
Se cโรจ una band che incarna perfettamente lโetica del “do it yourself” senza mai perdere il vizio per il ritornello killer, sono i The Cribs dei fratelli Jarman. Domenica 12 aprile 2026, il Monk Club di Roma รจ stato testimone di una di quelle serate indie-rock autentiche, dove il confine tra palco e transenna scompare sotto i colpi di chitarre sferzanti.
Dopo la data al Magnolia di Milano, l’attesa per il ritorno dei Cribs a Roma era palpabile. Il Monk, con la sua dimensione intima, รจ stato la cornice ideale per un concerto che ha riportato un pubblico di fedelissimi vent’anni indietro nel tempo. Gary, Ryan e Ross Jarman sono saliti sul palco con la solita attitudine sfrontata, pronti a una scarica di adrenalina pura.
L’arsenale di inni indie dei The Cribs
La scaletta รจ stata una celebrazione della loro intera discografia, bilanciando sapientemente i brani dell’ultimo disco con i classici che hanno segnato gli anni 2000. I Cribs hanno rotto il ghiaccio con lโenergia nervosa di “Dark Luck” e lโirresistibile “I’m a Realist”, mettendo subito in chiaro che non ci sarebbero stati momenti di tregua.
Il boato del Monk รจ arrivato puntuale su “Hey Scenesters!” e “We Share the Same Skies” ma il momento piรน catartico รจ stato durante “Be Safe”. Nonostante Lee Ranaldo fosse presente solo “in spirito” attraverso le tracce vocali registrate, l’impatto emotivo del brano rimane uno dei vertici assoluti dei loro live. La chiusura รจ stata affidata al trittico d’oro: l’inno generazionale “Men’s Needs”, l’adrenalina di “Mirror Kissers” e la cavalcata distorta di “Pink Snow”, che ha chiuso il set in un muro di feedback e sudore.
Non si capisce come i Cribs, a distanza di vent’anni dal debutto, riescano ancora a risultare urgenti. Non c’รจ posa, non c’รจ artificio, solo tre fratelli che suonano come se fosse l’ultima notte della loro vita. Mentre molte band indie del loro periodo si sono perse o imborghesite, i Cribs al Monk hanno dimostrato che il rock ‘n’ roll, quando รจ sincero, non invecchia mai.
