Ana Carla Maza: «A Cuba la musica è resistenza e speranza»

Ana Carla Maza, violoncellista e compositrice cubana, racconta il suo nuovo album "Alamar". Scopri le date del tour italiano!

Ana Carla Maza - Foto di Dominique Souse
Ana Carla Maza – Foto di Dominique Souse

“Alamar è il quartiere dell’Avana dove sono nata, ma è anche un luogo molto simbolico per la mia storia familiare. È legato all’esilio della mia famiglia cilena, a una memoria molto profonda”. Con queste parole, Ana Carla Maza, violoncellista e compositrice cubana, racconta il suo nuovo album “Alamar” in uscita venerdì 17 aprile.

“Questo disco è più personale perché nasce da lì, da qualcosa che mi appartiene davvero. È un lavoro più diretto, più sincero”, che la musicista ha presentato al Blue Note di Milano con due set e porterà sui palchi di Pavullo nel Frignano (Modena, 16 aprile), Pisa (25 giugno), Quarrata (Pistoia, 26 giugno), Sanremo (19 luglio), Palermo (29 luglio) e Riccione (30 luglio).

Come hai rotto gli schemi della musica classica per portare il tuo violoncello nel mondo della Salsa e del Jazz?
Non è stata una rottura forzata, è qualcosa di naturale. Sono cresciuta a Cuba, dove il ritmo è ovunque, e allo stesso tempo ho avuto una formazione classica molto rigorosa. Ho semplicemente lasciato che questi due mondi si incontrassero. Il violoncello per me non ha limiti, può entrare nel ritmo, nel corpo, nella danza.

Qual è il suono o il ritmo che per te rappresenta Cuba più di ogni altro?
Direi la rumba. È un ritmo molto profondo, molto umano, molto collettivo. L’ho vissuto fin da piccola, a Guanabacoa, a casa di mia nonna. È una musica che si sente nel corpo, che nasce dalla vita quotidiana.

Torni in Italia per molti concerti tra primavera ed estate. Che energia riesce a trasmetterti il pubblico italiano?
Il pubblico italiano è molto speciale. È molto emotivo, molto diretto. Sente la musica in modo molto sincero e questo crea una connessione immediata. Per me è sempre una grande gioia suonare in Italia.

Crescere in una famiglia di musicisti è stato uno stimolo o una pressione? Qual è il consiglio di tuo padre che porti con te ogni giorno?
È stato soprattutto uno stimolo. La musica era parte della vita quotidiana, qualcosa di naturale. Ma trovare la mia voce è stato comunque un percorso personale. Mio padre mi ha sempre detto di essere libera, di seguire la mia strada senza paura. È qualcosa che porto con me ogni giorno.

In queste settimane Cuba sta attraversando una grave crisi umanitaria. Cosa senti di dire alla popolazione cubana in questo momento?
Mantengo un legame molto forte con Cuba, lì ho la mia famiglia, la mia casa, i miei amici. La situazione è molto difficile e mi preoccupa profondamente. Penso che il popolo cubano meriti rispetto, dignità e condizioni di vita giuste. Allo stesso tempo vedo una grande forza umana. La musica, anche nei momenti più difficili, continua ad essere una forma di resistenza e di speranza.

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