolta dei vari documenti, del contatto con l’equipe locale, dell’organizzazione dei mezzi di trasporto in loco. Un immenso lavoro, che spesso non appare, rappresenta il primo step senza il quale non andremo proprio da nessuna parte. Per cui sono tante le persone che partecipano all’organizzazione: nella missione chirurgica invece siamo in genere una decina di persone, tutti sanitari; e spesso portiamo un paio di persone che non si occupano di assistenza con il preciso scopo di poter far condividere ed apprezzare delle magnifiche emozioni.

L’8 settembre organizzate a Milano un Aperitivo Solidale con visita guidata al Museo Bagatti Valsecchi. Qual è il significato di unire cultura, solidarietà e divulgazione per sostenere le vostre prossime missioni?
È davvero bello poter presentare a chi ci segue o a chi è semplicemente incuriosito o interessato a cio’ che facciamo le nostre attività. Che riguardano paesi lontani, persone che vivono con usi e costumi molto diversi dai nostri, che hanno altre culture, parlano altre lingue, si alimentano in maniera molto diversa, vivono in maniera molto diversa dalla nostra. Ed è bellissimo mostrare una integrazione tra questi mondi lontani, un trasferimento di competenze , perché è quello il nostro scopo, che avviene in amicizia e grande armonia. Purtroppo o per fortuna, ed è una nostra scelta, non siamo affiliati a partiti politici o ad altre organizzazioni che potrebbero darci un forte sostegno economico; la serata dell’8 settembre è una nuova occasione di condivisione di emozioni e di gioia, e a noi rimane sempre la speranza di ottenere anche un modesto sostegno da parte di tutte le persone sensibili e di buon cuore, affinché un numero sempre maggiore di giovani pazienti possa ritrovare una speranza di vita.

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