
Dopo essersi fatto conoscere con “Drip a noleggio”, brano andato fin da subito virale su TikTok e aver partecipato alla seconda edizione di “Nuova Scena”, il rapper italo-congolese Joejoe ha pubblicato il nuovo album “POV” per Columbia Records/Sony Music Italy.
Il disco è il racconto di chi parte da zero, cade, si rialza e trasforma tutto in stile, drip e identità. È un punto di vista preciso su cosa significhi emergere oggi, tra stile, autenticità e determinazione. Questo album è un percorso di crescita e affermazione che racconta, attraverso un linguaggio crudo, contemporaneo e profondamente radicato nella cultura urban, ambizione, determinazione, senso di rivalsa e identità.
“Rimanere autentici e non farsi influenzare troppo credo sia una cosa semplice”, racconta Joejoe. “Basta restare fedeli a noi stessi, ad esempio: io non fumo e non bevo, sono state molte le volte in cui hanno provato a farmi provare ma sono sempre riuscito a rifiutare. Questa cosa si riflette nella mia musica: questo sono semplicemente io e la musica riflette ciò che piace a me e ciò di cui ho bisogno di sentire io”.

Nel disco collabori con artisti come BlackMill ed Edo Fendy. Come riesci a bilanciare la tua visione personale con l’appartenenza a un gruppo o a una scena specifica?
Io sono una persona molto aperta anche a conoscere il mondo degli altri e ad adattarmi alle situazioni in cui mi trovo, con Blackmill e Edo Fendy è stato un venirsi incontro da parte di tutti e tre. Ognuno di noi aveva la sua visione ma ci siamo uniti e siamo riusciti a trovare una traccia che è riuscita a tracciare una linea nonostante le nostre visioni diverse.
C’è stato un momento specifico durante la stesura di questo disco che ti ha costretto a uscire dalla tua comfort zone per esplorare un tuo lato personale che non avevi mai esplorato?
“Slowmo” è la traccia più “diversa” all’interno del progetto, ha sonorità r&b e parla di una relazione. Non trovo difficoltà nel parlare di questi argomenti ma semplicemente preferisco mostrare il mio lato più esterno. Un altro brano non presente in questo album in cui mi apro è “A Joel” e infatti le prime parole che cito sono “parto col dire che non mi apro mai….”
Hai aperto i live di Capo Plaza, Tony Effe e Shiva. Quanto ha influito l’esperienza accumulata sui palchi nella scelta dei flow e dell’energia da imprimere nei pezzi?
Secondo me ha influito molto. Nel momento in cui ti presenti ad un pubblico che non ti conosce, e che magari sta aspettando da ore l’artista principale, si può creare una situazione in cui l’emergente di turno può anche dare fastidio perché nessuno lo ha richiesto. Io parto con l’obiettivo di dover conquistare un pubblico non mio ed è per questo che, oltre a far interagire il pubblico, cerco sempre di intrattenerli cercando anche di strappargli un sorriso e portando il massimo della mia energia.
L’album si chiude con “Torna a casa”. Rappresenta una riconnessione con il Joejoe che ha iniziato a pubblicare i primi pezzi su YouTube o è lo sguardo verso un nuovo punto di partenza?
Torna a casa è un saluto. È sia per le persone che credono che per arrivare ad un determinato obiettivo servano per forza connessioni di un certo tipo ed è anche un invito a tornare al suo nido dopo l’ascolto dell’album, ognuno può tornare a casa sua e poi tornare sul pianeta sauce quando vuole.
Qual è la lezione più preziosa che hai imparato da Nuova Scena e che hai poi applicato durante la creazione di “POV”?
La lezione più importante che ho imparato è che il parere degli altri conta fino a una certa. Per i giudici non dovevo proseguire ma il pubblico ha avuto un’altra idea. Io ho semplicemente continuato a fare ciò che stavo facendo, cercando di migliorare il mio sound e i miei testi.
