
Dalla scuola di Amici al palco dell’Ariston, fino al primo vero album: l’ultimo anno di Nicolò Filippucci è stato un’accelerazione costante. Oggi, con la maturità di chi ha imparato a gestire la pressione e la semplicità di un ragazzo che chiama ancora gli amici subito dopo un’esibizione importante, Nicolò si racconta con l’uscita del suo primo album, “Un posto dove andare” e del suo primo concerto ai Magazzini Generali.
L’album
Il titolo dell’album non è una destinazione finale, ma un invito al movimento: “Non è una meta, è un posto dove andare per scoprirsi come artista e come persona. Ogni traccia è un luogo dell’anima, un’emozione o un ricordo in cui spero che la gente possa ritrovarsi.”
Musicalmente, il disco riflette un background ampio. Sebbene il pop resti il centro di gravità, Nicolò ha voluto esplorarne ogni sfumatura per evitare gli standard: “È un album autobiografico, molto ‘self-reflected’. Ho cercato di mettermi a nudo, di essere il più sincero possibile.” Tra i brani, il posto d’onore spetta a “Strappalacrime”, una ballad riflessiva nata di getto: “È la mia preferita, rappresenta esattamente il mio mondo attuale.”
La mentalità sportiva e la salute mentale
Nonostante i ritmi serrati dell’industria, Nicolò mantiene i piedi per terra grazie al suo passato nello sport. “Affronto tutto con rigore, concentrazione e spirito di sacrificio,” confessa. Una stabilità che gli permette di osservare con rispetto i colleghi che scelgono di fermarsi per preservare la propria salute mentale: “Sono contento che se ne parli. Se un artista sente la necessità di fermarsi, deve farlo. Siamo esseri umani, non solo nel mondo della musica, ma in generale.”
Da Maria a Giorgia
Nel suo percorso, Nicolò ha incrociato maestri e compagni di viaggio. Da Maria De Filippi ha imparato a credere nella propria arte, mentre recentemente è stata Giorgia a lasciargli un consiglio prezioso: “Mi ha detto di portare avanti sempre la mia idea di musica, una cosa mai scontata.”
Colpisce, inoltre, il rapporto di profonda stima con i colleghi della sua generazione, da Sanremo Giovani in poi: “Viviamo tutti le stesse pressioni e ansie, è naturale supportarsi a vicenda. Non ho nulla da perdere sostenendo un altro artista, anzi. La mia è una competizione sana, fatta di amicizia vera.”
Il futuro di Nicolò Filippucci? Vivere di musica
Mentre si prepara agli instore e all’incontro fisico con il suo “zoccolo duro” di fan, Nicolò guarda già oltre. “Cosa sogno? Di sperimentare tanto e fare musica sempre diversa. Il mio obiettivo è uno solo: vivere di musica per tutta la vita.” Restando, però, sempre quel “ragazzino sognatore” capace di scendere dal palco più importante d’Italia e tornare, con estrema naturalezza, alla vita di sempre.
