SKEYE: «Fotografo immagini e sensazioni con la mia “Polaroid”»

"Polaroid" è il nuovo singolo della cantautrice SKEYE, anticipa l’estate nelle sonorità e nel racconto di attimi fugaci: leggi l'intervista!

“Polaroid” è il nuovo singolo e video di SKEYE, cantautrice originaria di Castelforte (Latina) di stanza a Milano. Il brano anticipa l’estate nelle sonorità e nel racconto di un immaginario fatto di attimi intensi e fugaci. Questa atmosfera si riflette anche nel videoclip, costruito come un racconto visivo intimo e suggestivo, in cui tutto sembra possibile, anche solo per una notte, tra energia e spontaneità.

“Nel videoclip ho deciso di prendere alla lettera l’idea di “restare appesa” – racconta SKEYE – così mi ritrovo con la mia polaroid a fissare ricordi e appenderli davvero a un filo. Ha funzionato, più o meno, finché non ho iniziato ad “appendere”, metaforicamente, anche me stessa”.

“Polaroid” nasce da un’esperienza personale ma quanto è stato naturale trasformarla in musica senza filtri?
In realtà ho scritto tutto senza pensare davvero di cosa stessi parlando, sono arrivate prima le immagini e le sensazioni rispetto al vero significato del pezzo. Forse è stata proprio questa la chiave di questo brano.

Nel brano racconti un amore breve ma intenso. Cosa ti affascina di più dei legami destinati a durare poco?
Il mistero, il non conoscere davvero quella persona, il non poterla conoscere mai.

Quando hai capito che la frase “Tienimi in testa o sarò la tua croce” sarebbe stata il cuore della canzone?
Quasi subito, appena ho capito di cosa stessi parlando ho pensato : “è lei!”.

Come trovi l’equilibrio tra immediatezza e profondità emotiva?
Dipende dalle tematiche che tratto, se c’è bisogno di ironia o se c’è bisogno di delicatezza. In base a quello le melodie si adattano quasi da sole.

Tra i tuoi riferimenti ci sono artisti come Bon Iver, Harry Styles e Queen. Come influenzano il tuo modo di scrivere e cantare?
Sono riferimenti molto diversi tra loro e proprio per questo mi aiutano a non chiudermi in un solo modo di scrivere. Da Bon Iver mi porto dietro la libertà emotiva, da Harry Styles il gusto per le melodie semplici ma forti, dai Queen l’idea che una canzone vada anche vissuta, non solo cantata. Poi cerco di farli convivere in modo mio, senza forzature.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.