Ben Harper a Roma, dove la musica torna a essere umana

Il ritorno di Ben Harper alla Cavea dellโ€™Auditorium Parco della Musica di Roma รจ stato un manifesto di resistenza culturale

Ben Harper a Roma 2026 – Foto di Musacchio/MUSA

Nella calura immobile di un’a ‘estiva notte romana, il ritorno di Ben Harper insieme ai fidati Innocent Criminals alla Cavea dellโ€™Auditorium Parco della Musica si รจ trasformato in un limpido manifesto di resistenza culturale, laddove la musica, quella vera, artigianale, continua a sopravvivere. Mentre lโ€™industria dei grandi eventi insegue una rincorsa bulimica a schermi mastodontici, visual e produzioni ipertrofiche, sul palco del Roma Summer Fest lโ€™artista californiano ha azzerato ogni sovrastruttura per rimettere al centro lโ€™onestร  emotiva della canzone.

Tutto รจ cominciato nella penombra e senza alcuna introduzione spettacolare, lasciando che le prime note a cappella di “Below Sea Level” dettassero un respiro comune, intimo e quasi sacrale, per le migliaia di spettatori presenti. Seduto al centro della scena con lโ€™inseparabile chitarra lap steel Weissenborn adagiata sulle ginocchia, Harper ha guidato la band attraverso una prima metร  di set ruvida e viscerale, interamente ancorata alla polvere del blues e alle pulsioni funk-rock di brani come “Ground On Down”, “Don’t Give Up on Me Now” e “The Will to Live”.

Il concerto รจ scivolato via come un dialogo costante in cui gli Innocent Criminals si sono confermati una delle sezioni ritmiche piรน straordinariamente devote alla forma-canzone, capaci di alleggerire il carico per fare spazio alla solaritร  quasi casalinga di hit generazionali come “Steal My Kisses” e “Diamonds on the Inside”, cantate allโ€™unisono dalla Cavea. Ma รจ nella seconda parte dello show che si รจ compiuta la vera magia emotiva: con lโ€™esecuzione di “Power of the Gospel”, Harper ha spogliato i suoni fino a raggiungere una vulnerabilitร  lacerante, unโ€™urgenza espressiva che lo accosta a giganti come Springsteen e Neil Young. Quello del 29 giugno รจ stato un rito condiviso e la dimostrazione che, quando si ha il coraggio di togliere il superfluo, la musica possiede ancora il potere primordiale di trasformarsi in unโ€™esperienza profondamente e autenticamente umana.

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