
“Era Mai” è il primo EP di Adriano Moretti, artista italiano classe 1999, attivo tra musica, recitazione e comicità, prodotto da Dre Loa e distribuito da ADA Music Italy. Composto da otto tracce, il progetto accompagna l’ascoltatore in un viaggio emotivo attraverso le fasi che seguono la fine di una relazione e le conseguenze che questa lascia nella vita di chi la vive.
“Ogni brano rappresenta una tappa diversa del percorso che segue la rottura – racconta Adriano Moretti – dalla nostalgia dei ricordi alla ricerca di nuove esperienze, dal peso costante dell’assenza che rende tutto meno intenso alle relazioni che non riescono a colmare il vuoto, fino ai tentativi di tornare indietro, ai blocchi emotivi e a quella malinconia che continua a riaffiorare nel tempo”.

Ciao Adriano. Perché hai sentito la necessità di creare questo EP, “Era mai”?
È una necessità nata dal fatto che da tanti anni collaboro e scrivo regolarmente con Dre Loa, il mio migliore amico e produttore. A un certo punto ci siamo resi conto che tutte le tracce che stavamo accumulando avevano un nesso comune: una forte vena di malinconia e nostalgia, che è poi il motivo che ha dato il titolo all’EP. Così abbiamo deciso di buttarci.
Come si è sviluppato il lavoro in studio e quando sono nati, effettivamente, questi brani?
Tutto il processo è iniziato nel 2024. La prima traccia l’abbiamo registrata quasi per gioco durante una vacanza e da lì abbiamo aggiunto un tassello alla volta. Per me andare in studio e cantare rappresenta la pace. Mi piace immaginare la musica come un pezzo del puzzle del mio futuro, una parte integrante dei miei prossimi spettacoli. Volevo comunicare alle persone che esiste anche questo mio lato. I brani fanno parte di esperienze personali, ma l’intento principale è cercare storie in cui gli altri possano empatizzare. Sono andato a ricercare sensazioni provate in passato e mi sono immedesimato in dinamiche che ho visto o immaginato, sperando che possano essere di aiuto o di conforto a chi ascolta.
Allora è vero il cliché secondo cui un artista scrive meglio quando viene lasciato o attraversa momenti bui?
Sì, c’è indubbiamente più esigenza e sono d’accordo con questa visione. Quando attraversi i momenti più bui, l’unica vera strada per uscirne è buttare giù le tue emozioni sotto forma di arte. A un momento brutto corrisponde spesso una creatività più alta.
Se dovessi pensare a una collaborazione dei sogni, chi sceglieresti?
Se guardo all’estero, la mia massima ispirazione in questi ultimi anni è Mk.gee. In Italia, invece, guardo a fenomeni che si accostano molto al mio mood attuale come Tommaso Paradiso, Calcutta, Giorgio Poi e I Cani. Al tempo stesso, però, sono anche un grande fan della trap. Un feat. atipico e interessante per me sarebbe con un rapper come Glocky o con la Dark Polo Gang.
La musica è forse la sfida più complessa per chi ha iniziato un percorso diverso. Tu dove vuoi arrivare?
La musica è in assoluto la cosa più difficile che ho fatto finora. Le persone non sono abituate a vedermi in questa veste e per questo il percorso si rivela più complesso. L’obiettivo a lungo termine è grande: la musica deve essere una componente essenziale che mi accompagnerà per il futuro. Non sono partito con la pretesa maniacale di ottenere subito determinati risultati, e questo mi ha permesso di vivere il progetto con molta tranquillità.
A proposito del tuo percorso, tu nasci come content creator. Ricordi il tuo primo video?
Il mio approccio al mondo dei video è nato da un’esigenza legata a un momento di vuoto. È coinciso con la fine del mio percorso in accademia: in quel momento ha iniziato a manifestarsi la paura del non fare, l’ansia del “quando arriverà il prossimo provino?”. Quella situazione mi spaventava molto. Avendo già in mente dei personaggi e dei modi particolari per fare sketch, mi sono detto: perché non provarci?
E come ti immagini in futuro? Cantante o stand-up comedian?
Sogno uno spettacolo ibrido, che abbia momenti esilaranti con vari personaggi alternati a momenti molto più intimi, in cui raccontare anche il mio vissuto personale. Voglio sperimentare questa formula e renderla il più credibile possibile. Certo, anche l’idea di esibirmi live in un concerto puramente musicale mi gasa tantissimo, ma l’evoluzione massima a cui aspiro è proprio il connubio tra le arti.
Com’è stato il cambio drastico dalla comicità alla musica?
È stato difficile, sia per un inevitabile calo delle visualizzazioni, sia perché c’è sempre qualcuno che si stranisce e commenta da hater. I social mi spaventano perché capisco quanto facilmente le persone tendano a etichettarti. Inoltre, gli algoritmi tendono a spingere e far andare virali solo i contenuti a cui il tuo pubblico è già abituato. C’è il rischio costante che la piattaforma voglia quasi costringerti a tornare sui tuoi passi.
E se un domani i social dovessero sparire all’improvviso? Cosa faresti?
A dire la verità sarei contento. I numeri sono l’ultima cosa che guardo. Il mio augurio è quello di riuscire a distaccarmi sempre di più da questo ecosistema e che arrivino altri media, come la televisione o il cinema. La dipendenza da social è reale, soprattutto quando le cose iniziano a ingranare.
Nel tuo percorso c’è anche la recitazione. Che ricordo hai dell’esperienza sul set di “Notte prima degli esami 3.0”?
È stata un’esperienza bellissima e gratificante. Quando ho iniziato con i social, il mio sguardo era sempre rivolto verso quella direzione: sognavo di trovarmi davanti a una macchina da presa. Ho studiato per questo ed è quello che ho sempre desiderato fare. Interpretare quel personaggio mi è piaciuto moltissimo; è stato un privilegio unico in cui la tua vita normale si sospende, perché il set diventa a tutti gli effetti la tua nuova casa.
A proposito di cinema, c’è qualcosa che bolle in pentola?
Sì, sono in ballo per alcuni progetti cinematografici e spero vivamente che vadano in porto. Al momento arrivano i provini, si fanno e si resta in attesa.
