Andrea Heros: «Turista di me stesso, trasformo la sofferenza in arte»

“Devi averne cura” è il nuovo EP del cantautore napoletano Andrea Heros, un'opera profondamente autobiografica. Leggi l'intervista!

“Devi averne cura” è il nuovo EP del cantautore e produttore napoletano Andrea Heros, un’opera profondamente autobiografica. Ogni brano ha un luogo preciso da cui arriva – una piazza, un vicolo, un angolo di Napoli vissuto soprattutto di notte – come se la città avesse prestato le parole alle canzoni. Conversazioni semplici ma profonde, come le chiacchierate fuori dal bar tra amici.

Una frase che attraversa l’EP come un filo invisibile è “La vita è una breve festa impegnativa”. Per un cantautore di vent’anni è un tempo intenso, carico di aspettative, pressioni, sogni. Questo EP è il tentativo di fermarlo, almeno per cinque brani, in maniera spontanea, emotiva e fedele al flusso dei sentimenti.

Questo progetto nasce da Andrea Heros con l’esigenza di essere suonato e ascoltato dal vivo: è un ritorno alla musica suonata, imperfetta e vera.

In questo EP ogni brano ha un indirizzo preciso: Via Marina, Marechiaro, Piazza Dante. Napoli non sembra solo uno sfondo ma una musa. Come cambia la tua scrittura quando ti sposti da un quartiere all’altro? C’è un luogo di questa città che ti stimola più di tutti?
Mi ha ispirato il viaggio più che i luoghi, ho visitato Napoli da turista che in modo metaforico è quello che ho fatto parallelamente con me stesso e col mio percorso musicale.

“Niente di quest’epoca” suona come un complimento alla lentezza e alla dedizione in un mondo che corre. Come vive un cantautore di vent’anni il contrasto tra il desiderio di costruire qualcosa e la pressione dei social che consumano tutto in 24 ore?
Quando scrivo sento tutto in modo molto amplificato, per fortuna direi. Di sicuro la voglia di costruire qualcosa è molto più forte, trovare un equilibrio è la chiave anzi, questa “sofferenza” a volte diventa motore per l’arte.

In “Terea” citi il tuo passato artistico legato al rap. Cosa ti ha portato ad abbracciare un altro sound?
Il paragone con il passato che faccio nel brano è più con la parte umana/estetica che con quella musicale. Avere la lucidità per ascoltarmi mi ha aiutato molto a capire quale fosse il sound che mi rispecchiasse di più, forse sono solo cresciuto.

“Devi averne cura” è un invito che estendi all’ascolto ma anche alla vita. In un periodo in cui parli anche di insicurezza nelle strade e di una “festa impegnativa”, pensi che avere cura della propria fragilità e di quella degli altri sia l’unico modo per non perdersi?
Non credo ci sia un modo per non perdersi e se c’è sono troppo giovane per saperlo, sarebbe troppo facile. Dare importanza e di conseguenza avere cura di qualcosa secondo me fortifica.

In “Lavoro Lavoro” ripassi davanti al tuo vecchio liceo a Piazza Dante. Dici che la scuola rischiava di allontanarti dalla cultura anziché avvicinarti. Oggi che lavori, scrivi e produci, cosa rispondi a chi pensa che lasciare i percorsi prestabiliti sia un errore, anziché una scelta di libertà?
Penso che ogni caso è a se stante. La cultura è fondamentale nella vita di un uomo, è un modo per “esserci” davvero, nel momento in cui ne sei consapevole le modalità passano in secondo piano.

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