Davide Mancini: «Il mio etno-rock oggi è una musica piena di suoni differenti»

“Effimeri, Erranti e Vagabondi” è il nuovo album del cantautore valdostano Davide Mancini che racconta il disagio emotivo. Leggi tutto!

“Effimeri, Erranti e Vagabondi” è il nuovo album del cantautore valdostano Davide Mancini che racconta il disagio emotivo e spirituale dell’uomo contemporaneo, sospeso in un mondo sempre più complesso, teso e conflittuale. Ad anticipare il progetto è il singolo “Sono un tipo problematico”, una provocazione ironica e profondamente attuale.

“Il disco nasce proprio da questa domanda – racconta Davide Mancini – come si può vivere in maniera più serena possibile in un tempo così caotico ed effimero? La risposta dell’album passa attraverso l’arte, in cui musica, poesia, lettura, umiltà e natura diventano strumenti per ritrovare equilibrio e leggerezza”. La Val d’Aosta, terra originaria del cantautore, assume nel progetto un ruolo centrale e simbolico: i suoi paesaggi, il silenzio, il rapporto profondo con gli elementi naturali evocano una dimensione quasi panica, di fusione con la natura, capace di sciogliere almeno in parte la confusione che oggi attanaglia gli individui.

Il disco chiude la trilogia iniziata nel 2008 con “Madame Gerbelle”. Che risposte dà questo capitolo finale rispetto ai precedenti?
Rispetto ai precedenti lavori questo si concentra maggiormente sull’idea di quanto tutto sia ineffabile e impermanente.

Metà album è in italiano e metà in dialetto valdostano. Come mai hai preso la decisione di sdoppiare il disco in queste due versioni speculari?
Ho cercato di ripresentare e riarrangiare i brani in patois perché volevo constatare come la musica possa aderire a qualsiasi linguaggio. È stato un lavoro molto complesso ed affascinante, sono molto contento di questa sperimentazione.

Proprio la Val d’Aosta e i suoi paesaggi hanno un ruolo centrale nel progetto. In che modo il silenzio e la natura di questa terra hanno influenzato la scrittura dei brani?
La Valle fa parte del mio processo creativo, è un panorama di provincia dal quale inevitabilmente attingo tutti i giorni. La sua presenza si riflette nella mia scrittura.

Il singolo “Sono un tipo problematico” usa l’ironia per fotografare le nostre fragilità attuali. Come si esorcizza il caos del mondo di oggi attraverso una canzone?
Bella domanda, io cerco di esorcizzare con un gesto, un’opera, un libro, un suono. Sempre con la consapevolezza di non voler insegnare mai nulla e di quanto sia davvero importante essere perennemente umili.

Nel disco ci sono anime diverse, dallo storico bassista di De André, Massimo Spinosa, fino al jazz e al bandoneon. Come sei riuscito a far convivere questi mondi?
Nei miei concerti si presenta un lavoro musicale molto vicino al jazz, ma io rimango un cantautore, un tessitore di trame,storie e suggestioni. Da Ivan Ceccarelli a Massimo Spinosa, nei miei tre lavori ho sempre avuto il privilegio di lavorare e crescere grazie a grandissimi musicisti. A Massimo Spinosa,in particolare, va tutta la mia sincera gratitudine, per me lui rimane un maestro.

Arrivi da un background etno-rock, tra grandi festival negli anni ’90 e tour all’estero. Ti manca mai quell’energia viscerale o ritrovi la stessa urgenza anche in questa veste più acustica?
L’energia del mio etno-rock di un tempo è stata sostituita da una proposta musicale piena di suoni differenti. L’idea di musica che muove i miei lavori vuole offrire suggestioni, ma senza mai voler dare ricette sicure.

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