Disorient Express: «Perdere l’orientamento è il modo migliore per uscire dagli schemi»

I Disorient Express, band cantautorale siciliana, pubblica “Aspettando il sole”, un EP nato dall’urgenza di raccontarsi senza filtri

Uscire dagli schemi della narrazione contemporanea significa, prima di tutto, accettare il rischio di perdere la bussola. Lo sanno bene i Disorient Express, band cantautorale della costa tirrenica della Sicilia orientale, che ha fatto del disorientamento e del viaggio senza fermate prestabilite una vera e propria dichiarazione d’intenti e uno strumento creativo.

La loro ultima creatura si chiama “Aspettando il sole”, un EP nato dall’urgenza di raccontarsi senza filtri attraverso un sound post-folk collettivo, intimo e viscerale. Fabrizio Schepis (voce), Giuseppe Lisa (chitarra), Piero Lamancusa (basso) e Giandomenico Mazzeo (batteria) mettono a sistema quattro sensibilità differenti per dare vita a stanze sonore che galleggiano tra l’affanno esistenziale e la lucida denuncia sociale. Dalle immersioni metaforiche di “In Apnea” fino alle atmosfere notturne di “Lacrime e Negroni”, il disco si muove lungo un binario dove perdersi diventa l’unico modo per ritrovarsi davvero.

“Aspettando il sole” racconta un percorso che attraversa inquietudini, smarrimento e rinascita: qual è stata l’esigenza emotiva e artistica che vi ha spinto a trasformare queste sensazioni in un EP?
Beh, l’esigenza racchiude esattamente tutte le sfumature che hai elencato. Avevamo in cantina del materiale che reputavamo pronto da far uscire; c’era una forte urgenza di liberare quelle visioni. Riuscire a far prendere vita alle emozioni, traducendole in canzoni, è un processo quasi liberatorio e, direi, profondamente consolante.

Nel disco ogni brano sembra rappresentare una diversa tappa di un viaggio interiore. C’è una canzone che considerate il cuore pulsante del progetto e che meglio sintetizza il messaggio dell’intero lavoro?
Sicuramente ogni canzone rappresenta un traguardo e un viaggio differente, ma vissute insieme creano esattamente quel percorso che ci eravamo prefissati all’inizio. Se dobbiamo isolare un fulcro, sia dal punto di vista ideale che per la sua struttura armonica e testuale, la title-track “Aspettando il sole” diventa non solo il brano che dà il nome all’EP, ma certamente la sintesi perfetta di tutto questo lavoro.

Nei vostri testi convivono immagini molto evocative, come il mare di “In Apnea” o il “trono” irraggiungibile di “Re Minore”. Quanto conta per voi l’uso delle metafore nel raccontare emozioni e fragilità?
Le metafore sono uno strumento prezioso, ma vanno sempre dosate con cura. Oggi in musica talvolta se ne fa un vero e proprio abuso. Tuttavia, ci sono certe emozioni e determinate sensazioni che hanno l’esigenza viscerale di essere rese quasi tangibili, visive. È proprio in quel momento, quando si raggiunge il giusto dosaggio e il perfetto equilibrio con la musica, che le metafore trovano il loro pieno motivo d’essere. Questo bilanciamento è un aspetto su cui lavoriamo costantemente.

“Aspettando il sole” contiene uno sguardo critico sul presente e sulle dinamiche sociali contemporanee. Quali aspetti del mondo di oggi sentite più urgenti da raccontare attraverso la vostra musica?
La musica resta da sempre lo strumento di comunicazione più potente per poter arrivare in modo trasversale a tutti coloro che hanno un ascolto empatico e che sentono ancora il bisogno di riflettere e di emozionarsi. Nostro malgrado, abbiamo la sensazione di vivere un nuovo medioevo: le storture della società di oggi sono talmente tante che ci sarebbe ancora più necessità di denuncia. Nel nostro piccolo, proviamo a interrogarci da dentro, ovvero partendo dall’essere umano nel suo aspetto più introspettivo, perché alla fine è sempre da lì che inizia tutto.

Il nome Disorient Express richiama l’idea del viaggio e del disorientamento come esperienza creativa. In che modo questo concetto continua a influenzare il vostro modo di scrivere e vivere la musica?
Perdere l’orientamento ormai è diventato il nostro mantra, la nostra firma. Siamo convinti che smarrire la strada sia il modo migliore per uscire dagli schemi precostituiti. La nostra può essere considerata una provocazione voluta, un invito a salire a bordo per osservare, assimilare e riflettere sul mondo circostante in modo totalmente non convenzionale.

Dopo questo EP, che rappresenta una tappa importante della vostra evoluzione artistica, verso quali nuove direzioni pensate possa muoversi il “treno” dei Disorient Express?
In realtà il treno non si ferma: stiamo già lavorando con la prospettiva concreta di realizzare un disco completo. Sarà un altro incredibile viaggio, ancora più ricco grazie alle esperienze recenti e passate che stiamo metabolizzando. L’intento, ancora una volta, sarà quello di perderci e di far perdere chi avrà il piacere di lasciarsi coinvolgere e travolgere da tutto questo.

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