Cuta: «Ironico e provocatorio, ma quelli dell’ADHD sono i sintomi del nostro tempo»

"ADHD" è il nuovo singolo di Cuta, un beat classico alla Dr. Dre accompagna barre taglienti senza mezzi termini. Leggi l'intervista!

“ADHD” è il nuovo singolo di Cuta, un beat classico alla Dr. Dre accompagna barre taglienti senza mezzi termini, senza filtri che possono in qualche modo alludere ad una vaga forma di ”politicamente corretto”. L’artista si domanda: fin dove può arrivare un limite e dove quel limite stesso diventa un alibi per le proprie paure e insicurezze?

L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività), un disturbo di cui si parla e si racconta sempre di più negli ultimi anni, diventa una rappresentazione retorica di immunità, per un brano “che tocca tocca in maniera sarcastica (e un po’ provocatoria) il tema della salute mentale, quando il dolore diventa una scusa, quando il disturbo diventa inattaccabilità”.

“ADHD” usa l’ironia per toccare il tema della salute mentale. Perché hai deciso di scrivere questo pezzo? Non temi che una provocazione così forte possa essere fraintesa?
“ADHD” è sicuramente un brano ironico, provocatorio e che può essere frainteso, io però vedo proprio in questi potenziali fraintendimenti, in questa provocazione, la funzionalità stessa del brano perché, nel momento in cui vai a toccare le persone, anche forse erroneamente, a farle sentire un po’ giudicate. Tu apri il tema sul quale io ho riflettuto e che mi ha spinto a fare la canzone e cioè: tutta questa attenzione, sacrosanta ovviamente, sui temi della salute mentale dei giorni nostri, ci può talvolta spingere ad avere conoscenza di alcune patologie che poi diciamo di avere, anche se effettivamente non le abbiamo, per non superare degli ostacoli che sentiamo di avere, che può essere un ostacolo lavorativo, o come nel mio caso, come dico nella canzone, sociale?

E qual è la tua risposta?
Io voglio soltanto spingere alla riflessione, quindi, anche laddove il brano viene frainteso, per me è importante che si parli del tema e si sta parlando delle intenzioni del brano, anche in maniera negativa, già si sta parlando del tema, per quando mi riguarda. Quello che io penso chiaramente, come persona, è molto meno diretto in un certo senso, anzi, penso che le persone che veramente hanno la ADHD, che veramente hanno delle patologie diagnosticate non dovrebbero sentirsi attaccate da questo pezzo, perché non è il pezzo a delegittimarle in quanto patologie, ma le persone che fingono eventualmente di averle, se ce ne sono.

Postilla. Io prendo la ADHD come antonomasia, ma in realtà poi la ADHD di base è neurologica, semplicemente i sintomi della di ADHD sono un po’ i sintomi del nostro tempo. Negli ultimi anni ho spesso sentito parlare di ADHD e ho pensato che fosse un ottimo titolo per raccontare questa cosa.

Perché hai scelto di affidarti a un beat classico “alla Dr. Dre”?
Il brano nasce molto naturalmente in studio, quindi non c’è un’effettiva correlazione tra la scelta del tema e la scelta del beat. La scelta del beat, che abbiamo iniziato a fare da zero ancora prima del testo in studio, mi ha spinto verso un tipo di narrazione ironica, che però appunto io di base non sapevo che fosse questa, il tema si è costruito strada facendo. Credo che però, a posteriori, il tipo di beat mi abbia permesso di affrontare in una chiave ironica il tema, che è una chiave che io trovo più funzionale per farlo, rispetto a una chiave più conscious.

Nel 2024 hai pubblicato l’EP “Zero Alibi”, tra introspezioni, emozioni e analisi sociale. Da dove nasce questa tua urgenza fissa di scuotere l’ascoltatore?
Di per sé io non so perché abbia affrontato la scrittura in questo modo, sicuramente so che allora, come oggi io scrivo e racconto ciò come mi interessa, come è successo con ADHD, cose su cui rifletto quotidianamente e di cui parlo con gli amici, i miei genitori. Posso dire che “Zero Alibi” sia un po’ la prima pietra della mia personalità artistica. Non so bene quale sia la natura di questa cosa però.

Hai vinto Nuova Scena 2. Cosa ti porti dietro da quell’esperienza?
È stata un’esperienza bellissima, molto intensa, sia dal punto di vista umano che lavorativo. Mi porto dietro tutte le conoscenze che ho fatto con i ragazzi, con alcuni dei quali sono ancora molto legato e ci sentiamo veramente quasi tutti i giorni. Comunque quell’aria che si respirava mentre giravamo il programma mi ricordava un po’ una gita di classe, a me la scuola non piaceva, ma le gite di classe mi piacevano molto. E anche questa cosa me la porto un po’ nel cuore. Questo oltre le emozioni sicuramente provate durante la gara. E poi da un punto di vista più pratico, mi ha un po’ cambiato la vita, nel senso che mi ha dato la possibilità di lavorare con ciò che mi piace, di rivolgermi a un pubblico molto più ampio e annesse conseguenze sulla mia vita personale, alcune positive, altre negative, ma è stata sicuramente un’esperienza molto formativa e che mi porterò sempre nel cuore

Hai in preparazione altri singoli? O, magari, un tuo primo album?
Assolutamente sì, ma non anticipo nulla, anche perché lo scoprirete tra pochissimo!

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