
La prima cosa che i Kneecap mostrano a Roma non รจ la loro faccia. Sono i numeri dei morti a Gaza. Le cifre dei feriti, degli sfollati, delle vittime civili. Sugli schermi scorrono accuse dirette a Israele di genocidio. Poi arrivano le bandiere palestinesi e un mosh pit che si apre nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica.
Da quel momento, per ottanta minuti, Belfast, Gaza e la cultura rave britannica diventano la stessa storia. Perchรฉ ridurre i Kneecap a un gruppo rap sarebbe un errore. E ridurli a un gruppo politico pure. Il trio nordirlandese ha costruito il proprio successo su una contraddizione solo apparente: racconta l’Irlanda ma suona la Gran Bretagna.
Nei loro pezzi c’รจ l’aggressivitร elettronica dei Prodigy, il realismo urbano dei Streets, il grime di Dizzee Rascal e tutta quella tradizione rave e working class che da Manchester a Londra ha segnato la musica britannica degli ultimi trent’anni. Piรน che un concerto hip hop, quello del trio assomiglia a una collisione tra un rave, una manifestazione e un live punk.
Da Gaza a Belfast
Le immagini da Gaza e i cori per la Palestina accompagnano l’intera serata. “Mandiamo questi video cosรฌ anche le persone di Roma possono capire cosa succede”, spiegano dal palco, mentre le bandiere palestinesi continuano a sventolare sotto lo striscione “Roma Gaza”.
Poi il discorso torna alla loro terra. “Veniamo da Belfast e dove viviamo purtroppo รจ ancora occupato dalla Gran Bretagna”, dice il trio prima di lanciare “Get your Brits Out”, accolto da migliaia di persone. Poco dopo arrivano le provocazioni e le battute: il pubblico italiano รจ “fucking crazy”, il cibo irlandese รจ “the best” mentre si legge lo stupore nei loro occhi di trovarsi davanti a cinquemila persone per la prima volta nella Capitale.
Tra un pezzo e l’altro ringraziano chi ha comprato un biglietto โ “viviamo grazie ai concerti” โ e dedicano la serata a Violet Gibson, l’irlandese che nel 1926 tentรฒ di assassinare Mussolini, scatenando l’ovvia reazione del pubblico.
La chiusura con “Bella Ciao”
La chiusura con “Bella Ciao” completa un quadro giร chiarissimo. Il punto non รจ da dove vengono i Kneecap: รจ la loro capacitร di trasformare storie locali in un linguaggio universale fatto di rabbia, identitร e bassi da rave. Per una sera, Gaza, Belfast e Roma hanno battuto allo stesso ritmo.
La scaletta dei Kneecap a Roma
- รire go Deo
- Smugglers & Scholars
- Carnival
- Better Way to Live
- Sick in the Head
- Gael Phonics
- Cold at the Top
- An RaPlay Video
- Get Your Brits Out
- Guilty Conscience
- No Comment
- Sayonara
- Your Sniffer Dogs Are Shite
- I bhFiacha Linne
- Fine Art
- Rhino Ket
- Liars Tale
- FENIAN
- Big Bad Mo
- Parful
- H.O.O.D
- THE RECAP
