
Per capire quanto sia cambiata la musica italiana negli ultimi anni basta guardare una fotografia: 60mila persone allo Stadio Olimpico che cantano in dialetto napoletano ogni parola delle canzoni di Geolier. Di ogni età e di ogni estrazione sociale, questo è il potere della sua musica.
L’ingresso è sulle note di “Love in Portofino” di Dalida. Una scelta quasi spiazzante per uno che ha costruito il proprio successo raccontando Secondigliano. La melodia elegante del classico italo-francese accompagna l’attesa dello stadio, poi tutto cambia. Arrivano il fuoco, i video, la dimensione cinematografica. Il live è suddiviso in quattro atti “Promessa”, “Sangue”, “Riscatto” e “Gloria”. Geolier compare sul palco e l’Olimpico diventa immediatamente quello che ormai sono i concerti dei grandi artisti italiani: un racconto in più atti, una macchina narrativa prima ancora che musicale.
Dal Rock In Roma all’Olimpico
Dopo appena due brani si guarda attorno. “Roma, è bellissimo mamma mia. Ce stamm’. Quanti siamo guagliù. Sei magnifica Roma”. Non è soltanto il saluto di rito. È il tema della serata. Lo stadio pieno come certificato di una scalata che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata improbabile perfino ai suoi sostenitori più convinti. Lo dirà lui stesso più avanti, ricordando il concerto al Rock in Roma dell’anno scorso e dell’anno ancora prima. “Eravamo in pochi”. La frase produce uno degli applausi più spontanei della serata. Perché il pubblico di Geolier continua a percepire il proprio idolo come uno dei suoi, anche adesso che riempie gli stadi.
Lo show è costruito secondo la stessa grammatica già vista a San Siro. Capitoli, visual, intermezzi filmati, orchestra, ospiti, momenti intimi e grandi esplosioni scenografiche. Una formula ormai definita che a Roma arriva ulteriormente rodata. Non c’è nulla di improvvisato. Ogni passaggio è studiato, ogni emozione trova il proprio spazio all’interno di una struttura quasi hollywoodiana.
Lo show in quattro parti
La parte della Promessa si apre con una violinista e una piccola orchestra. Sullo sfondo scorrono immagini di squali. Durante “Money” gli schermi si riempiono di dollari e banconote giganti, in una scenografia che guarda apertamente all’immaginario del rap americano – non a caso nell’ultimo album del rapper campano spunta 50 Cent in “Phantom” -. Del resto Geolier è uno dei pochi artisti italiani che può evocare quel mondo senza sembrare travestito.
La cosa interessante è che, nonostante l’impianto internazionale, il concerto continua ostinatamente a parlare napoletano. È qui che lo show evita il rischio dell’omologazione. Perché il linguaggio è quello dei grandi live contemporanei, ma il racconto resta profondamente locale.
La parte successiva, Sangue, è quella emotivamente più intensa. “Riempiamo questo stadio pieno di stelle, Roma?”, chiede prima di attaccare “Stelle”. Poco dopo, durante “Chiagne”, il muro scenografico dell’Olimpico crolla simbolicamente. Un effetto spettacolare ma anche una metafora piuttosto evidente della narrazione geolieriana: abbattere i limiti che gli altri avevano immaginato per te.
Boato per Achille Lauro
Arriva poi il momento a sorpresa di Achille Lauro. “Ho fatto i complimenti a un amico che ha fatto San Siro e ho deciso di invitarlo”. I due condividono il palco in uno dei momenti più calorosamente accolti dal pubblico, cantando “Fotografia”. Geolier si prende poi qualche secondo per rendere omaggio all’artista romano. “Ha respirato tanta musica”. È un passaggio significativo. Non tanto per il duetto in sé quanto per l’idea di una scena musicale che, almeno per una sera, sembra celebrare se stessa senza rivalità.
Nel frattempo, nelle prime file, va in scena uno spettacolo parallelo. Centinaia di ragazze giovanissime conoscono ogni parola delle canzoni, piangono durante “Vogl sul a te”, si abbracciano, si commuovono. E soprattutto si filmano. Molte sembrano più impegnate a riprendersi mentre vivono il concerto che a guardare il palco. È il modo contemporaneo di assistere a un evento: partecipare e documentare nello stesso momento, essere pubblico e contenuto.
La volta street rap di Geolier
Quando Geolier indossa una sciarpa del Napoli, l’Olimpico reagisce con un entusiasmo che supera perfino le appartenenze calcistiche. Il legame con la propria città resta il centro emotivo di tutto il concerto. Poi arriva la svolta rap. “Mo facimm’ nu poco ‘e rap serio”. Sale sul palco Kid Yugi per cantare “Olè”. Poi il brano che compare sul 90% delle magliette, “Amo ma chi t sap”.
Più tardi compare anche MV Killa, accompagnato da una vera Cadillac che entra in scena tra le luci e i boati del pubblico. È la parte più muscolare dello spettacolo, quella che ricorda da dove arriva Geolier e quale sia il linguaggio che lo ha reso famoso.
Il tributo a Pino Daniele e il volo di Geolier
Il tributo a Pino Daniele con “Tutto è possibile” rappresenta uno dei punti più alti della serata. È il momento in cui il concerto esplicita il dialogo tra due Napoli musicali lontane nel tempo ma vicine nell’immaginario: quella della tradizione cantautorale e quella del rap contemporaneo.
Ma l’immagine destinata a rimanere è però un’altra. Dopo oltre due ore scorrono sui maxischermi immagini dei luoghi che hanno accompagnato la sua crescita. Poi Geolier compare sospeso nel vuoto grazie a un’imbragatura e sorvola sul pubblico del prato dell’Olimpico mentre canta due dei brani più identitari del suo repertorio: “Campioni in Italia” e “P Secondigliano”.
Poi arriva “I p’ me, tu p’ te” e l’Olimpico esplode in un boato collettivo. È il sigillo perfetto su una serata che conferma quanto già emerso a Milano: Geolier non è più soltanto il rapper capace di dominare classifiche e streaming. È un artista che ha trovato una forma spettacolare abbastanza solida da reggere la dimensione degli stadi senza rinunciare alla propria identità.
Le prossime date del tour negli stadi
Il rapper napoletano continuerà il suo tour per tutta Italia. Il 23 giugno sarà allo stadio Franco Scoglio di Messina e poi il 26, 27 e 28 conquisterà per una tripletta epocale il Maradona di Napoli. A luglio il tour proseguirà nei festival: sarà il 2 luglio a Music Festival di Firenze, il 4 all’Oversound di Bari, l’11 a Riccione e poi il 23 agosto a Santa Maria del Cedro (CS). Info biglietti su magellanoconcerti.it.
La scaletta del concerto di Geolier all’Olimpico di Roma
- El Pibe de Oro
- Nu parl, nu sent, nu vec
- 081
- Me vulev fa ruoss
- Scumpar
- Capo
- 1H
- Si stat’ tu
- So Fly
- 2 secondi
- Che sole oggi
- Money
- L’ultima poesia
- X Caso
- M’ manc
- 2 giorni di fila
- Stelle
- Napoletano
- Mai per sempre
- Per sempre
- Chiagne (con Lazza)
- Moncler
- Fotografia
- Episodio d’amore
- Vogl sul a te
- Na catena
- Bad Bad Bad (con Shiva)
- Narcos
- Olè (feat. Kid Yugi)
- Amo ma chi t sap
- Cadillac
- Facil Facil
- Un ricco e un povero
- Canzone d’amore
- Il male che mi fai
- Campioni in Italia
- P Secondigliano
- Tutto è possibile
- Sonnambulo
- I p’ me, tu p’ te
- Finché non si muore
- Come vuoi
- A Napoli non piove
- Give You My Love
