
“Musica liquida” è il secondo singolo di Daniele Guastella, accompagnato dal videoclip ufficiale. Il brano prosegue il percorso avviato con il primo estratto dal nuovo EP, confermando una scrittura lucida e consapevole, capace di leggere il presente senza indulgenze.
“Viviamo in un mondo che corre verso il collasso senza più interrogarsi sulle conseguenze – racconta Guastella – un mondo surriscaldato, attraversato da guerre, disuguaglianze e rumore, in cui il progresso tecnico non coincide con una reale evoluzione umana. Musica liquida nasce da questa consapevolezza, dall’idea che ci stiamo lentamente abituando al degrado, come se fosse diventato normale”. Il brano affronta anche il tema dello svuotamento dell’anima. “Siamo circondati da stimoli continui – prosegue l’artista – ma sempre meno capaci di sentire davvero. Non soffriamo fino in fondo, ma non viviamo nemmeno. È una forma di sospensione emotiva che mi spaventa”.
La musica liquida diventa metafora di superficialità, consumo rapido e assenza di radici, ma anche simbolo di una produzione musicale sempre più sovraffollata e spesso priva di reale urgenza espressiva. Ogni giorno sulle piattaforme di streaming vengono caricati oltre 100.000 nuovi brani, e in questo flusso continuo diventa quasi impossibile emergere senza piegarsi alle ferree leggi dell’algoritmo. Il risultato è una musica spesso banale, di mero intrattenimento, che finisce per mettere ai margini la canzone di contenuto.

In “Musica liquida” sembra emergere una riflessione molto netta sul presente. Quando hai capito che questo sarebbe stato il cuore del brano?
Ormai mi trovo in una età in cui scrivo canzoni solo quando ho qualcosa di importante da dire. Circa tre anni fa, ho maturato l’idea di questa canzone, prendendo spunto dalla musica liquida, quella diffusa sulle piattaforme digitali, che ha ormai di fatto soppiantato o quasi quella dei supporti tradizionali, anche se il vinile è tornato a farsi spazio tra gli audiofili e gli appassionati. In realtà volevo trarre spunto da questo, per fare un discorso più ampio e affrontare il tema dei tanti problemi che attanagliano il mondo odierno e di come la musica, salvo rare eccezioni, non ha più molto da dire al riguardo, anzi, sembra girarsi dall’altra parte e dedicarsi solo al puro intrattenimento, talvolta con discutibile gusto, sovraffollando le piattaforme e i cervelli degli ascoltatori.
Usi la metafora della “liquidità” per descrivere non solo il suono, ma anche il modo in cui consumiamo cultura. Quanto c’è di autobiografico in questa visione?
Credo che le canzoni più autentiche siano quelle più autobiografiche e questa canzone lo è. Ho dovuto accettare, come tutta la mia generazione, il cambiamento del modo di ascoltare musica, e ovviamente ne ho tratto vantaggi e benefici. Ma ricordo con nostalgia e romanticismo il tempo in cui un disco si gustava attraverso religiosi rituali e veniva consumato per anni e anni, entrando a far parte della nostra cultura e del nostro modo di sentire la musica. Oggi è tutto usa e getta, tutto si deve esaurire velocemente, e questo sta gradualmente togliendo l’anima alla musica in generale. Ci sono artisti che hanno pubblicato, dopo anni di lavoro, dischi bellissimi, e ahimè, il loro lavoro si ritrova a fare i conti con algoritmi che fanno emergere immondizie musicali e che dopo 15 giorni vengono soppiantate da altre immondizie musicali e così via. Ogni giorno escono sulle piattaforme circa 100.000 brani, e questo non garantisce di certo qualità alla massiccia proposta.
Il brano ha una tensione sonora precisa, quasi irrequieta. Come hai lavorato in studio per tradurre questo stato emotivo in suono?
Intanto ho realizzato un primo provino a casa, in cui già emergeva una cellula dell’arrangiamento, e nel quale trasparivano una tensione e un’enfasi legate agli argomenti trattati. Ma il grosso del lavoro è stato fatto in studio dal mago del suono Riccardo Piparo, che vanta innumerevoli collaborazioni di prestigio. I musicisti hanno dato il loro prezioso contributo, perché alla fine è sempre un lavoro di squadra, condotto da un regista e da attori tutti protagonisti. Alle chitarre c’è Osvaldo Lo Iacono, alla Batteria Sergio Guastella, al Basso Francesco Catalano e ai cori, oltre il sottoscritto, Francesca Felentino. Il risultato è stato un brano che strizza l’occhio alle radio, ma che è scrigno di contenuti per me molto importanti e necessari.
Nel tuo racconto affiora una critica al rumore costante che ci circonda: la musica può ancora essere uno spazio di resistenza o rischia di diventare parte di quel rumore?
La musica, proprio adesso, deve essere uno spazio di resistenza, deve curare l’anima con la sua bellezza, deve fare evadere dalle bruttezze del mondo, ma talvolta deve assolutamente tornare a fare riflettere e a dare messaggi condivisibili e di condanna verso una società malata di potere e violenze. C’è ovviamente tanto rumore, e sarebbe un vero peccato coprirlo con altro rumore. Meglio annientarlo e sovrastarlo con note di pace.
Questo singolo anticipa un EP: Musica liquida è una chiave di lettura dell’intero progetto o rappresenta una sua deviazione?
“Musica Liquida” è il secondo singolo di un progetto molto sociale, molto impegnato. In fondo è la canzone forse più “leggera”… L’Ep che uscirà nei prossimi mesi, è un contenuto di canzoni uscite dalla pancia, in uno dei momenti più bui delle nostra storia recente. Un forte bisogno di raccontare con occhio critico una situazione geopolitica che ci fa paura e allo stesso tempo ci porta a sentirci uniti nella lotta ad ogni tipo di sopruso e di violenza, che sta scaturendo sempre di più, giorno dopo giorno. Il disco, del quale rivelerò titolo e copertina a breve, è un vero e proprio Manifesto Pacifista ed un monito nei confronti di chi se ne sta indifferente e non viene toccato da questi temi così importanti.
Se dovessi descrivere l’immagine che ti ha guidato mentre scrivevi questo brano, quale sarebbe?
Questo brano l’ho scritto dopo anni di silenzio. Sentivo nella testa questa melodia ed essa conteneva già in sé delle parole che sono scaturite spontanee e necessarie dopo un’attenta riflessione sulla musica di oggi, spesso scarsa di contenuti sociali, al contrario di ciò che avveniva in passato con la vera canzone d’autore. Tante riflessioni, appunto, mi hanno guidato nella stesura di questo testo, e successivamente, tanti eventi mi hanno fatto maturare di tornare a pubblicare un intero disco con dei contenuti che non lasciano spazio ad alcun dubbio e alcun fraintendimento. Con questo disco, definitivamente, mi schiero per un mondo migliore, a fianco di milioni di persone che non accettano più tanta violenza e tante perversioni.
