
Orofino, musicista e autore siciliano che ha fatto della passione per la musica brasiliana una delle cifre distintive del proprio percorso artistico, ha pubblicato il suo primo 45 giri con l’etichetta indipendente Megghiu Suli. Un progetto concepito fin dall’inizio attorno alla forma del disco a due lati, con i brani “Amarello” e “Eu” che dialogano tra loro come due facce dello stesso racconto musicale.
Le due canzoni, scritte e prodotte da Orofino (con Marco Castello che ha co-prodotto “Amarello”) e disponibili in vinile e digitale, vengono così descritte dal musicista. “Amarello” è stata registrata a Siracusa, “con lo stesso spirito che aveva accompagnato la realizzazione del mio primo singolo da solista, Amsterdam (uscito nel 2023): nella casa di Erlend Øye, insieme a tanti amici, tra sessioni di registrazione, buon cibo e momenti di condivisione. È un brano che guarda verso l’esterno, una celebrazione del suono come spazio di libertà, scoperta e incontro”.
Con “Eu”, invece, “la scrittura rallenta, le atmosfere si addolciscono e la musica lascia spazio all’introspezione. È una canzone che esplora temi legati all’identità, alla vulnerabilità e al tempo che scorre, rivelando il lato più tranquillo e contemplativo del mio percorso artistico. L’ho scritta in Messico, in un luogo dove il tempo sembra scorrere più lentamente, e l’ho poi registrata a Napoli”.
Nel loro dialogo, le due tracce costruiscono un equilibrio naturale tra energia e contemplazione, colore e profondità, e rendono omaggio alla tradizione musicale brasiliana senza rinunciare a una voce contemporanea e autentica.

Perché un 45 giri? Cosa ti interessa di questa struttura oggi, in un’epoca di ascolto frammentato e digitale?
Ho voluto stampare un 45 giri perché lo considero un oggetto bellissimo, quasi magico. Il piccolo formato del vinile ha un fascino particolare, soprattutto oggi che la musica viene ascoltata prevalentemente su dispositivi mobili e in digitale. Da bambino sono cresciuto ascoltando molti 45 giri, e a un certo punto ho sentito il desiderio di realizzarne finalmente uno tutto mio, come un ritorno a quel tipo di ascolto più fisico e consapevole.
Descrivi “Amarello” come un brano estroverso e fisico, mentre “Eu” è più introspettivo. Questa dualità è stata costruita consapevolmente o è emersa in modo naturale durante il processo di creazione?
La differenza tra i due brani è totalmente voluta. Amo i contrasti nella vita: il dolce e il salato, il bianco e il nero. Ho voluto inserire nel 45 giri due canzoni con mood molto diversi, nate in momenti e periodi differenti della mia vita. “Amarello” è nata e registrata a Ortigia insieme a tutti i miei amici, mentre “Eu” è nata in Messico, a Cabo Pulmo, ed è stata registrata poi a Napoli. Nonostante le differenze, le due canzoni sono collegate da un immaginario e da un pensiero che sento profondamente mio, sospeso tra Sicilia e Brasile.
Il tuo percorso nasce a Ortigia e si sviluppa tra incontri e viaggi. In che modo il Mediterraneo continua a filtrare il tuo modo di ascoltare e scrivere musica?
Sono molto legato alle mie origini siciliane e al Mediterraneo, che per me rappresenta un centro emotivo e culturale. Questo legame filtra inevitabilmente nei miei ascolti e nella mia scrittura musicale: nella ricerca della positività, nel calore umano, nella passione e soprattutto nel piacere di condividere le cose con gli altri. È un modo di vivere prima ancora che di fare musica.
Sempre parlando del tuo percorso, hai attraversato contesti molto diversi, lavorando e collaborando con figure come Erlend Øye, Marco Castello e DJ Tennis. In che modo queste relazioni hanno influenzato il tuo modo di intendere la produzione e la scrittura?
Le persone che hai citato sono state e sono tuttora molto importanti nella mia vita, prima di tutto come amici. Grazie a loro ho potuto esprimere la mia musica e la mia creatività in modo naturale e spontaneo, proprio come accade quando si suona insieme senza forzature Mi hanno sicuramente influenzato nel modo di sperimentare, nel fare musica senza limiti, nella ricerca del bello e del groove. Ognuno di loro ha una personalità diversa, ma sono tutti dei veri geni a modo loro. Ciò che ci unisce, oltre alla musica, è l’amore per il buon cibo e per il piacere di stare insieme.
Il cavaquinho lo senti come uno strumento “adottato” o come qualcosa che nel tempo ha finito per riscrivere anche la tua identità musicale?
Penso sia stato il cavaquinho ad adottare me. È stato il primo strumento che ho iniziato a suonare e a studiare da autodidatta. L’ho comprato durante uno dei miei viaggi in Brasile e, durante un carnevale a Rio de Janeiro, l’ho sentito suonare dal vivo in una roda di samba: in quel momento sono rimasto stregato dal suo suono brillante ed energico. Oggi è uno strumento con cui mi diverto moltissimo e che sento profondamente mio. Il suo timbro mi distingue e, senza dubbio, fa parte integrante della mia identità musicale.
