
Il concerto romano di Gianni Morandi si è aperto con un’immagine fortemente simbolica: sul maxischermo una pianta cresceva rigogliosa mentre sulle sue foglie scorrevano le foto e i video dei momenti più intimi e iconici della carriera dell’eterno ragazzo. Subito dopo una chitarra, sospesa sopra il palco del Palazzo dello Sport, è scesa dall’alto per essere imbracciata dal cantastorie e dare il via alla serata con “C’era un ragazzo”. La canzone non solo dà il titolo al nuovo tour di Morandi ma celebra anche i 60 anni dalla sua uscita.
Fin dai primi istanti, il legame con il pubblico è stato fortissimo. “Buonasera a tutte, qua davanti ci sono molte ragazze, grazie di stare qui per questo ragazzo di Monghidoro”, ha esordito scherzando sulla sua età. “Sono 81? Non ci credo. Sono contento di aver iniziato con questa canzone, compie 60 anni ed è stata cantata un milione di volte, ma ogni volta è la prima. È sempre attuale”. E rivolgendo il suo pensiero al presente ha detto: “Sono cresciuto nel dopoguerra ma era un’illusione: dopo anni non è cambiato nulla, ci sono 60 focolai nel mondo. Non basta una canzone, ma cantare ci fa stare bene, c’è speranza”.
Sal Da Vinci duetta con Gianni Morandi
Il live è proseguito tra grandi successi e visual suggestivi, come durante “La distanza”, dove le immagini lo ritraevano insieme a icone come Claudio Baglioni, Raffaella Carrà e Massimo Ranieri in momenti iconici della sua carriera e sulle pagine dei giornali. Uno dei momenti più toccanti è stato l’omaggio a Lucio Dalla, introdotto da un video dei due vestiti da pugili. Dopo aver cantato “Futura” e “Piazza Grande”, Morandi ha confessato: “Quante volte mi hanno chiesto per me Lucio cosa è stato, non ho mai trovato la risposta giusta. Lucio è Lucio e basta. Lui raccontava le più grandi bugie, ma ha sempre creduto in me nei momenti meno fortunati della mia carriera. È stato il ragno che tendeva la sua tela, è stato Vita”. La serata si è poi accesa con l’arrivo dell’ospite speciale Sal Da Vinci, che ha regalato “Per sempre sì” per poi unirsi a Morandi in “Occhi di ragazza”.
Tra un brano e l’altro, Gianni Morandi ha ripercorso le tappe fondamentali della sua vita, non nascondendo i momenti bui. Introducendo “Canzoni stonate”, ha ricordato l’incontro fortunato con Mogol: “In quel periodo avevo passato un decennio in silenzio perché la musica era cambiata e sono stato messo da parte. Pensavo di fare un altro mestiere, poi un giorno suona il telefono: una voce voleva fare una squadretta di calcio con i cantanti. Non parlavamo mai di musica, poi un giorno mi fa: ‘Ma come mai non canti più?’. E scrisse questa canzone per me”. Ha poi scherzato sul 1988, quando l’album “DallaMorandi” fu scalzato dal primo posto in classifica da un allora sconosciuto Jovanotti: “C’era questo Lorenzo, mai sentito. Eppure mi ha scritto canzoni bellissime in questi anni, specialmente da quando mi sono bruciato la mano”, riferendosi al successo di “Apri tutte le porte”.
Morandi e l’amore per Mina
Il viaggio nel tempo di Gianni Morandi è tornato al 1965 con “Se non avessi più te”, legata al ricordo di un amore platonico per Mina: “Ero proprio innamorato di lei, l’ho incontrata la prima volta il 1° maggio 1960 al locale La Capinera. Nella legnaia la incrociai e le chiesi se potevo cantare Tintarella di Luna. Mi disse: ‘Fai quello che vuoi'”. Il gran finale è stato un’esplosione di energia con un medley travolgente dei suoi successi anni ’60, da “In ginocchio da te” a “Fatti mandare dalla mamma”, prima di una riflessione finale: “Nella mia carriera ho cantato 608 canzoni, non sono tutte belle, ma ci accompagnano nella vita tutti i giorni”. Mentre sullo schermo appariva una “pioggia di canzoni” e scorreva la vittoria di Canzonissima ’68, il concerto si è chiuso tra gli applausi scroscianti sulle note di “Scende la pioggia” e l’immancabile “Banane e lampone”.
