Sol: «L’amore non resiste perché si trasforma, traduco questa instabilità con note inafferrabili»

Cantautrice, DJ e creative producer, Sol continua a tracciare i confini di "Cinema Clubb" con il nuovo singolo "l'amore non resiste"

Cantautrice, DJ e creative producer dal percorso trasversale, Sol (già conosciuta come Danysol) continua a tracciare i confini di “Cinema Clubb”, l’ambizioso progetto che fonde immaginario cinematografico e club culture in un equilibrio perfetto tra electropop, indie elettronica e ambient.

Il nuovo singolo, “L’amore non resiste” arriva dopo il debutto con il “sunshine noir” di “Baudelaire” e sposta la narrazione verso una dimensione cosmica. Scritto da Sol e prodotto a quattro mani con Reizon, il brano racconta l’amore come una forza che non resta uguale a se stessa, ma si trasforma e si rigenera oltre il tempo e la materia. Un viaggio onirico impreziosito dagli archi diretti da Enrico Gabrielli e interpretati da Alessandro Trabace, che nasconde una genesi intima e profonda: la ricerca, attraverso il sogno e la musica notturna in loop, di un contatto e di un dialogo sospeso con il proprio padre scomparso.

Descrivi “L’amore non resiste” come una riflessione su qualcosa che si trasforma continuamente. In che modo questa idea di “trasformazione” si traduce concretamente nella struttura del brano?
Il brano si apre con note inafferrabili proprio per restituire quel senso di instabilità che è intrinseco al concetto del titolo. Per trovare la giusta direzione, ho ascoltato decine di volte, rigorosamente di notte, “Moonchild – Including The Dream and The Illusion” dei King Crimson, soffermandomi in particolare su quei dieci minuti di improvvisazione. Questa tensione cresce per tutta la durata del pezzo: diventa potente, a tratti pesante. Immagina di essere un astronauta che galleggia nel cosmo: quanto può essere leggera quella sensazione di assenza di gravità e, allo stesso tempo, quanto può essere schiacciante la consapevolezza di trovarsi in quel vuoto infinito? L’uso improvviso degli archi a metà pezzo funge da vero cambio di scena, una cesura emotiva che tenta di tenere in piedi la canzone mentre tutto attorno si trasforma.

Il progetto “Cinema Clubb” unisce immaginario cinematografico e club culture: qual è stata l’immagine o la scena mentale da cui è nato questo universo?
È nata da una scena che è, allo stesso tempo, mentale e fisica. La musica, per come la vivo io, deve essere sempre entrambe le cose. Il Cinema è l’immaginario, è lo strumento attraverso cui scrivo; il Clubb è la fisicità, è il corpo che si muove, che occupa lo spazio e che abita la musica, trasformandosi sia in cassa di risonanza che in movimento puro.

In “Cinema Clubb” il sogno e la dimensione onirica sembrano avere un ruolo centrale. Credi che oggi la musica possa ancora permettersi di essere un luogo di alterazione percettiva o è diventata troppo realistica?
Credo che la musica sia sempre stata entrambe le cose. Può sembrare banale, ma la musica contiene davvero tutto. E contiene anche tutti, perché ognuno ne può fare l’uso che preferisce. Puoi usarla per piangere, per ballare, per riflettere o per farci un film horror. Non ha confini.

Nel tuo percorso hai attraversato musica, radio, scrittura e DJ set. Quanto questi lavori hanno influenzato il tuo modo di pensare un progetto discografico oggi?
In realtà, in nessun modo. Il mio progetto discografico si fonda esclusivamente sul concetto di sopravvivenza. Non ha una struttura, non segue alcuna regola se non quella, basilare, di produrre canzoni e, come si dice, “buttarle fuori”. Ho solo la fortuna di avere un bravo ufficio stampa che le sottopone all’attenzione.

Come trovi l’equilibrio tra l’istinto del dancefloor e una scrittura più narrativa?
Direi che si trova cercando di bilanciare il senso della città con quello di una notte infinita. Non è una supercazzola, giuro! Sto lavorando a un brano che si chiama “Il Venerdì sera” in cui cerco di ricreare proprio queste due atmosfere. Il senso della città è affidato al testo, mentre la produzione gioca con chitarre e synth particolari, cercando di fondere tutto con un groove ipnotico da club beat.

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