
Il concerto delle Bambole di Pezza a Roma è stato una celebrazione della coerenza di una band che da oltre vent’anni rappresenta l’anima Riot Grrrl in Italia. Nate a Milano nel 2002, le Bambole hanno saputo attraversare diverse ere discografiche rimanendo fedeli a un’attitudine punk-rock dichiaratamente femminista, sapendosi però rinnovare radicalmente negli ultimi anni con l’ingresso di Cleo alla voce.
Da Sanremo ai club: il successo di “5”
Questa evoluzione ha trovato la sua consacrazione nel 2026, anno che ha segnato il loro debutto tra i Big al Festival di Sanremo. Sul palco dell’Ariston le cinque musiciste hanno portato l’energia di “Resta con me”, un brano che pur mantenendo l’ossatura rock della band, ha esplorato una nuova maturità espressiva parlando di sorellanza e fragilità. Memorabile resta la serata delle cover, dove hanno infiammato il teatro con una versione punk-rock di “Occhi di gatto” (riproposta all’Atlantico Live) insieme a Cristina D’Avena, un momento che ha unito generazioni diverse sotto il segno della ribellione pop.
Il passaggio sanremese è stato il trampolino di lancio per “5”, il nuovo album uscito il 27 marzo. Il disco è un vero e proprio manifesto programmatico, che si apre con la scarica elettrica di “Effetto collaterale” e si chiude con la forza introspettiva di “Antiproiettile”. Con questo lavoro, le Bambole di Pezza hanno dimostrato di saper uscire dai margini del genere per occupare uno spazio centrale nel panorama musicale italiano, portando i temi dell’impegno civile e dell’identità collettiva direttamente nelle classifiche e nei grandi club.
L’impatto del live e il monologo delle “chiavi”
Il concerto si apre con l’impatto frontale di “Io non sono come te”. La presenza scenica è elettrica: chitarre sferzanti e una ritmica che non lascia respiro. È subito chiaro che, nonostante il cambio di formazione nel tempo, lo spirito di album storici come “Crash Me” è ancora vivo, fuso perfettamente con la produzione più moderna e pulita degli ultimi singoli.
Ma il punto di svolta del concerto arriva a metà scaletta, introducendo “Non è colpa mia”. Il rumore del pogo si ferma per lasciare spazio a un silenzio quasi solenne. Il monologo delle “chiavi” agisce come un pugno nello stomaco. “Quante di voi, tornando a casa la sera da sole, stringono le chiavi tra le dita nel pugno? Come se un mazzo di chiavi potesse davvero proteggerci, come se fossimo noi a doverci armare per il solo fatto di esistere nello spazio pubblico”, dice Dani, la chitarrista.
È un momento di condivisione potente che trasforma il live in un atto di denuncia. La band sottolinea come quel gesto meccanico sia il sintomo di una libertà vigilata. Quando partono le note del brano, il pubblico canta all’unisono per un grido collettivo contro la colpevolizzazione delle vittime.
Cover storiche e nuovi inni per le Bambole di Pezza
Dopo la tensione emotiva, la band scarica l’energia accumulata con le loro versioni di “Just a girl” dei No Doubt”, “Anarchy in the U.K” dei Sex Pistols e “Sweet dreams” degli Eurythmics. La scaletta scivola poi verso successi come “Stuntman” e “Freddy Krueger”, dimostrando una scrittura pop-punk fresca, capace di dialogare anche con le nuove generazioni.
La chiusura è affidata al classico “Favole (mi hai rotto il caxxo)”. E mentre la folla si dirige verso le uscite, le Bambole di Pezza restano lì con il loro pubblico mentre risuonano le note del nuovissimo singolo “Porno”.
