Hey Darling!: «A volte l’amore non basta più a farti sentire davvero viva»

"Bored To Death" è il singolo d'esordio delle Hey Darling!, rock band al femminile: un amore che si consuma lentamente. Leggi l'intervista!

“Bored To Death” (Ghandi Dischi/distr. ADA Music Italy) è il singolo d’esordio delle Hey Darling!, rock band tutta al femminile composta da Rachele Margutti, Giulia Vitali e Grazia Cardinale, prodotto da Max Kleinz.

Il brano racconta la fine di un amore che non esplode, ma si consuma lentamente. Una relazione in cui il dolore lascia spazio all’abitudine, i sentimenti si affievoliscono e restare insieme significa rinunciare, poco a poco, alla parte più viva di sé.

La band si prepara a un debutto live di grande impatto. Tra gli appuntamenti più prestigiosi, le Hey Darling! apriranno i concerti degli Amyl and the Sniffers il 7 agosto a Trieste, nell’ambito di Hot in the City al Castello di San Giusto, e l’8 agosto a Zagabria, in Croazia, presso l’SRC Šalata.

”Bored To Death” racconta una relazione che si consuma lentamente. C’è stato un momento preciso in cui avete capito che questa storia meritava di diventare una canzone?
Ho scritto questo testo dopo essermi interrogata a lungo sul perché avessi sentito il bisogno di chiudere una relazione durata quasi tre anni, in cui, almeno all’apparenza, tutto sembrava perfetto (racconta Rachele, la cantante della band, ndr). È difficile dare una spiegazione quando dall’altra parte ricevi amore incondizionato e totale rispetto. Eppure, quando mi sono resa conto che, senza quella relazione, ero tornata a vivere pienamente me stessa e a mostrare senza filtri ogni lato della mia personalità alle persone che amo, ho capito che dovevo trasformare quella consapevolezza in una canzone. Bored To Death nasce proprio dal desiderio di raccontare quelle sensazioni: il momento in cui capisci che, anche se l’amore c’è, a volte non basta più a farti sentire davvero viva.

Nel brano parlate della scelta di andarsene per ritrovare sé stessi. È una storia che avete vissuto in prima persona o nasce anche dall’osservazione di esperienze altrui?
Sì, è una storia che ho vissuto in prima persona, all’interno di quella che è stata una delle relazioni più importanti della mia vita. Col tempo, però, ho iniziato a notare la stessa situazione anche nelle relazioni di amici e persone a me vicine. Mi ha colpito rendermi conto di quanto fosse più comune di quanto pensassi, e questo ha rafforzato ancora di più la mia voglia di raccontarla in una canzone. (racconta sempre Rachele)

Il vostro sound è decisamente rock, mentre il tema del pezzo è intimo e malinconico. Ci sono artisti, band o atmosfere che vi hanno ispirato nella scrittura e nella produzione di “Bored To Death”?
Rachele: Il tema del brano è sicuramente intimo e malinconico, ma abbiamo voluto raccontarlo con un’energia quasi rabbiosa. Bored To Death rappresenta il momento in cui esaurisci la pazienza e smetti di sacrificare una parte di te stessa per cercare di tenere in piedi una relazione. È una presa di coscienza che fa male, ma che allo stesso tempo ti restituisce forza e libertà. Dal punto di vista musicale, i Green Day sono stati senza dubbio una delle influenze principali nella scrittura del brano: il loro modo di unire melodie immediate ed emotive a un sound diretto ed energico è qualcosa che ci ha sempre ispirato.

Come nasce una canzone delle Hey Darling!? Avete un metodo di scrittura condiviso o ognuna di voi contribuisce con un ruolo diverso?
Finora ogni pezzo è nato da una storia o un’emozione vissuta da una di noi e, il più delle volte, condivisa anche dalle altre. A volte nasce prima il riff di chitarra o la melodia, altre il testo. In ogni caso, ciascuna di noi poi contribuisce a modo suo, e per questo ogni canzone è il ritratto sonoro del nostro trio.

Ad agosto aprirete i concerti degli Amyl and the Sniffers tra Italia e Croazia. Che significato ha per voi un’occasione così e cosa vi aspettate da questa esperienza?
Dal momento in cui ci si è presentata questa opportunità siamo incredule e immensamente grate. Quando ci siamo riformate, loro sono stati la prima band di riferimento a cui ci siamo ispirate per il sound e la cazzimma alla base della nostra identità. “Hertz” è stata la prima cover che abbiamo messo su dopo anni di pausa. Per noi non si tratta solo di una grande prova che non vediamo l’ora di affrontare per imparare il più possibile, ma anche di un momento emotivo importante, un po’ come un sogno che si avvera.

Siete all’esordio, ma avete già un’identità molto definita. Vi riconoscete di più nella tradizione di band come Hole e L7 o sentite di essere più vicine a realtà contemporanee come le Bambole di Pezza? Oppure c’è un’altra direzione in cui vorreste essere collocate?
Probabilmente siamo una via di mezzo. Adoriamo prendere spunto da band femministe che in passato si sono distinte per la loro sfrontatezza pura e cruda e per aver portato sui palchi la female rage. D’altro canto, ci piace anche frugare e pescare modelli d’ispirazione anche in band più contemporanee e soprattutto emergenti, da cui ci lasciamo stregare costantemente. È pieno di ragazze là fuori, ogni volta che scopriamo un gruppo nuovo con queste influenze ci batte forte il cuore.

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