
“Ciao grandi”. Bastano due parole e quel timbro graffiato, inconfondibile, per far esplodere il Palazzo dello Sport di Roma. Ieri sera Fabrizio Moro รจ tornato a casa con l’anteprima del tour “Non ho paura di niente – Live 2026” che ha il sapore di un rito collettivo, di un abbraccio tra chi รจ partito dal fango della periferia ed รจ arrivato a toccare il cielo, pur restando con i piedi ben piantati sull’asfalto di San Basilio.
Fabrizio Moro, il ragazzo timido che guardava il cielo
Il concerto si apre con un’introspezione profonda. Moro confessa al suo pubblico le fragilitร del passato: “Da adolescente ero molto chiuso, mi vergognavo persino a entrare da solo in un negozio per comprare dei vestiti”. ร il paradosso di un uomo che oggi comunica con migliaia di persone, ma che ammette: “Quando salgo sul palco sembra ancora di entrare in quel negozio”. La musica, per Fabrizio, รจ stata la chiave per scardinare quella porta.
Il riferimento a “Casa Mia” (brano tratto dall’ultimo lavoro del 2025) commuove la platea: quegli aerei che tracciano linee sul tetto sono il simbolo di una stabilitร cercata e finalmente trovata, un porto sicuro costruito “passo dopo passo” dove rifugiarsi.
Il duetto con Andrea Febo
Il momento unplugged รจ un viaggio nel cuore della carriera di Fabrizio Moro. Al suo fianco sale Andrea Febo, l’amico e “fantastico autore” (in arte Frida Martini) con cui ha condiviso la genesi di brani seminali. Insieme cantano “Sabato” e “Barabba”, ma il pensiero corre subito a quel Sanremo 2018 vinto con “Non mi avete fatto niente” (scritta proprio con Febo e Meta).
“Per le vostre bombe pacifiste”, urla Moro, citando il brano che รจ diventato un inno generazionale contro la paura e il terrorismo. La sua storia con il Festival รจ d’altronde una cronaca di successi e di messaggi sociali: dalla folgorante vittoria tra i Giovani nel 2007 con “Pensa” (brano dedicato alle vittime della mafia che gli valse il Premio della Critica) fino alla splendida “Sei tu” (Premio Bardotti 2022).
Eddie Brock e il potere della Lis
La serata vive di incontri generazionali. Eddie Brock, reduce dal successo di Sanremo 2026 con il brano “Avvoltoi”, sale sul palco visibilmente emozionato: “L’anno scorso ero lรฌ a guardarti e ora sono qui con te”. Moro ricambia la stima, sottolineando che i suoi duetti nascono solo da colpi al cuore, mai per calcolo.
Ma il momento forse piรน toccante รจ il racconto dell’incontro con Giorgia Lo Nardo (conosciuta nel salotto di Francesca Fialdini). La ragazza, che ha perso l’udito da giovane, ha imparato a “sentire” la musica attraverso le vibrazioni. Il suo sogno di tradurre una canzone (“Sei tu”) di Moro nel LIS (Lingua dei Segni Italiana) รจ la prova definitiva che la musica di Moro rompe ogni barriera, diventando materia tattile, emozione pura.
La “fede”
Il concerto si chiude con un ringraziamento ai fan presenti che รจ quasi una preghiera: “Grazie perchรฉ avete cambiato la mia vita in meglio, questa รจ fede”. Non รจ solo il successo commerciale a parlare, ma il legame indissolubile con un pubblico che lo ha seguito dai club di periferia ai grandi palazzetti. Fabrizio Moro si conferma un artista “di veritร ”, capace di trasformare il disagio in poesia e il silenzio in un urlo di speranza.
La scaletta di Fabrizio Moro a Roma
- Non ho paura di niente
- Simone spaccia
- Ognuno ha quel che si merita
- Giocattoli
- Figli di nessuno
- Casa mia
- L’eternitร
- Alessandra sarร sempre piรน bella
- Comunque mi vedi
- Il Sole
- Non mi avete fatto niente
- Ho bisogno di credere
- Superficiali
- Sabato (con Andrea Febo)
- Barabba (con Andrea Febo)
- Eppure mi hai cambiato la vita
- Avvoltoi (con Eddie Brock)
- Sei tu (con Giorgia Lo Nardo)
- Il senso di ogni cosa
- Sono solo parole
- Sangue nelle vene
- Scatole
- In un mondo di stronzi(
- Soluzioni
- Sono come sono
- Libero
- Nun c’ho niente
- Pensa
- Portami via
- Parole, rumori e giorni
- Niente da perdere
- Pace
