
Nella calura immobile di un’a ‘estiva notte romana, il ritorno di Ben Harper insieme ai fidati Innocent Criminals alla Cavea dellโAuditorium Parco della Musica si รจ trasformato in un limpido manifesto di resistenza culturale, laddove la musica, quella vera, artigianale, continua a sopravvivere. Mentre lโindustria dei grandi eventi insegue una rincorsa bulimica a schermi mastodontici, visual e produzioni ipertrofiche, sul palco del Roma Summer Fest lโartista californiano ha azzerato ogni sovrastruttura per rimettere al centro lโonestร emotiva della canzone.
Tutto รจ cominciato nella penombra e senza alcuna introduzione spettacolare, lasciando che le prime note a cappella di “Below Sea Level” dettassero un respiro comune, intimo e quasi sacrale, per le migliaia di spettatori presenti. Seduto al centro della scena con lโinseparabile chitarra lap steel Weissenborn adagiata sulle ginocchia, Harper ha guidato la band attraverso una prima metร di set ruvida e viscerale, interamente ancorata alla polvere del blues e alle pulsioni funk-rock di brani come “Ground On Down”, “Don’t Give Up on Me Now” e “The Will to Live”.
Il concerto รจ scivolato via come un dialogo costante in cui gli Innocent Criminals si sono confermati una delle sezioni ritmiche piรน straordinariamente devote alla forma-canzone, capaci di alleggerire il carico per fare spazio alla solaritร quasi casalinga di hit generazionali come “Steal My Kisses” e “Diamonds on the Inside”, cantate allโunisono dalla Cavea. Ma รจ nella seconda parte dello show che si รจ compiuta la vera magia emotiva: con lโesecuzione di “Power of the Gospel”, Harper ha spogliato i suoni fino a raggiungere una vulnerabilitร lacerante, unโurgenza espressiva che lo accosta a giganti come Springsteen e Neil Young. Quello del 29 giugno รจ stato un rito condiviso e la dimostrazione che, quando si ha il coraggio di togliere il superfluo, la musica possiede ancora il potere primordiale di trasformarsi in unโesperienza profondamente e autenticamente umana.
