
“Perdigiorno” è il nuovo EP del giovane cantautore genovese Plasma, tra i protagonisti dell’ultima edizione di “Amici”. Un viaggio autentico e coinvolgente, ispirato alle sue esperienze personali e alle atmosfere suggestive dei vicoli di Genova.
Questo progetto ha permesso a Plasma di guardare la vita con “gli occhi di un adolescente”, un periodo che l’artista considera fondamentale. Una fase in cui le emozioni sono più forti e consentono di osservare il mondo con semplicità, ma allo stesso tempo con una consapevolezza più intensa e profonda. “È stato un lavoro duro nel tempo”, racconta il cantautore.
“Alcuni brani sono nati tra le mura della scuola di Maria De Filippi, come “Blu” e “Maledetto io” – prosegue Plasma – ma altri pezzi risalgono anche a due anni fa. C’è tanta Genova dentro”.

Puoi raccontarci della tua Genova?
Si respira in ogni brano e anche nelle foto. All’interno dell’EP e nel video di “Colore”, le immagini sono del campetto da calcio che vedo dalla mia finestra. Quando ero piccolo lo frequentavo sempre perché ero nei lupetti. E in seguito mi ha accolto mentre scrivevo i miei primi pezzi.
La scena musicale genovese è ricca di tanti artisti molto diversi tra loro.
Io sono figlio della Genova del cantautorato ma anche del rap. De Andrè, Gino Paoli, Ivano Fossati, ma anche Tedua, Guesan. La città mi ha dato una cultura di cui vado fiero. Essendo una persona nata in una città di mare, mi sento come un marinaio: c’è sempre una tensione tra l’andare e il ritornare in città.
Hai chiamato il tuo EP “Perdigiorno”, ma questa parola di solito ha una connotazione negativa. Cosa significa per te essere un ‘perdigiorno’ oggi?
Penso sia una tendenza della mia generazione, siamo bombardati di modelli e competizioni nate dai social dove mostriamo solo la parte bella. Ma ricordiamoci che siamo esseri umani e viviamo di contraddizioni. Mi sembra ci sia un’ossessione sul ‘cosa fare’, ma ci si dimentica di ‘cosa si è’. Il perdigiorno è slegato da questa narrazione e connesso al tutto. Io sono uno stakanovista, però quando scrivo musica mi concedo il lusso di esserlo.
A quale “Colore” ti sei ispirato quando scrivevi il brano omonimo?
Pensavo a un colore sbiadito, un certo rosso di lamiere, quelle del campetto dove abbiamo girato il video. Racconta la prima relazione, di quando ero adolescente. L’amore che si fa in strada non è mai lineare e porta con sé tanti alti e bassi. È intenso e non sempre giusto.
“Segreto” ha delle atmosfere più latine. Ti ci vedi in futuro a fare reggaeton?
A me piace la musica in toto. Non bisogna mai precludersi nulla. Di solito sono più abile a fare il pesantone. Una volta a Luigi Tenco chiesero perché lui scrivesse sempre canzoni tristi. Rispose: “Perché quando sono felice, esco!”. Ecco, prendo questa frase come esempio.
Qual è la lezione più importante che hai imparato dentro la scuola di Amici?
È stata un’esperienza formativa a livello artistico e un’occasione che non avrei mai potuto vivere all’esterno. Oltre un alto livello qualitativo, fondamentale è stato il percorso umano. Ho imparato a fare la pace con la mia parte più fragile, che è bellissima ed è quella più bella di me.
